28 Giugno Giu 2013 1412 28 giugno 2013

Ior, gli arresti danno forza alle riforme di Bergoglio

Gli scandali bancari oltretevere

Vaticano 0

Lo Ior e il Vaticano sono di nuovo al centro di una clamorosa vicenda giudiziaria legata a traffici illeciti di denaro. L’arresto di monsignor Nunzio Scarano insieme ad altri due personaggi – il carabiniere, Giovanni Maria Zito (fra l’altro ex funzionario dei servizi segreti dell'Aisi), e un broker finanziario, Giovanni Carinzo – nell’ambito di un’indagine della Procura di Roma legata al filone dello Ior, ha destato immediato scalpore nell’opinione pubblica.

E non poteva essere altrimenti, considerato che proprio la riforma dello Ior, la “banca” vaticana, è al centro di alcune importanti iniziative prese dal Papa. Non solo: l’istituto, i suoi problemi, il tentativo faticoso di condurlo sulla strada della trasparenza, le lotte interne al Vaticano e al sistema finanziario italiano e internazionale per controllarlo, sono di certo fra le cause non secondarie che hanno indotto Benedetto XVI alle dimissioni lo scorso febbraio.

Quando il Papa tedesco ha affermato di non avere più le forze per gestire e affrontare i tanti problemi della Chiesa, fra questi una rilevanza di primo piano avevano gli scandali degli ultimi due anni, le dimissioni improvvise di Ettore Gotti Tedeschi – ex presidente dello Ior – la difficoltà a garantire insieme una governance efficace dell’istituto e una sua radicale riorganizzazione.

C’è poi da considerare che quest’ultima vicenda – l’arresto di Scarano e degli altri indagati, il filone romano dell’inchiesta ma anche quello già attivo a Salerno per riciclaggio – mostrano altri limiti delle vicende interne della Santa Sede.

Cominciamo dai fatti. Per prima cosa, capire chi è Monsignor Scarano. Come ha spiegato il portavoce della Santa Sede padre Federico Lombardi, era stato sospeso già da circa un mese, non era neanche più in Vaticano da quando era venuto alla luce il suo coinvolgimento nelle indagini di Salerno.

Significativo è però il suo ruolo. Lavora presso l’Apsa, l’Amministrazione del Patrimonio della Sede apostolica, il dicastero vaticano che si occupa di gestire i beni di proprietà della Santa Sede e di “fornire i fondi per la Curia romana”. Da qui si capisce che, oltre le mura leonine, non c’è solo lo Ior: troppi sono gli organismi molto simili a una banca che poi ufficialmente non lo sono. Scarano è responsabile della contabilità all’Apsa, ha 61 anni e in passato ha lavorato per importanti banche italiane e internazionali. Insomma è uno del ramo, ci sa fare.

Va rilevato inoltre, come sottolineato da Linkiesta qualche giorno fa che l’Apsa non viene controllata dall’Aif, l’Autorità d’informazione finanziaria, cioè l’organismo di controllo finanziario interno dal Vaticano. A dirlo è Moneyval nel suo rapporto annuale, cioè l’istituzione del Consiglio d’Europa preposto alla verifica sulla normativa antiriciclaggio dei diversi Paesi. Lo stesso Moneyval rileva del resto che i poteri dell’Aif non sono ben delineati.

Il quadro, come si vede, è complesso. E tuttavia emerge con chiarezza la difficoltà incontrata nei sacri palazzi nell’adeguare la Santa Sede agli standard internazionali. Poi è accaduto che in rapida successione nei giorni scorsi il Papa prima abbia nominato come prelato dello Ior un uomo di sua assoluta fiducia, monsignor Battista Ricca, quindi che abbia istituito una commissione straordinaria con il compito di verificare tutto quello che succede nello Ior ma anche di prospettare una nuova struttura dell’Istituto.

Con quest’ultima mossa la Santa Sede ha giocato d’anticipo rispetto all’arresto di monsignor Scarano. Lo stesso Lombardi ha spiegato che il Papa e il Vaticano seguivano da tempo il caso in questione, e non a caso il monsignore era sospeso da prima. Non solo: padre Lombardi ha precisato anche che fino ad ora la Santa Sede «non ha ricevuto alcuna richiesta sulla questione dalle autorità italiane, ma conferma la sua disponibilità a una piena collaborazione». Insomma stavolta la strategia è stata quella del dialogo con le autorità italiane e di una reazione anche interna in direzione della pulizia.

Dal 2012, poi, a capo della Procura di Roma c’è Giuseppe Pignatone, magistrato antimafia che non ama le luci della ribalta, cattolico, il quale ha mandato avanti le indagini sullo Ior senza clamori. La Procura, insomma, dopo decenni di scontri frontali con il Vaticano, sembra aver deciso di seguire una strada diversa, approfittando anche del cambiamento di clima avvenuto con l’elezione di Francesco.

In sostanza, l’opera in favore della trasparenza condotta dal Papa, è diventata un elemento di confronto importante anche per le autorità italiane. Altre ricadute – da questo punto di vista – potrebbero esserci anche nei rapporti con la Banca d’Italia; quest’ultima già dall’inizio del 2013 ha riavviato dei rapporti costruttivi con le autorità di controllo del Vaticano. Ultimo particolare non secondario: proprio nel giorno dell’arresto di Scarano il Papa ha incontrato Carl Anderson, segretario del board laico che governa lo Ior e presidente della potente organizzazione dei Cavalieri di Colombo che in quanto a potenza finanziaria non scherzano. In questo quadro, infine, forse si arriverà a una ridefinizione delle relazioni fra Italia e Santa Sede, magari prima sul piano informale che su quello concordatario, ma di certo le cose sono in movimento. 

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