14 Luglio Lug 2013 0553 14 luglio 2013

Ho perso la testa. E i francesi presero la Bastiglia

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Bastiglia

Era il giorno quattordici del mese di luglio dell’anno 1789, verso l’ora di pranzo, quando il popolo di Francia disse basta, si radunò presso la fortezza della Bastiglia, che era adibita a prigione, e pensò bene di conquistarla. Fu quello, più o meno, l’inizio della rivoluzione francese, mica di un pic-nic! Un evento a dir poco memorabile, che ancora si cita parlando di storia o sgranocchiando brioche.

Come accade in tutte le rivoluzioni, ciò che un giorno era così, l’indomani era cosà, come le teste di qualcuno, re e regina per primi, che anziché sotto la corona finirono sotto il tavolo...

il racconto

FATE BRIOCHE, NON FATE LA GUERRA!
Pare che la regina Maria Antonietta, alla notizia che il popolo era rimasto senza pane per sfamarsi, abbia infilato un dito pensieroso dentro un ricciolo dei suoi capelli biondi e, con sguardo illuminato, abbia suggerito una soluzione regale e inaspettata:
«Che mangino brioche!»
Certo una non diventa regina così per caso: bisogna che abbia frequentato una scuola di portamento e una di strategia, un corso di buona creanza e uno di cucina e forse proprio grazie a quest’ultimo le venne l’idea a dir poco rivoluzionaria e a dir molto culinaria.
Il problema che subito balzò agli occhi di tutti fu che nessuno, tra il popolo, aveva frequentato le stesse scuole alte della sovrana, altrimenti saremmo tutti re e regine. Passi per il portamento, la buona creanza e la strategia, ma senza un corso di cucina nel curriculum nessuno aveva la benché minima idea di come preparare una brioche. Da qui, pare, l’editto di Maria Antonietta:
<< Ogni cittadino di Francia abbia cura di procurarsi un buon mezzo chilo farina tipo zerozero, che uno zero solo non basta, mentre due fanno più scena. E se qualche impertinente matematico insorgesse dicendo che uno zero o due sempre zero fanno, che sia ghigliottinato e il suo mezzo chilo stivato nei magazzini del re.
Cosa ci vorrà mai a procurarsi un po’ di farina...? Si ara qualche metro quadro di terreno, vi si semina il grano, tenero e coccolone, un po’ qua e un po’ là. Si attende che il seme germogli, scacciando le cornacchie con l’ausilio di appositi spaventapasseri. Si attende anche che il germoglio cresca, che la spiga sbocci, che il sole la abbronzi, poi la si miete, la si porta al mulino da messere mugnaio, la si fa macinare e siamo a posto. Tutto chiaro fin qui?
Che ognun si procuri quindi un etto abbondante di zucchero. Un metodo semplice e poco dispendioso può essere di versarne nella tazzina solo mezza bustina ogni caffè, accantonando di volta in volta l’altra metà. Tempo che il grano arriva a maturazione, la nostra dolce riserva sarà sufficiente.
Che ognun si procuri quindi tre ventesimi di litro di latte di vacca, avendo cura di carezzare la mammella della stessa con scrupolo e soavità, per il bene della vacca, della sua mammella e del nostro latte. Utilizzandolo in rapida sequenza, subito dopo la mungitura, sarà già caldo di suo, senza necessità di intiepidirlo.
Che ognun si procuri altresì un paio di bicchieri d’acqua, tiepida pure lei, che è sufficiente lasciarla mezz’ora ai raggi del sole accanto al grano ed è calda abbastanza.
Un pizzico di sale vogliamo non mettercelo?!
Che ognun si procuri, infine, un cubetto di lievito di birra, ottanta grammi di burro già rammollito, ottenibile lavorando sapientemente il latte della mucca sopraccitata e della sua mammella, e se proprio non si riesce a farne a meno, si aggiunga pure della vanillina, ma sì, esageriamo.
Fatto ciò:
Si sciolga il lievito nell’acqua tiepida, si uniscano in un ciotolone capiente gli elementi gli uni con gli altri, si impasti impiastricciando le dita, aggiungendo degli spruzzi di farina ogni tanto, fino a ottenere una palla di pasta bene amalgamata e senza grumi di sorta, da mettere lì, tranquilla, a lievitare inciccionendo più che mai.
Si prenda poi qualche brandello di pasta impastata, lo si stiracchi, lo si mattarelli, lo si allunghi, poi lo si arrotoli o lo si annodi a piacere, senza stringere troppo il nodo che va a finire che si soffoca. Si spennelli la superficie della pagnotta con dell’acqua e con del latte, quindi di nuovo si lasci a riposo, per una seconda cicciosissima lievitazione.
Si spennelli un’altra volta appena prima di infornare quindi, appunto, si inforni e si lasci che la brioche prenda colore, che troppo pallida non ci piace. La si estragga dal forno quand’è pronta, che se è cruda non va bene e se è bruciata nemmeno. Si attenda che torni a una temperatura addentabile e si sollazzi l’appetito. >>
Ecco spiegato perché la regina era regina e tu no. Avresti spiegato meglio di lei, al popolo affamato, una ricetta tanto semplice e allo stesso tempo prelibata? Io no di sicuro.
Ci consoli il fatto che, ancorché carenti in portamento, in strategia e in buona creanza, tu e io abbiamo ancora la testa sulle spalle, pare, mentre Maria Antonietta non più. E buon appetito.

la fotografia

L’ultimo re di Francia non aveva la corona sulla testa, né lo scettro nel pugno, bensì i tacchetti sotto le scarpe. Stiamo parlando di Michel Platini, che come soprannome aveva proprio le roi, che in italiano vuol dire, appunto, il re. Con la maglia numero dieci sulle spalle tirava, fintava, passava, crossava, lanciava e soprattutto segnava, lasciando che a correre e sudare fossero i suoi compagni di squadra. Il mediano, soprattutto. Il calcio di punizione era una delle sue specialità, con la palla all’incrocio dei pali, dove nessun portiere riusciva ad arrivare. Come molti re, Michel aveva un ghigno beffardo e capitava che si sdraiasse sul prato ad aspettare chissà cosa o a pensare come aveva fatto, lui, le roi, a sbagliare quel goal...

il video

Parigi non sarebbe Parigi, senza la musica di Parigi, che è una città dove ti vien voglia di fischiettare mentre passeggi tra viali e boulevard, di suonare la batteria, mentre tamburelli le dita al tavolino di un bistrot o di ballare sui tavoli, magari il can-can. Parigi non sarebbe Parigi, senza ballerine e senza musica e una serata in qualche folleggiante locale potrebbe pure valere il viaggio, sia per il fascino delle artiste, sia per la stravaganza degli avventori, che a volte è difficile distinguere le une dagli altri.

la pagina web

Là dove un tempo sorgeva la Bastiglia c’è oggi una grande piazza rotonda che, tanto per non dimenticarsi gli eventi della storia, si chiama piazza della Bastiglia. Al centro della piazza c’è una altissima colonna verde, messa lì per ricordare la presa della fortezza, nel 1789. Su un lato della piazza c’è un teatro importante: l’Opéra Bastille. In pratica, da quelle parti, è tutto un po’ Bastiglia, tranne la Bastiglia, che non c’è più. Se un giorno andrai a Parigi non potrai non passarci, soprattutto se a guidarti sarà una cartina dettagliata o un sito pensato apposta per chi è di passaggio e magari ha voglia di una baguette o è in cerca di una toilette, facendo molta attenzione a non scambiare l’una con l’altra. Buon viaggio!

i nostri eroi

Tra i francesi di successo, simpatici più che mai, ci sono i nostri amici Asterix e Obelix, accompagnati dal fido cane Idefix, che se non lo cito mi morde un polpaccio. Non hanno nulla a che vedere con la Bastiglia, loro, né con la rivoluzione di fine Settecento, visto che le storie scritte da Goscinny e disegnate da Uderzo sono ambientate nel Cinquanta avanti Cristo, giorno più giorno meno, ai tempi di Giulio Cesare, quando la Francia si chiamava Gallia, i francesi galli e le galline non so.
Sono personaggi dei fumetti tra i più famosi e divertenti, il baffuto Asterix, il panciuto Obelix e il peloso Idefix, che se non lo cito mi morde anche l’altro polpaccio; vien da pensare che basterebbe avere una ics alla fine del nome per diventare eroi, ma non è del tutto così, altrimenti sarebbe troppo facile e Giuliocesarix avrebbe astutamente barato e vinto. Invece no, basta una pozione del druido Panoramix, anche lui con la ics, e...

Uno dei capi del popolo insorto, tra i primi a entrare nella Bastiglia da assaltare, fu il direttore di una lavanderia, figlio di un venditore di lenzuola, che di sicuro non era andato nella fortezza per il cambio della biancheria...
Va detto che, tra un lenzuolo da rammendare e una federa da stirare, Pierre-Augustin Hulin aveva fatto negli anni una discreta carriera militare, un po’ come guardia svizzera, un po’ in fanteria; un po’ nella regione dello Champagne, un po’ al servizio della regina e del re. Quando si trattò di comandare il popolo, quindi, sapeva abbastanza il fatto suo e non fu difficile per lui diventare un eroe. Certo, fosse davvero così semplice, si metterebbero tutti a vendere lenzuola...
Ecco, tra il cambio della biancheria e l’assalto a una fortezza la differenza dovrebbe saltare all’occhio, ma vale la pena restare in guardia e se la mamma o la nonna volessero un giorno invadere la nostra cameretta, con la scusa di cambiare le lenzuola... beh, alziamo le barricate e difendiamoci con ogni mezzo!

Per rivivere un po’ del clima di Parigi degli anni appena precedenti il turbolento e tumultuoso 1789, ci si può accomodare davanti al televisore e guardare qualche vecchia puntata del cartone animato Lady Oscar, eroina di chi era ragazzo negli anni Ottanta, tra i manga più classici che mai.
Faceva da scorta alla giovane Maria Antonietta, figlia dell’imperatrice, ed era stata educata da maschio sin da bambina, ma sempre una ragazza era, la nostra Oscar, con i suoi capelli al vento, che se non c’è vento veniva voglia di soffiare. E quegli occhi enormi, di cui in così tanti si innamorarono...
Alla fine il bello dei personaggi di animazione è che se poi scoppia la rivoluzione e tutto il resto, basta mettere i disegni in ordine in un cassetto e non si hanno né morti né feriti.

quattro domande a...

... Gilbert de La Fayette

Signor marchese, lei è stato in America durante la rivoluzione americana e in Francia durante quella francese, non si sente un po’ un porta guai?
In realtà i guai, dove andavo, cercavo di risolverli, di qua e di là dell’oceano. Quelli non serve portarli: arrivano da soli. Però senza guai non ci sarebbe nulla da risolvere e sai che noia?! In più si ha modo di conoscere tanta bella gente, da Giorgetto Washington a Massimino Robespierre e tra un bicchiere di whisky e uno di cognac si finisce pure per diventare quasi amici. Quasi.
E questa idea dei diritti dell’uomo, come le è venuta in mente?
Le idee sono come i guai: vengono da sole pure loro. A volte arrivano troppo tardi, altre volte troppo presto e nemmeno ci sembrano buone idee. Ma quando arriva, un’idea, è sempre una bella cosa. Le dirò poi che l’ideissima dei diritti dell’uomo e del cittadino fu una cosa addirittura fantastica! Però certo non me ne prendo tutto il merito. Diciamo che ho contribuito a scriverne la dichiarazione.
Già, l’uomo... e la donna?!
Parliamo di esseri umani, maschi e femmine, le piace di più? Certo che mica cambiò tutto quel giorno lì, nel 1789, e dall’indomani tutto fu bello. Ci vollero anni e anni per far accettare cose che oggi paiono ovvie. E qualcosa ancora ci sarebbe da fare, altroché...
Non un’altra rivoluzione, la prego. Anzi, mi dica dove è diretto, così io vado da un’altra parte.
Me ne sto tranquillo, prometto. Ma non posso promettere per gli altri... Però poi non si lamenti se si annoia un po’.

ti consiglio un libro


Paolo Colombo & Anna Simioni – IL FANTASMA DI ROBESPIERRE – Piemme
Robespierre era un famoso rivoluzionario, uno di quelli che perse la testa dopo il 1789. La perse davvero, nel senso che gliela tagliarono... Già, e se poi di lui fosse rimasto il fantasma? Magari anche sotto il tuo letto? Ecco che le cose cominciano a farsi intriganti. Se poi ci metti un paio di omicidi, una vecchia pergamena, un agente indagatore, un professore sospetto e le pagine del giornale locale, beh, qui ce n’è a sufficienza per brancolare nel buio, per il piacere letterario di perdersi, senza perdere la testa come Robespierre.

Twitter: @andreavalente

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