7 Luglio Lug 2013 1509 07 luglio 2013

Lo stipendio degli altri influenza la nostra felicità

Lo stipendio degli altri influenza la nostra felicità

Job Satisfaction

Conoscere il salario dei nostri colleghi influenza la nostra soddisfazione sul lavoro? Un esperimento degli economisti Card, Mas, Moretti e Saez, svolto sui lavoratori di alcuni campus della University of California (UC), mostra che i lavoratori con salari bassi, se vengono a conoscenza di quanto guadagnano i loro colleghi, riducono la propria soddisfazione sul lavoro. Ma non avviene il contrario per quelli con salari alti. Insomma: se ci dicono che guadagniamo meno dei nostri colleghi, entriamo subito in depressione. Se scopriamo che siamo noi a guadagnare di più, la notizia non ci fa un baffo.

Il risultato è robusto perché usa evidenza sperimentale. Lo studio – pubblicato sulla prestigiosa American Economic Review – è stato realizzato sfruttando un sito che rende disponibili i dati sui salari di tutti i dipendenti statali, inclusi i dipendenti della UC. L’informazione è stata quindi disseminata in maniera “casuale” a gruppi diversi di lavoratori dell’università. A un primo gruppo (di “trattamento”) è stata spedita una mail con notizie relative alla presenza del sito che permetteva paragoni fra i salari di tutti i dipendenti. A un secondo gruppo (di “controllo”) non è stata invece inviata nessuna informazione. Alla fine, però, entrambi i gruppi sono stati invitati a compilare un questionario sulla propria soddisfazione sul lavoro, sullo stipendio, sul fatto che avessero consultato o meno il sito con le informazioni sui salari, e sulla loro intenzione di cercare un nuovo impiego.

I risultati dell’esperimento mostrano che, per i lavoratori con stipendi al di sotto della mediana, la conoscenza dei salari degli altri dipendenti del proprio dipartimento (i colleghi con cui interagiscono di più) ha un effetto negativo sulla soddisfazione sul lavoro (misurata in termini di soddisfazione complessiva o equità salariale percepita). E questo è vero soprattutto per quelli nel quartile più basso. Questo fenomeno è asimmetrico, ovvero l’effetto negativo sui lavoratori con salari inferiori alla mediana è nettamente più forte rispetto all’effetto positivo sui lavoratori che guadagnano di più della mediana. Non solo, tra gli intervistati con stipendi più bassi, l’informazione sui salari aumenta le risposte affermative alla domanda se si intenda cercare o meno un nuovo lavoro.

In termini di politiche per la gestione del personale, lo studio suggerisce che i datori di lavoro hanno forti incentivi a imporre la segretezza sulla paga dei propri lavoratori. Nel breve periodo, l’effetto sulla soddisfazione è infatti meramente negativo. Nel lungo periodo, è possibile che la divulgazione di informazioni sugli stipendi possa provocare dei cambiamenti nelle politiche di determinazione dei salari o nella composizione del personale, attirando personale più competente o incentivando i dipendenti a impegnarsi di più sul posto di lavoro. Ma nel breve periodo, meglio stendere un velo pietoso sulle diseguaglianze salariali. Che magari servono per aumentare la produttività, ma solo se tenute ben nascoste.
 

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