15 Giugno Giu 2013 0902 15 giugno 2013

Parte la Confederations Cup, ma sarà per tifosi ricchi

Il nuovo Maracanà perde la “torcida” per fare spazio a posti vip

Calcio Santa Marta

Quando la nazionale italiana di calcio arrivò in Brasile per i Mondiali del 1950, dopo un estenuante viaggio in nave, alla frontiera non fecero passare l’inviato de “l’Unità”. Erano gli anni della Guerra fredda, che i brasiliani combattevano al fianco del blocco occidentale. Lunedì 10 giugno, al ritorno a Rio De Janeiro per la Confederations Cup (il torneo che la Fifa fa organizzare un anno prima del Mondiale al Paese ospitante), la delegazione azzurra ha dovuto lasciare ancora qualcosa alla dogana. Niente boicottaggi legati a stampa e politica: Balotelli e soci hanno dovuto fare a meno di parmigiano e salumi, che di solito lo staff della Nazionale porta con sé quando si tratta di una spedizione calcistica. Le leggi sugli alimenti in Brasile parlano chiaro: occorrono dei permessi particolare per immettere nel Paese insaccati e formaggi con un certo tipo di stagionatura.

I calciatori dell’Italia non avranno problemi ad ovviare alle dispense dimezzate. Più fatica fanno i brasiliani, anche con gli alimentari, dal burro a frutta e verdura. Nel Paese capofila dei Brics, il boom economico brasiliano rallenta e chi non potrebbe compra lo stesso, ma a credito. Poi a fine mese ti arriva il saldo (con interessi) sulla carta di credito e muito obrigado da parte delle banche. Come spiegavano i dati pubblicati dall’ “Economist” a inizio anno, nel 2012 i prezzi sono aumentati del 5,84% – oltre le aspettative del mercato e per il terzo anno consecutivo vicini al tetto della forbice (2,5-6,5%) stabilito dalla Banca Centrale.

Così, chi si può pagare il cibo (dal burro ai pomodori, o un film al cinema) a rate, finché ce la fa, sopravvive. Per gli altri, pare non esserci più posto. Nemmeno negli stadi del futbol, vera e propria religione da queste parti. Al Maracanà di Rio, sacro tempio del futbol in Brasile e nel mondo, hanno rifatto il trucco per l’imminente Confederations Cup (calcio d’inizio sabato 15 giugno) e per il Mondiale del prossimo anno. Una coppa da vincere a tutti i costi, dopo il dramma di quella persa proprio al Maracanà contro l’Uruguay. La Seleçao dovrà provarci senza la storica Geral, il settore di posti in piedi accanto al campo da gioco. Lì dove si riunivano i tifosi più accaniti (e più poveri) e dove si ballava la samba, si cantava, si trascinavano i giocatori. Al suo posto, diecimila sedie premium e i box per i vip: 110 locali da 50 metri l’uno. Il costo? Ventimila reais, circa 7mila euro.

Ai brasiliani il nuovo Maracanà non è andato giù. Già depressi per la trasformazione del carnevale di Rio in un comodo spettacolo per quei pochi che possono permetterselo, nei giorni dell’inaugurazione dell’impianto a fine aprile in molti hanno protestato con forza. Perché? Per rinnovare il Maracanà, il Governo ha prima di tutto stabilito di privatizzare l’impianto cedendolo al miliardario Eike Batista, sesto uomo ricco al mondo nel 2011 secondo “Forbes” con patrimonio personale stimato di 30 miliardi di dollari. Una mossa, quella del Governo, dettata dai numerosi assegni staccati da Brasilia (3,5 miliardi di dollari in tutto) per adeguare le infrastrutture in vista del prossimo triennio: il Brasile tra quest’anno e il 2016 ospiterà anche la Copa America di calcio e i Giochi olimpici del 2016. La privatizzazione ha lasciato però perplessi: i costruttori sono diventati anche i gestori del Maracanà, guadagnandoci quindi due volte. Il contratto però prevede che si debbano organizzare 60 partite all’anno e non più di 2 eventi sportivi: considerata la nuova politica vip della suddivisione degli spalti, per rientrare dai 370 milioni di euro spesi il sospetto è che i privati si rivolgeranno allo Stato.

I lavori al Maracanà, che ne hanno ridotto la capacità a 78mila posti, hanno anche causato l’abbattimento di alcuni edifici vicini allo storico impianto, tra cui l’ex Museo Indigeno, dal 2006 occupato da un gruppo di 10 etnie diverse di nativi brasiliani. Ma il calcio moderno è business e spettacolo e tutto doveva essere pronto per il 2 giugno, quando il Maracanà ha ospitato nella partita inaugurale l’amichevole Brasile-Inghilterra. Un match che ha rischiato seriamente di saltare, per la scarsa sicurezza dell’impianto, tra ascensori che si bloccavano e infiltrazioni d’acqua varie. Nessun problema per la Fifa, che dal suo sito in questi giorni di vigilia della Confederations Cup scrive che «Il Maracanà ha ritrovato il suo vecchio stile» e pubblica le dichiarazioni di Jerome Valcke (braccio destro di Sepp Blatter e segretario generale Fifa) cariche d’entusiasmo: «Lo stadio è magnifico e l’atmosfera è eccezionale».

La stessa Fifa approfitterà della Confederations per far apparire il Brasile come un Paese pronto per il Mondiale, quando invece ancora non lo è. Il Governo ha speso il triplo di quanto fatto dal Sudafrica per i Mondiali del 2010 e a dicembre 2012 aveva fissato la deadline per la consegna di tutti gli stadi per la competizione del 2014. Dei 12 previsti, ne sono stati consegnati due a fine anno, più il Maracanà ad aprile e quello nuovo di Brasilia a maggio. E proprio lo stadio della capitale fa alzare il sopracciglio: cosa ne farà una città sorta dal nulla negli anni Sessanta di uno stadio a misura di Mondiale, visto che la squadra locale gioca in quarta divisione. Nel frattempo, l’opera è costata circa 350 milioni di euro.

Il rischio è che molti stadi diventino delle vere e proprie cattedrali nel deserto. Emblematico il caso della “Arena delle Dune” di Natal. Secondo uno studio della società di consulenza Crowe Horwath, lo stadio rischia di morire già dopo il Mondiale, a causa del rapporto tra l’elevato costo per la sua costruzione e il basso fatturato annuale, visto che l’affluenza media di pubblico negli stadi brasiliani è di 20mila persone (il solo nuovo Maracanà ne conterrà quasi 80mila). Chi ci rimetterà? Il 92% dell’opera di Natal è finanziata dall’amministrazione locale. L’importante sarà però dotare il Paese del futbol di arene. Per tutto il resto c’è tempo: le linee ferroviarie che serviranno i due aeroporti di San Paolo verranno completate dopo il Mondiale.

Twitter @aleoliva_84

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook