1 Giugno Giu 2013 1510 01 giugno 2013

I falsi numeri della Cgil non fanno onore al sindacato

Fact checking

Camusso

Non c’è peggiore previsione “statistica” di quella costruita ad arte per fare propaganda, e tipicamente sulla base di metodi ignoti o discutibili. Nessuno ha dubbi sul fatto che la disoccupazione – e specialmente quella giovanile – sia un problema grave, se non il più grave tra quelli che l’Italia e l’Europa oggi affrontano. E per questo stesso problema le soluzioni prospettate sono piuttosto diverse. Ad esempio la Cgil punta molto sugli investimenti e le assunzioni pubbliche per gestire l’emergenza. Io e molti altri non siamo d’accordo su questa proposta di soluzione, ma tant’è.

Oggi sono praticamente saltato sulla sedia quando ho letto dello studio della Cgil secondo cui ci vorranno 63 anni per ritornare ai livelli di occupazione (in termini di ore lavorate totali) pre-crisi, cioè del 2007. A differenza di molti giornali online che non amano o non sanno mostrare le fonti originali, ecco il pdf dello studio.

Come si arriva a questo orrido numero 63, che fa così tanto notizia? Semplicissimo: si immagina che per tutti gli anni a venire il prodotto interno lordo (Pil) cresca dello 0,7%, cioè il tasso di crescita che l’Istat prevede per il 2014. Perché mai l’economia non dovrebbe accelerare una volta entrata in un periodo di ripresa? Perché mai dovrebbero sparire nel futuro tutte le oscillazioni nel tasso di crescita? Perché mai non vengono tenuti in considerazione gli effetti sulla crescita delle riforme strutturali messe in atto l’anno scorso dal governo Monti, così come discusso qui in uno studio ben più serio ad opera di due economisti Fondo Monetario Internazionale?

Tutto inutile, quando l’unico scopo di questa analisi statistica – che per carità di sindacato confederale definirei non eccellente – è dare in pasto a giornalisti e cittadini ingenui un numero che fa scalpore. Dal maggiore sindacato italiano, che dovrebbe beneficiare della saggezza antica dovuta alla sua storia e all’età media dei suoi iscritti (più del 50% sono pensionati), ci si aspetterebbe ben altro. 

Twitter: @ricpuglisi

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