12 Luglio Lug 2013 1812 12 luglio 2013

La grazia che Berlusconi non ha chiesto e non avrà

Il Colle “Non ci sono le condizioni”

Napolitano Berlusconi

ROMA - Il presidente della Repubblica lancia "un pacato appello a non dar luogo a comportamenti di protesta che fuoriescano dai limiti del rispetto delle istituzioni e di una normale, doverosa legalità". È quanto si apprende dall'Ufficio stampa del Quirinale. "Su tutti i problemi relativi alla sentenza definitiva di condanna pronunciata l'1 agosto scorso dalla Corte di Cassazione nei confronti del sen. Berlusconi, il presidente della Repubblica si è in questi mesi sempre espresso e comportato in coerenza con la sua ampia dichiarazione pubblica del 13 agosto. Nulla è risultato però più lontano del discorso tenuto sabato dal sen. Berlusconi dalle indicazioni e dagli intenti che in quella dichiarazione erano stati formulati", viene riferito dall'Ufficio Stampa del Quirinale. "Non solo non si sono create via via le condizioni per un eventuale intervento del Capo dello Stato sulla base della Costituzione, delle leggi e dei precedenti, ma si sono ora manifestati giudizi e propositi di estrema gravità, privi di ogni misura nei contenuti e nei toni. Di qui il pacato appello del presidente della Repubblica a non dar luogo a comportamenti di protesta che fuoriescano dai limiti del rispetto delle istituzioni e di una normale, doverosa legalità", si conclude.

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Come funziona il potere di grazia del Presidente della Repubblica

L’art. 87 della Costituzione prevede, al comma undicesimo, che il Presidente della Repubblica può, con proprio decreto, concedere grazia e commutare le pene. Si tratta di un istituto clemenziale di antichissima origine che estingue, in tutto o in parte, la pena inflitta con la sentenza irrevocabile o la trasforma in un'altra specie di pena prevista dalla legge (ad esempio la reclusione temporanea al posto dell’ergastolo o la multa al posto della reclusione). La grazia estingue anche le pene accessorie, se il decreto lo dispone espressamente; non estingue invece gli altri effetti penali della condanna (art. 174 c.p.). Ai sensi dell’art. 681 del codice di procedura penale può essere sottoposta a condizioni.
(continua a leggere sul sito del Quirinale)

Provvedimenti di grazia dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

I decreti di grazia e commutazione delle pene del Presidente Giorgio Napolitano si dividono in grazie relative a pene detentive temporanee (6), per pena detentiva temporanea e pena accessoria (2), grazia per pena accessoria (10), grazia per reato militare (reclusione militare) (1), grazia per pena detentiva temporanea e pena pecuniaria (1) e commutazione pena detentiva in pena pecuniaria (3).

I numeri della concessione di grazia divisi per Presidenze della Repubblica
(fino al 22 aprile 2013)

  • Einaudi (dal 12 maggio 1948), n. 15.578
    La clemenza fu concessa dal Presidente Einaudi con 479 decreti cumulativi riferibili complessivamente a 15.578 persone. Inizialmente, anche il Presidente Gronchi concesse clemenza con decreti cumulativi. Si trattò di 659 decreti riferibili complessivamente a 4.730 persone. I decreti successivi furono invece individuali e si riferirono a 2.693 persone. Il conteggio è stato effettuato presso l’Archivio Storico dal Servizio Studi del Segretariato.
     
  • Gronchi (dall’11 maggio 1955), n. 7.423
     
  • Segni/Merzagora (dall’11 maggio 1962, Presidente Segni; dal 10 agosto 1964 al 6 dicembre 1964, Presidente supplente Merzagora), n. 926
     
  • Saragat (dal 29 dicembre 1964), n. 2.925
     
  • Leone (dal 29 dicembre 1971), n. 7.498 (7.373 per reati comuni e 125 per reati militari)
     
  • Pertini (dal 9 luglio 1978), n. 6.095 (2.805 per reati comuni e 3.290 per reati militari)
     
  • Cossiga (dal 3 luglio 1985), n. 1.395 (1.240 per reati comuni e 155 per reati militari)
     
  • Scàlfaro (dal 28 maggio 1992), n. 339 (302 per reati comuni e 37 per reati militari)
     
  • Ciampi (dal 18 maggio 1999), n. 114 (71 per reati comuni e 43 per reati militari)
     
  • Napolitano I (dal 15 maggio 2006), n. 23 (22 per reati comuni e 1 per reato militare)
    Dai dati forniti dall’Archivio Storico, non risulta che grazie per reati militari siano state concesse dai Presidenti Einaudi, Gronchi, Segni, Saragat e dal Presidente supplente Merzagora.
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