26 Maggio Mag 2013 0704 26 maggio 2013

“Le cattive ragazze” che hanno cambiato la Storia

Una nuova graphic novel in cui le eroine sono solo donne

Orina Brambilla

“Le cattive ragazze” (Sinnos, 2013) è una nuova graphic novel per ragazzi in cui ci sono solo eroine (e non eroi). Racconta avventure e peripezie di 15 donne che - in periodi storici e luoghi diversi - hanno segnato la nostra Storia. Probabilmente nessuna di queste donne si vedeva eccezionale, ma tutte erano coraggiose, anticonformiste, e determinate al punto tale da mandare in frantumi tradizioni secolari. Ci sono le storie vere di Nellie Bly che fu la prima giornalista d’inchiesta a lavorare sotto copertura nel lontano 1885, e quella di Alfonsina Strada, a cui un marito innamorato regalò per le nozze la sospirata bicicletta da corsa e lei nel 1924 diventò la prima donna a partecipare al Giro d’Italia. E si racconta anche la tenacia di chi, per seguire i propri desideri, ha dovuto nascondersi o addirittura vestirsi da uomo. Come Antonia Masanello che combatté nell’esercito dei mille insieme a Garibaldi.

Ecco un estratto di “Le cattive ragazze”. La storia di Madame Curie.

“Le cattive ragazze” è una graphic novel scritta e illustrata in maniera intelligente, che si legge dai 12 anni in poi. Nell’introduzione, Cecilia D’Elia ci ricorda che «la libertà delle donne riguarda anche gli uomini, perché cambia anche la loro vita». Infatti, essa è contagiosa.
Ecco l’intervista doppia con la coppia (“di fatto”) che ha scritto e illustrato il volume: Assia Petricelli, sceneggiatrice e documentarista (assiapetricelli.blogspot.it), e Sergio Riccardi, character designer e storyboard artist (sergioriccardi.blogspot.it).

Le protagoniste del volume sono ragazze cattive. Perché?
Assia: Perché hanno lottato per affermare se stesse e i propri desideri, rifiutando di conformarsi a un modello imposto e reinventando se stesse. Quando si mettono in discussione stereotipi e tradizioni consolidate si finisce per incorrere nella condanna sociale. Pensa ad Olympe de Gouges che, durante la Rivoluzione francese, fu mandata alla ghigliottina con la motivazione di “aver dimenticato le virtù che convengono al suo sesso”, perché aveva chiesto parità di diritti per le donne, oppure ad Alfonsina Strada, la cui passione per la bicicletta era ritenuta dai suoi compaesani una manifestazione del diavolo.

Ci sono solo eroine e non eroi in questa graphic novel?
Assia: Ci sono soprattutto ragazze normali che hanno voluto essere se stesse fino in fondo, con caparbietà. Lo dicono loro stesse nel fumetto. Credo che non esistano “wonder women”, ma solo donne che si mettono in gioco e lottano. Quanto ai personaggi maschili, nel libro compaiono molti uomini complici, alleati delle cattive ragazze, uomini che non ne hanno paura e sono capaci di amarle. Luigi Strada, il marito di Alfonsina, che le regalò la tanto agognata bici da corsa, oppure Pierre Curie, che pretese il Nobel anche per Marie, in un’epoca in cui era impensabile assegnare un riconoscimento tanto prestigioso a una donna.

In quale ottica avete inserito storie meno eurocentriche?
Assia: Perché le cattive ragazze sono dappertutto! Anche se i cliché sono duri a morire e permangono resistenze nel rappresentare le donne non occidentali come consapevoli e libere. Invece proprio loro sono state protagoniste di grandi movimenti di liberazione. Penso alle primavere arabe e al Latinoamerica. Nel fumetto raccontiamo figure poco note come l’egiziana Nawal El Saadawi, medico, scrittrice e attivista, che ha denunciato le mutilazioni genitali e a 80 anni manifesta ancora in piazza Tahrir, oppure la boliviana Domitilla Barrios, che insieme a molte altre donne partecipò alle lotte dei minatori del XX Siglo e accese la scintilla che fece crollare la dittatura.

Ti sei affezionato/a ad un personaggio in particolare?
Sergio: Le amo tutte. Olympe De Gouges però è quella a cui sono più affezionato. Mi sono divertito molto a ricostruire la sua epoca e soprattutto lei, con la sua sprezzante ironia, il suo coraggio e la sua forza.
Assia: Il mio amore è Claude Cahun, una fotografa surrealista, che a inizio novecento faceva già il crossover tra i generi, rifiutando la categorizzazione di maschile e femminile. Durante la Seconda Guerra Mondiale, insieme alla sua compagna Suzanne Malherbe, organizzò un’attività di contropropaganda artistica su un’isoletta occupata dai nazisti. Loro due da sole riuscirono a tenere in scacco l’esercito per tre anni!

Qual è stata la biografia più difficile da illustrare?
Sergio: si può dire che ogni biografia ha avuto le sue difficoltà. Raccontiamo donne vissute nell’arco di due secoli, sparse per mezzo globo. Quindi anche documentarsi sui costumi degli anni ‘60, iconograficamente più reperibili, ha richiesto un po’ di tempo, dato che la Sicilia di Franca Viola è completamente diversa dagli USA di Angela Davis o dalla Bolivia di Domitilla Barrios. Comunque la difficoltà maggiore è stata rendere, in poche linee stilizzate, il fascino e la bellezza di Hedy Lamarr, la donna più bella del cinema!

La libertà è contagiosa?
Sergio: Sì, se non abbiamo paura di cambiare! Bisognerebbe, tra l’altro, riscoprirla questa parola, sono anni che se ne fa un uso improprio… come diceva Olympe De Gouges: “Un popolo non può dirsi libero se non è libero ciascuno dei suoi membri”.

Chi è più tenace fra voi due?
Sergio: siamo tenaci in egual modo. Abituati a lavorare insieme, ci confrontiamo spesso, ipercritici nei confronti del proprio lavoro, critici verso quello dell’altra/o. Siamo dei gran rompiscatole da questo punto di vista, ma se facciamo qualcosa cerchiamo di tirare sempre fuori il meglio (se ci riusciamo, poi, non sta a noi dirlo!). E quando uno dei due cede, l’altro o l’altra è lì a supporto!

Vuoi aggiungere qualcosa?
Assia: Sì, voglio dire che le cattive ragazze non sono mai sole. Noi ne abbiamo scelte 15, ma insieme a queste 15 ce ne erano altre. Le donne sono più forti quando si costruiscono come un soggetto collettivo per cambiare il mondo. E a tutti i lettori del nostro fumetto propongo di mettersi a caccia di altre cattive ragazze.
Sergio: fa sempre piacere ricordare che questa è la prima graphic novel ad “alta leggibilità”: il font usato, “leggimi” della Sinnos, è progettato appositamente per facilitare la lettura a chi ha problemi di dislessia o difficoltà di lettura. Insomma, non ci sono scuse per non conoscere le Cattive ragazze!

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