10 Giugno Giu 2013 1818 10 giugno 2013

Disfatta Pdl, perde anche con Berlusconi in campo

Il centrosinistra vince 16 a 0

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Sì, certo, l’astensionismo. Ormai il numero di chi diserta le urne ha superato la soglia di attenzione. Eppure da stasera c’è un altro dato che colpisce, soprattutto a Palazzo Grazioli. Cifre alla mano, il centrosinistra ha vinto quasi ovunque. La coalizione che è stata di Pierluigi Bersani conquista tutte le principali città al voto. Per il Popolo della libertà non poteva andare peggio.

Nel Pdl ognuno può indorare la pillola come meglio crede. L’astensionismo, si diceva. È una buona giustificazione. Così come il significato locale delle elezioni comunali. Si può citare anche la poca – o nessuna – partecipazione dei big di partito alla campagna elettorale. E persino addebitare la sconfitta alla crisi, che un po’ ovunque ha penalizzato i sindaci uscenti. Ma è chiaro che il Paese ha mandato un segnale. Anche piuttosto evidente. Sommando gli undici capoluoghi arrivati al ballottaggio con i cinque del primo turno, il centrosinistra stravince le amministrative. Sedici a zero. Conquistando piazze importanti come Roma e Brescia e città storicamente ostili come Viterbo, Treviso e Imperia.

Nei giorni scorsi Silvio Berlusconi ha assicurato che l’esito delle amministrative non metterà in discussione il suo sostegno al governo di larghe intese. C’è da credergli. Ma è chiaro che se per il Cavaliere non si è trattato di un campanello di allarme, poco ci manca. Certo, i sondaggi continuano a fotografare una realtà diversa. Nelle intenzioni di voto il Pdl sembra in costante crescita, ormai stabilmente davanti al Partito democratico. Eppure stavolta gli italiani hanno voltato le spalle a Berlusconi. Qualcuno – a partire dal coordinatore Sandro Bondi – prova a mettere al riparo dalla disfatta l’ex premier. «I risultati confermano che quando vince, il Pdl lo fa grazie al carisma e alla qualità politiche del presidente Silvio Berlusconi». Insomma, il tracollo elettorale sarebbe giustificato proprio dall’assenza del Cavaliere.

In realtà Berlusconi la campagna elettorale l’ha fatta. Forse controvoglia, ma era presente. A Roma, soprattutto, si è speso per sostenere il candidato Gianni Alemanno. «Silvio Berlusconi c’è sempre stato», ha ammesso il sindaco sconfitto in serata. «Nel primo e nel secondo turno». È vero. Il Cavaliere era presente al Colosseo, nel comizio di due settimane fa. Una serata che aveva già fatto preoccupare qualche dirigente del Pdl, data la scarsa affluenza in piazza di simpatizzanti e militanti. Ma è stato presente anche in televisione. Una serie spot e interventi registrati per le televisioni locali. Una serie di «videomessaggi», come dice Alemanno. «Quelli che lui preferisce». Gli stessi con cui aveva condotto gran parte della campagna elettorale di febbraio, in vista delle Politiche.

La presenza del Cavaliere poteva essere più incisiva, certo. Eppure il leader Pdl c’era anche sulla scheda elettorale. “Berlusconi per Alemanno”, si leggeva sul logo del Popolo della libertà che i romani hanno trovato in cabina elettorale. Con il nome Berlusconi scritto in caratteri persino più grandi di quelli del sindaco. Insomma, Silvio Berlusconi a queste elezioni era presente. Seppure non candidato. E gran parte degli italiani ha volontariamente deciso di non votarlo, con buona pace di Sandro Bondi. «I risultati dei ballottaggi confermano pesante, generalizzata sconfitta del centro-destra – ha commentato a caldo il senatore Pdl Roberto Formigoni su Twitter – Nessuno cerchi le solite scuse! È ora di svegliarsi!!».

Nessuna drammatica conseguenza per il governo. Almeno così sembra. Dalle parti di via dell’Umiltà era già stata messa in conto l’ipotesi di una sconfitta elettorale. L’esecutivo di Enrico Letta deve temere altro. Magari le vicende giudiziarie del Cavaliere. Quelle sì, fonte di ansia sulla tenuta di Palazzo Chigi. Eppure il Cavaliere non può non riflettere sul risultato delle urne. Se il centrodestra perde ovunque, le spiegazioni possono essere almeno due. Gli elettori che in passato hanno votato Berlusconi, stavolta sono rimasti a casa perché scoraggiati dall’attuale situazione politica. Poco entusiasti del governo di larghe intese. E, di conseguenza, poco convinti da un Cavaliere imbrigliato nel doppio ruolo di lotta e di governo. Seconda ipotesi. Se non sono messi davanti una chiara scelta di campo – come nel caso delle elezioni politiche – gli elettori berlusconiani preferiscono rimanere a casa. Da questo punto di vista, l’astensione finisce per colpire maggiormente il Pdl. Comunque la si metta, per il centrodestra non c’è da stare tranquilli. 

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