9 Luglio Lug 2013 0600 09 luglio 2013

«È facile manipolare l'informazione in Italia»

Indagato per le scalate a Rcs e Tod’s

Proto 2

Alessandro Proto, intermediario finanziario e immobiliare, 38 anni, non ha perso il sorriso dopo quasi tre mesi di carcere, tra San Vittore e Pavia. E nei giorni caldi dello scontro per il controllo del Corriere della Sera tra Diego Della Valle e John Elkann, strana nemesi, parla a tutto campo con Linkiesta. «L’unica cosa che voglio - spiega - è che sia fatta chiarezza, molte cose che sono uscite sui giornali non sono vere e se c'è uno che "traghettava" le bufale quello non ero certo io, se di bufale vogliamo parlare. Non ero io a scrivere gli articoli sul Sole 24 Ore, Corriere della Sera, Repubblica, Il Giornale, il Messaggero, Tgcom24, Dagospia, Panorama, e molti altri...» commenta ripercorrendo gli ultimi anni della sua vita, dalla villa da vendere di Paolo Berlusconi a Cannes, gli assalti a Tod’s e Rcs, fino all’errore di candidarsi per le primarie del Popolo della Libertà su consiglio di un conoscente. «È stato il mio sbaglio più grande, volevo far capire che quelle primarie erano una pagliacciata come poi si sono rivelate e che l'unico leader era comunque Silvio Berlusconi, come in effetti è stato. Di sicuro non lo rifarei: durante l'interrogatorio i magistrati mi hanno chiesto anche di politica e dei miei rapporti con il Cavaliere». Proto oggi è in attesa del processo dopo l’inchiesta per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza.

Come nasce Proto?
Sono nato a Milano, ho studiato al liceo Gonzaga e mi sono trasferito in Svizzera più di 10 anni fa. Da lì come tanti ho aperto una società di consulenza finanziaria e immobiliare, né più né meno.

Quando arrivano le luci della ribalta?
Non ricordo esattamente quando, diciamo però che con il tempo ho capito cosa poteva servirmi o meno e come servirmene. Per esempio il fatto di accettare alcune interviste e altre no. Il culmine l'ebbi dopo un’intervista al Giornale, a Stefano Lorenzetto. Mi chiamarono alcuni membri della famiglia Berlusconi. Volevano darmi da vendere una villa a Cannes.

Come andò a finire quell’affare?
Giorni dopo venne da me l’ex moglie di Paolo Berlusconi insieme con il figlio. Mi spiegò che la villa andava venduta. Volevano una cifra esorbitante, fuori da ogni logica di mercato. Sapevo che a quella cifra non sarei mai riuscito a venderla come in effetti è stato, così gli dissi che se volevano venderla dovevano darmi retta e fare un articolo. Gli agganci non mi mancavano di certo, così uscì un bell'articolo sul Corsera. Figuriamoci, la villa di proprietà della famiglia Berlusconi uscita come scoop sul Corsera e non su qualche giornale di famiglia. Fu un bel colpo.

E poi?
Il giorno dopo uscì sul Corriere un pezzo sulla villa di Berlusconi, ma in contemporanea un’intervista alla signora dove venivano posti paletti di tutti i tipi...persino a possibili acquirenti russi. Ricordo ancora la telefonata del figlio di Paolo Berlusconi incazzato nero per l'articolo perchè lo Zio (Silvio) ne aveva avuto a male. Ma l'intervista la rilasciò la madre, non certo io.

L’ha venduta?
No, ma il mio obiettivo non era venderla. Era far sapere che avevo una villa di Berlusconi da vendere. Fu una bella azione di marketing.

Poi il suo nome iniziò a comparire per la vendita di case di personaggi famosi
Iniziò tutto con Clooney anni fa. Da lì capii quanto è importante l'informazione e quanto si possa manipolare. E se sono riuscito io che non ero nessuno non oso immaginare altre persone cosa possano fare.

E da lì è iniziata l’ascesa di Proto
Lì ho cominciato a farmi conoscere sui giornali e ad avere un’agenda di giornalisti

A questo però si aggiungeva la sua attività di imprenditore. Chi veniva da lei?
Imprese italiane che avevano un fatturato da 2 a 20-30 milioni di euro.

Com’era strutturato l’ingresso nel capitale delle imprese in difficoltà?
Per ottenere un finanziamento non puoi non avere un valido progetto industriale, quindi le cifre che gli imprenditori chiedevano per pagare i fornitori o lo Stato andavano verificate. Per quanto riguarda le vere o presunte truffe sono fiducioso, anzi convinto, che sarà fatta chiarezza in sede processuale perchè ho molta stima del lavoro dei magistrati e conto sulla professionalità del mio avvocato.

I magistrati l’accusano di aver attirato imprenditori attraverso le comunicazioni al mercato. E di averli truffati
Non posso entrare nel merito dell'inchiesta, ma non è proprio così. Innumerevoli imprenditori hanno bussato ma io ho intrapreso un rapporto professionale solo con alcuni di essi, ed ho tentato di aiutarli in un periodo in cui, loro malgrado, erano completamente abbandonati dallo Stato e visti con sospetto e diffidenza dagli istituti bancari. Si sono rivolti a me non per le comunicazioni al mercato, bensì in ragione di una forte e dispendiosa campagna pubblicitaria attraverso giornali e radio come Il Sole 24 Ore e Radio 24, giusto per dirne qualcuno. Quando gli imprenditori venivano da noi firmavano un contratto in cui c’era scritto chiaro che dovevamo fare una due diligence sull’azienda che aveva bisogno di investitori. Ma non posso entrare nel merito. Se ho sbagliato qualcosa, ripeto, sono pronto a pagare.

Come mai le è venuto in mente di puntare su Tod’s, Rcs, La7?
Tutti hanno scritto che dietro di me non c’era niente. Non voglio entrare troppo nel merito, ma vorrei però evidenziare un punto. Prendiamo La7. Quando sono andato da Franco Bernabé per presentare la mia offerta da 150 milioni (lasciamo stare se c'erano o meno i soldi, sto parlando di forma non di sostanza) stilata all'inizio con alcuni professionisti e poi ribadita con l'aiuto del Prof. Crisci, lui mi ha detto di parlare con Mediobanca, l’advisor. La quale mi chiese di specificare i nomi dei compratori, i loro bilanci e che competenze avevano nel settore televisivo.

Quindi?
Io ho risposto dando la mia disponibilità a fornire tutte le informazioni richieste a fronte della firma di un Nda (non disclosure agreement, patto di riservatezza, ndr) reciproco a garanzia della riservatezza delle informazioni. Mi è stato risposto che un Nda in questa fase era prematuro e l’affare poi è saltato nonostante fossimo disponibili a mettere 100 milioni in un escrow account (un deposito a garanzia, ndr) da subito. Vero, falso? Non lo sapremo mai a questo punto. La7 non è oggetto di indagine.

Chi c’era dietro?
No comment. Secondo alcuni nessuno, secondo altri Trump, o altri ancora. Verrà fuori al processo se ci sarà occasione. La cosa che mi colpì però fu che due giorni dopo che sono stato arrestato ci fu qualcuno che si è fece avanti.

Diego Della Valle. Che rapporti ha con lui?
Nessuno.

C’è chi sostiene che Della Valle si sarebbe rivolto a Proto. Perché non ai suoi storici advisor?
Ribadisco che non ho nessun rapporto con Della Valle, ma vorrei sottolineare che su La7 l’accordo con Cairo era già deciso secondo me. La finanza italiana funziona così. L’ho detto nei mesi scorsi: l’hanno venduta agli amici degli amici. Erano partiti da 150 milioni, l'hanno svenduta a 1,5 milioni. 

Per il salvataggio di Rcs vale lo stesso schema?
Non posso entrare nel merito. Nel caso, se ne parlerà durante il processo.

Lei ha detto che rappresentava investitori indiani e brasiliani, ma perché volevano entrare in un business come l’editoria?
Senza entrare nel merito, vorrei precisare come i soggetti ai quali facemmo le offerte sono gli unici che non hanno aderito all'aumento di capitale. Ovviamente solo fortuna.

Parliamo di Tod’s. Come mai è entrato?
Non posso entrare nel merito nemmeno su Tod’s. Quello che però mi ha stupito quando lessi l’ordinanza di custodia cautelare fu la questione Tod’s. Vorrei ricordare che l'"operazione" o presunta tale venne comunicata nel novembre/dicembre 2010. Io venni chiamato in Consob la prima volta nel maggio 2012 e a seguito di Rcs. 

Sta accusando la Consob?
Non è un’accusa, non accuso nessuno ci mancherebbe, ho già abbastanza problemi. È una constatazione che si chiarirà, spero, durante il processo.

Perché stava fuggendo in Svizzera quando l'hanno arrestata?
Sono stato arrestato in polizia postale perché ero stato denunciato per diffamazione nei confronti di un giornalista di un giornale di Verona. Non è vero quanto ha scritto Dagospia, non stavo assolutamente fuggendo. Avevo 10mila franchi in tasca, è vero, ma soltanto perché è la soglia massima che si può portare dall’Italia alla Svizzera. Uno che fugge non si presenta in polizia per rispondere di una denuncia. Ho il verbale di arresto che lo dimostra.

Da lì è finito a San Vittore.
Insieme a Baldassarri (ex capo dell’Area finanza di Mps, ndr). Quel giorno arrestarono il mondo. Mi ritrovai fortunatamente in un raggio particolare, il terzo, dove la carcerazione non è disumana come negli altri raggi. Peccato che il giorno dopo l'interrogatorio venni traferito a Pavia, uno dei peggiori carceri in italia. Una cosa molto strana visto che tutti sanno che da San Vittore solitamente si è trasferiti solo se si è definitivi. Io invece ero in custodia cautelare. Un’esperienza terribile, devo ringraziare il mio avvocato francesco Rubino che mi ha tirato fuori.

Per quanto riguarda invece l’inchiesta di Lugano, in cui le contestano il reato di riciclaggio?
In quel caso semplicemente ci sono state delle persone che hanno fatto dei bonifici su alcuni conti a me intestati mettendo come causale “acquisto azioni Mps”. Non c’erano però indicazioni sul momento in cui io, come consulente, avrei deciso di effettuare l’investimento. Dopo l’interrogatorio con il procuratore Raffaella Rigamonti non mi hanno contestato più il riciclaggio, ma l’appropriazione indebita. Repubblica poi scrisse che mi bloccarono i conti, ma con il fondo Alexandria e la «banda del 5%» non c’entro assolutamente niente.

Perché ce l’ha così tanto con i giornalisti che l’hanno “sostenuta” in questi anni? E chi sono?

Sostenuto è la parola sbagliata. La lista è lunga e trasversale. Giuseppe Chiellino, Paolo Madron, Ugo Bertone, Andrea Giacobino, Claudio Plazzotta, solo per citarne alcuni, ma ce ne sono di tutti i giornali, scrivevano degli articoli su di me senza verificare le fonti. Perché Chiellino fa un articolo di mezza pagina sul Sole 24 Ore per dire che ho fatto un fondo da 300 milioni di euro con Donald Trump? Chiellino non ha mai verificato nulla. Sarà vero? Non sarà vero? Poi uno come Claudio Gatti mi attaccò pesantemente smentendo di fatto il suo collega e dedicando due pagine di attacchi infanganti che ruotavano tutt'intorno a una presunta truffa da 17mila euro.

Ovvero?
Quando sullo stesso giornale, tra l'altro il più importante quotidiano economico in Italia, uno scrive che ho fatto un fondo da 300 milioni e l'altro scrive che non è vero, c'è qualcosa che non quadra. Perché Madron non ha mai verificato nulla di quello che scriveva su di me? Forse perchè mi chiamava un giorno si e l'altro anche per finanziare il suo nuovo sito? Perché Bertone mi ha lodato su Panorama con una doppia pagina? Perchè Andrea Galli sul Corriere della Sera prima mi fa una pagina sulla vendita di un appartamento a Robert Downey Jr e poi dice che le mie erano tutte bufale? Vuol dire che non hai verificato la notizia prima di scriverla. Dagospia scrisse che ho in dotazione 1 miliardo di euro. Io quelli di Dagospia neanche li conosco. La verità è che non sono io il "traghettatore" di bufale se vogliamo parlare di questo. Ma i giornalisti. Sono loro che scrivono sui giornali, non io. Quindi sono loro che "traghettano" le bufale in giro per il mondo. Io mi limitavo a imboccarli. Quello che ho imparato in questi anni è che l'informazione in Italia non è una cosa seria.

Molti giornali hanno ricevuto mail da parte di suoi ex collaboratori che la accusavano di fare affari pochi trasparenti. 
Non si può essere amici di tutti e sinceramente nemmeno mi interessa quindi qualche nemico strada facendo me lo sono fatto. Non voglio entrare nel merito perché mi sembra che le indagini siano ancora aperte. Ad un certo punto ricevevo telefonate da tutti i giornali che mi chiedevano cose sulle quali non c'entravo assolutamente nulla. Cose che io smentivo sistematicamente. Qualcuno ipotizzò addirittura che fossi io a farle circolare. Una cosa assurda visto che si trattava di reati e comunque non avevo bisogno di autoaccusarmi per andare sui giornali. Se mette il mio nome sul web le escono 1'500'000 pagine. Non avevo bisogno certo di cattiva pubblicità. 

Ciò che emerge però sono un sacco di chiacchiere e pochi affari. Manca sempre un tassello.
In Italia se non fai parte della cerchia giusta è molto difficile concludere. Ad esempio, conservo ancora una mail dell’avvocato di TI Media che mi esorta a non presentare più offerte per La7. Se non fai parte del sistema puoi avere tutti i soldi che vuoi ma non ti puoi muovere in alcun modo. Ci ho messo un pò a capirlo e nell'ultimo periodo mi affidavo allo studio Orrick di Roma. Guarda caso riuscìì a concludere con Pubblico, peccato che mi arrestarono.

Esiste un altro Proto in Italia?
Non lo so, quello che so è che aspetto il processo per cercare di fare chiarezza. 

Twitter: @aroldering @antoniovanuzzo

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