7 Maggio Mag 2013 0821 07 maggio 2013

Breivik “figura di culto” e l’incubo dei sopravvissuti

Il fotoreportage di Andrea Gjestvang sui sopravvisuti premiato a quasi 2 anni dalla strage

Breivik 0

Il prossimo 22 luglio saranno già due anni. Tanto è passato da quando Anders Breivik uccise 77 persone nell’attacco terroristico più cruento della storia della Norvegia. Un’autobomba nel quartiere governativo di Oslo, seguita da una strage nel raduno politico giovanile del partito laburista sull’isola di Utøya: il doppio attacco, preparato da Breivik nei minimi dettagli, colse di sorpresa la sorveglianza e la polizia. L’uomo, auto–definitosi «salvatore del Cristianesimo», aveva spedito poche ore prima, ad una serie di «patrioti» e militanti di estrema destra, un memoriale scritto di suo pugno e intitolato 2083 – Una dichiarazione europea d’indipendenza. Un delirio d’onnipotenza lungo più di 1.500 pagine contro la «società multiculturale», «l’Islam» ed «il declino dell’Europa».

Oggi Breivik è rinchiuso in un carcere norvegese di ultima generazione, condannato alla massima pena prevista dal codice del paese scandinavo, 21 anni. Ma la prigionia non sta fermando l’eco lasciato dal suo gesto: secondo il suo ex avvocato Geir Lippestad, infatti, «Breivik sta diventando una figura di culto per diversi movimenti e circoli politici di orientamento estremo». Il legale, che ha assistito l’imputato durante il processo, ha affermato – in un libro di recente pubblicazione – di ricevere frequenti segnalazioni che indicano come il gesto di Breivik stia trovando l’approvazione di gruppi (neonazisti e non solo) in mezzo mondo: «Russia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Grecia, Svezia. Sono tanti i paesi in cui Breivik ha dei sostenitori» ha spiegato Lippestad. Il sostegno attorno all’attentato del luglio 2011 si manifesta soprattutto online, sui forum ed i siti web dei movimenti extraparlamentari.

Nel settembre del 2012, pochi giorni dopo la condanna dell’uomo, i membri di due gruppi britannici di estrema destra – English Defence League e National Front – avevano manifestato il loro supporto a Breivik, definendolo «ispiratore» e «modello». Qualcuno aveva anche proposto una petizione per la sua scarcerazione, evidenziando come il suo «sacrificio» avesse contribuito a «liberare l’Europa dagli artigli dell’Islam e della correttezza politica». Ma l’appoggio a Breivik non è arrivato solo dalle frange popolari: nel suo Éloge Littéraire d’Anders Breivik, l’acclamato scrittore francese Richard Millet ha manifestato il suo supporto per le idee razziste del 34enne. «La Norvegia si meritava quell’attentato, perché negli ultimi anni ha permesso l’immigrazione, il multiculturalismo e l’imposizione delle usanze straniere» ha scritto Millet. Lo scrittore, che ha specificato di non condividere le modalità del gesto di Breivik, ne ha comunque esaltato la «perfezione formale» e la «dimensione letteraria».

Secondo alcuni, a dare «credibilità» alle teorie di Breivik, sarebbe stata la perizia che ha escluso la sua insanità mentale. Dopo la sentenza c’è chi ritiene le sue idee non più «farneticazioni di un pazzo», ma teorie degne di attenzione. «Ci sono molti giovani, là fuori, che sono alla ricerca della loro identità», ha scritto l’ex avvocato del norvegese. «E ci sono un sacco di persone arrabbiate, che sentono di aver smarrito la speranza e che non hanno l’educazione basilare e gli strumenti necessari per rifiutare la violenza ed il pensiero totalitario» e che di conseguenza rischiano di cadere negli estremismi e nei tranelli populisti. La soluzione, per Lippestad, non è comunque la repressione del pensiero: «Bisogna rispettare la libertà di espressione; non possiamo censurare il dibattito, dobbiamo coltivarlo. Gli argomenti che contrastano il Breivik-pensiero devono essere talmente forti da riuscire a ridurre in cenere le idee estremiste». Idee che, come ha detto il presidente del gruppo neofascista Norwegian Defence League Ronny Alte durante il processo, sono condivise da «almeno altri cento norvegesi, che sarebbero pronti a battersi per evitare la vittoria dei musulmani nella nostra società».

Quando lascerà la prigione, nel 2033, Breivik avrà soltanto 54 anni. C’è chi pensa che la pena non sia commisurata al reato e propone l’ergastolo (numerosi gruppi Facebook manifestano sdegno e odio verso il norvegese); c’è anche chi vorrebbe vedere il killer morto; e c’è chi, al contrario, sta coltivando il sogno di diventare «il nuovo Breivik», e scrive al norvegese lettere di sostegno in carcere. Gruppi estremisti come la Defence League e il movimento di «resistenza cristiana» Order 777, hanno speso parole di elogio verso lo spietato attentatore, che poco prima di arrendersi alla polizia uccideva i ragazzini a mitragliate, meccanicamente, senza emozioni. Il rischio è che qualcuno veda davvero in Breivik un modello da seguire. 

Le fotografie sono tratte dalla serie One day in History di Andrea Gjestvang, vincitrice dell’Iris d'Or del Sony Photography award. I ritratti sono tutti di sopravvissuti alla strage di Utoya del 2011.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook