30 Luglio Lug 2013 0832 30 luglio 2013

Neanche in vacanza riusciamo a staccare da Facebook

Ormai è una dipendenza

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Prima dell’era dei social media, degli smartphone e dei tablet andare in vacanza significava staccare da tutto – nessuna notizia, nessuna email da leggere e nessun aggiornamento dagli amici. Se proprio si volevano dare notizie su come stava andando la vacanza ad amici e parenti, si inviava una cartolina, che con molta probabilità sarebbe arrivata dopo il nostro ritorno. Di questi tempi invece non ci stacchiamo mai completamente dai nostri interessi – che siano affari o semplicemente hobby – come se stessimo sempre a casa. Continuiamo ad aggiornare i nostri stati corredando le bacheche dei social network con le foto delle vacanze magari mentre abbronzatissimi siamo distesi in spiaggia.


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Ma quanti di noi sono in grado di prendersi una pausa dalla vita di tutti i giorni durante le ferie, riuscendo ad abbandonare Facebook, Twitter et similia? La connettività costante è una condizione imprescindibile della società moderna? Ed è una cosa positiva? Quali possono essere gli effetti collaterali dell’essere tagliati fuori dalla comunicazione contemporanea? Domande a cui ha cercato di rispondere Mashable.

LE STATISTICHE PARLANO

Un recente sondaggio della compagnia alberghiera Marriott effettuato su un campione di adulti americani ha rivelato che tra coloro i quali sono disposti a rinunciare a qualcosa durante la vacanza per ottenere uno sconto del 25%, solo il 26% rinuncerebbe allo smartphone o al tablet. Allo stesso modo un altro studio di Time suggerisce che in generale gli adulti degli Stati Uniti non sono disposti a separarsi dai loro cellulari. In effetti il 45% degli intervistati ha dichiarato di non poter stare senza il cellulare per più di qualche ora, e solo il 19% ha detto che poteva gestirsi autonomamente senza telefono per una settimana. Lo stesso sondaggio ha rivelato poi che controllare il telefono spesso è diventata un’abitudine seria per molti. Una persona su quattro lo controlla ogni 30 minuti, mentre uno su cinque ogni dieci minuti. Nell’anno solare fino a febbraio 2013, il 77% degli intervistati ha portato uno smartphone con sè in vacanza, mentre il 47% un tablet o un computer portatile. Con questi dispositivi, il 75% controlla la mail personali, il 38% controlla la posta di lavoro mentre il 39% ha postato almeno un aggiornamento sui social network.

Non sono da meno i cittadini del Regno Unito quando si tratta di rimanere offline. I dati di T-Mobile hanno rivelato che almeno quattro cittadini su dieci accedono a Facebook e Twitter, almeno una volta al giorno durante i loro viaggi all’estero. È stato perfino coniato il termine “smoasting” (l’atto di vantarsi sui social media) riportando come un considerevole 60% dei cittadini britannici “non può fare a meno di vantarsi attraverso i social network”, mentre in vacanza oltre il 50% viene geolocalizzato su Foursquare pubblicando spesso foto in spiaggia o davanti a un piatto prelibato solo per far invidia a un amico.

Dato che la vacanza offre una pausa naturale dalla routine quotidiana, non avrebbe più senso spegnere i dispositivi collegati a internet e utilizzare questo tempo per allontanarsi dal mondo esterno? «Non tutte le persone concepiscono la vacanza allo stesso modo», ha raccontato a Mashable Pamela Rutledge, direttore del Media Psychology Research Center, «Alcuni stanno cercando di allontanarsi dalla loro routine e rilassarsi, magari connettendosi solo con gli amici. Altri vogliono uno stacco completo dalla vita quotidiana, facendo alpinismo o safari in Africa, mentre altri ancora si concedono una pausa sapendo che tuttavia lavorare a distanza è ancora necessario. Forse la domanda non riguarda i social media, ma di che tipo di rottura si vuole mettere in atto quando si va in vacanza. È un momento di riflessione o un momento di connessione sociale?»

In un recente sondaggio di MyLife.com denominato «sovraccarico da social media», il 52% degli adulti statunitensi ha detto di voler prendere una pausa da uno o più social network. Guardando specificamente a Facebook, il Pew Research Center stima che la percentuale di coloro che hanno volontariamente preso una pausa per diverse settimane dai socialmedia si attesta intorno al 61%.Quindi, è la vacanza il momento perfetto per mettere in pratica questa strategia? E quali sono alcuni dei vantaggi di una tale rottura.

«Nella vacanza ideale, staccare la spina significherebbe allontanarsi dai social media in modo netto», dice l’antropologo urbano Krystal D’Costa, autore del blog “Anthropology in Practice” su Scientific American. «Siamo così sommersi da informazioni che una pausa offre la possibilità di ripristinare i nostri ritmi».

PERCHÉ NON CI SCONNETTIAMO 

A parte il desiderio di “smoast”, la ragione principale per cui abbiamo scelto di non staccare dai social network durante le nostre vacanze può essere riassunta con un acronimo FOMO (Fear Of Missing Out). «La paura di perdere» descritto da ricercatori dell’Università dell’Essex come «la preoccupazione che le persone hanno che altri potrebbero divertirsi e fare esperienze più gratificanti di loro. Si caratterizza come il desiderio di rimanere costantemente connessi in modo tale da sapere sempre ciò che gli altri stanno facendo». Altre ricerche di MyLife.com attestano che ben il 62% degli adulti americani soffre di questa condizione, mentre il Time riporta che un terzo degli intervistati nel suo studio di mobilità ha ammesso che stare senza il cellulare, anche solo per brevi periodi, li faceva sentire «ansiosi».

I livelli di FOMO possono variare. Se ci si scollega dai social durante le vacanze, si può, come suggerisce D’Costa, sentirsi riposati ma risulteremo ansiosi di metterci al passo con i flussi sociali al nostro ritorno. «La nostra ricerca ha indicato che le persone che hanno bassi livelli di soddisfazione del bisogno avevano più probabilità di segnare alto sulla paura di perdere», spiega Andrew Przybylski, psicologo all’Università dell’Essex. «Gli individui che sperimentano il loro ambiente sociale, vanificando i loro bisogni di base per la competenza, l’autonomia e relazionalità sono stati i più probabilità di avere i più alti livelli di FOMO».

IL LATO POSITIVO DEI SOCIAL MEDIA

D’altra parte, il 62% dei britannici intervistati ha detto che essere connessi ha reso più “facile” trascorrere il tempo lontano dalla famiglia, mentre il 76% degli americani concorda che essere costantemente collegato è principalmente una buona cosa. Ci interessiamo degli amici, di colleghi e coetanei sui social network per avere la loro approvazione tanto in vacanza, come in qualsiasi altro momento. D’Costa dice che «c’è un picco di attività del canale sociale quando le persone sono in vacanza, soprattutto perché le esperienze rappresentano un’anomalia rispetto alla normalità del giorno per giorno. Di fronte all’inconsueto, cerchiamo rassicurazioni dai nostri contatti. Quei like e quei commenti diventano importanti. Così come quando altre persone condividono le nostre esperienze». Secondo D’Costa «in una cultura così orientata verso il lavoro, avere l’approvazione della vacanza da parte degli amici diventa importante. In poche parole ci si può sentire un po’ meno in colpa se si sta sdraiati a bordo piscina, ma se qualcuno commenta “Bello! Te lo meriti! Goditela!”.

Twitter: @FabrizioMarino_

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