5 Agosto Ago 2013 1359 05 agosto 2013

Basilicata, il trasporto “fantasma” di scorie nucleari

Notizie, smentite e depistaggi

Altri Fusti A Bassa Radioattivita Presenti Nel Centro Presenti A Rotondella

Il 17 luglio Nicola Piccenna, giornalista de L’Indipendente Lucano, scrive una “strana” lettera aperta al viceministro agli Interni Filippo Bubbico (Pd), lucano, suo storico avversario di tante battaglie mediatiche e giudiziarie. Non è una lettera qualunque. Nella missiva si chiedono notizie sullo stato di conservazione dei rifiuti radioattivi del Centro Itrec, Impianto di Trattamento e Rifabbricazione Elementi di Combustibile, di Rotondella (Matera), costruito tra il 1965 e il 1970 dal Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare, oggi trasformato in centro di ricerca e deposito temporaneo di scorie radioattive in parte di provenienza statunitense. «Se nulla sa – scrive provocatoriamente Piccenna – potrebbe cortesemente informarsi e fare sapere qualcosa ai suoi concittadini lucani, magari prima del 29 luglio prossimo?».

Perché nella lettera si fa riferimento proprio a quella data? Quasi nessuno presta attenzione a quel riferimento temporale. E la notte del 29 luglio, assieme al collega Ivano Farina, Piccenna è appostato davanti ai cancelli del centro Itrec di Rotondella con una telecamera. A un certo punto comincia a crearsi trambusto: sul posto si aggregano, secondo il suo racconto, circa trecento agenti delle Forze dell’Ordine tra Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza. Alle tre e dieci circa si vede uscire dai cancelli del centro un camion particolare di colore marrone, che sembra essere dedicato al trasporto e alla conservazione di materiale speciale. Per far passare il mezzo i militari bloccano un’intera corsia della Strada Statale 106 jonica. I giornalisti lo seguono e ne scoprono la destinazione, l'Aeroporto Militare di Gioia del Colle. Il 30 luglio Piccenna ne dà notizia sul suo blog.

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Cosa trasportava quel camion, per giustificare un tale dispositivo di sicurezza? Per più di ventiquattro ore nessuno dice nulla. Non si esprimono il Responsabile del Centro di Rotondella, Edoardo Petagna, né il Comandante dell'Aeroporto Militare di Gioia del Colle. I sindaci di tutti i Comuni interessati dal transito, compreso quello di Rotondella, cadono dalle nuvole, proprio come Vito De Filippo, Presidente della Regione Basilicata, e Nichi Vendola, presidente della Puglia, l’altra regione attraversata per lunghi tratti dal convoglio. Ma soprattutto, per l’intera giornata, non fanno sapere nulla il Governo e la Sogin, la Società di Stato responsabile della bonifica ambientale dei siti nucleari italiani, tra cui quello di Rotondella.

È prevedibile, perciò, che si diffondano timori. Preoccupato e preoccupante è il comunicato stampa diramato dal senatore del Movimento 5 stelle Vito Petrocelli, il quale, richiamandosi a fonti non meglio precisate, paventa pericoli di «fuoriuscita di materiale radioattivo dalla piscina di raffreddamento» delle scorie o «della poltiglia generata dal riprocessamento» di barre nucleari. Un’ipotesi che avrebbe potenziali conseguenze catastrofiche. Il timore si diffonde sul territorio: tremano i turisti, che si bagnano nelle acque del Mar Jonio a poche centinaia di metri da lì, ma soprattutto tremano gli agricoltori (principale fonte di sostentamento del territorio) preoccupati per l'immagine dei loro prodotti sul mercato nazionale ed estero. Del resto lo stato di allerta, in quell’area lucana detta metapontino, è più alto che altrove, soprattutto da quando, nel novembre 2003, il Governo propose di situare a dieci chilometri da Rotondella, in località Scanzano Jonico, il sito unico nazionale di scorie radioattive, salvo poi fare marcia indietro in seguito a una veemente protesta popolare (o forse per altre ragioni ancora ignote). 

Piscina con le barre di Elk River (Foto di Pino Suriano)

I politici locali, insomma, sanno bene quanto la questione sia calda, anche in vista delle elezioni regionali previste per il prossimo autunno. E così inizia “il giro” delle interrogazioni parlamentari per far luce sulla vicenda. All’appello non manca nessuno: Pdl, Pd, Sel e M5s. La notizia arriva presto anche sul blog di Beppe Grillo, dove si annuncia che le immagini, in fase di montaggio, saranno trasmesse anche sulla web tv “La Cosa”. I due giornalisti autori dello scoop, però, penseranno bene di concedere l’esclusiva al sito del settimanale Oggi e nei giorni successivi sarà proprio il senatore pentastellato Vito Petrocelli ad attaccarli, accusandoli di aver anteposto il proprio interesse personale a quello di una gestione comune della vicenda. «Può darsi che lo scoop renda qualche spicciolo o un po’ di notorietà» scrive il senatore «ma di sicuro ha fatto perdere un’occasione di crescita a tutti noi, con il coinvolgimento popolare e democratico dei cittadini».

Nel pomeriggio del 30 luglio, intorno alle 15.10, sul sito di un giornale lucano compare una notizia che avrebbe dello straordinario: dal centro Itrec, nella notte del trasporto, sarebbero uscite le barre di uranio della centrale Elk River. Si tratterebbe, con precisione, di 84 barre di uranio torio giunte a Rotondella negli anni tra il 1969 e il 1971, per l’operazione di riprocessamento e recupero. Un processo effettivamente realizzato solo per 20 delle 84 barre e non per le altre 64 ora custodite in una “piscina” che funge da schermo per la radioattività. 

L’improvviso rimpatrio delle barre rappresenterebbe l’addio ad una pericolosa “spada di Damocle” sulle teste dei lucani. Basti pensare che quelle barre, come rivelò un cablo reso noto nell’ambito delle rivelazioni Wikileaks, (qui il cablo) nel 2005 erano state oggetto di una trattativa tra il Governo Italiano, per il tramite Gianni Letta, e l’Ambasciata statunitense, proprio per il loro potenziale elettorale. In vista della campagna elettorale l'ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, per garantire maggior consenso al centrodestra in Sud Italia, con particolare interesse per la conquista elettorale della "decisiva Puglia" (“a key battleground in the April 9 elections”) si era rivolto all’alleato americano. Nulla da fare: gli Usa, nonostante l'autorevole preghiera, avevano detto di no. “Unfortunately […] it cannot accept the Elk River material”.

Tornando al 30 luglio, qualche minuto dopo la diffusione della notizia, una nota stampa di Sogin sembra confermare l’addio delle barre: «Si è concluso oggi il rimpatrio negli Usa di materiali nucleari sensibili di origine americana, che erano custoditi in appositi siti in Italia per attività di ricerca e di sperimentazione». Nella stessa nota si chiarisce, inoltre, che la spedizione è avvenuta «in ossequio agli impegni presi dall’Italia in occasione del Vertice sulla Sicurezza Nucleare a Seoul nel marzo 2012 nell’ambito di un Accordo internazionale tra Usa ed Euratom sull’utilizzo dell’energia nucleare a scopi pacifici». La conferma è solo apparente: si parla, infatti, solo di “materiali sensibili”, non delle famose barre.

Nel giro di poche ore, infatti, da fonti interne del centro Itrec, confermate dall’associazione ambientalista “No Scorie Trisaia”, si sosterrebbe che le barre non si sarebbero mosse da lì: sarebbe uscito solo, a quanto pare, circa un kg di uranio, non le barre di Elk River. Nonostante in serata la smentita sia già nota a tutti sul territorio, l'indomani su alcuni giornali c'è ancora la notizia dell'addio delle barre, che genera confusione e qualche illusione. Anche Repubblica continua con la notizia imprecisa, e solo in giornata il sito del quotidiano diretto da Ezio Mauro la corregge, sottolineando che l'errata informazione sarebbe giunta da “fonti di Polizia”. L'autore del pezzo,Giuliano Foschini, qualche ora dopo twitta: «Hanno trasportato scorie di nascosto. Non dicono cosa. Hanno mentito anche ai controllori. Non è bella la storia di #Rotondella». È stato solo un errore di interpretazione giornalistica, o la premeditata volontà, da parte di qualcuno che ha fornito informazioni, di ingenerare l’equivoco?

Barre di Elk River  (Foto di Pino Suriano)
Intanto il 1 agosto è il giorno in cui dovrebbe chiarirsi la questione essenziale: cosa è uscito, precisamente, dal centro Itrec la notte del 29 luglio? La risposta arriva in Commissione Ambiente della Camera, a seguito dell'interrogazione dell'Onorevole Cosimo Latronico (Pdl). Spiega tutto il sottosegretario all’Ambiente, Marco Flavio Cirillo (Pdl). «Il materiale nucleare trasportato da Rotondella a Gioia Del Colle lunedì era biossido di uranio (UO2), 1.050 grammi, con uranio totale pari a 920 grammi, con arricchimento non superiore al 91%, per circa 828 grammi di uranio 235. Il trasporto è avvenuto secondo le regole internazionali come certificato dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale)».

altre chiavi di lettura interessanti erano arrivate dall’intervista rilasciata dal viceministro Bubbico alla Gazzetta del Mezzogiorno, dichiarando: «Gli Usa non sono stati certo contenti di prendersi quei rifiuti» aveva detto, aggiungendo che gli Stati Uniti «si debbono riprendere le barre. È scritto. Al più presto possibile. Se facciamo un casino in Basilicata, però, e nelle altre parti d’Italia non succede nulla per questi trasferimenti, come si evince dal comunicato Sogin, allora la restituzione potrebbe essere rallentata. Se avessimo la testa sul collo non faremmo tutto questo casino quando si fa una cosa che da anni auspichiamo. Se quando si comincia a fare una operazione di questo genere montiamo tutto questo caos agevoliamo o complichiamo l’operazione barre di Elk River negli Usa?». E sulla mancata trasparenza aveva risposto: «Il materiale trasportato è di interesse per gruppi terroristici o no? E se fosse di interesse terroristico si può dire che dobbiamo trasportarlo da lì a lì? Ma in che Stato vivremmo noi? Vivremmo nella giungla».

Il trasporto quindi sembrerebbe una buona notizia per i territori coinvolti: l’inizio di una graduale processo che prevedrebbe anche l’addio delle barre. Le parole di Bubbico, però, vanno messe a confronto con quelle di Corrado Alfieri, responsabile Sogin per il Sud Italia, che il giorno dopo, al Tavolo della Trasparenza convocato dal governatore lucano Vito De Filippo per chiarire la questione, ha smentito che possa esserci un accordo politico per il trasferimento delle barre: «Quando andranno via? – si legge dal resoconto del quotidiano online metapontino.it  – Non c'è una data precisa, quello che è certo è che stiamo lavorando affinché vengano messe nelle condizioni per essere trasferite con dei contenitori speciali. Non c'è accordo sul trasferimento, è una questione politica». Insomma, in merito alle barre, per ora, non c'è niente di definito. 


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Alcuni elementi del “misterioso” trasporto possono essere definiti in modo chiaro.

1. Dal centro non sono uscite le barre di Elk River ma biossido di uranio, circa 1 kg dei 12 ancora rimanenti nel centro (che gli Usa, con ogni probabilità, verranno a prendersi con convogli top secret simili a quello del 29, in almeno due tornate).

2. È stato assicurato che l’evento non è stato legato a incidenti o situazioni emergenziali nella gestione delle scorie.

3. Il segreto e lo “scavalcamento” delle autorità locali è stato richiesto comprensibilmente dagli Usa per ragioni di sicurezza internazionale (il materiale è considerato di interesse militare) e per l’evidente delicatezza della questione, come hanno “pacificamente” accettato quasi tutti i sindaci dei comuni confinanti con il centro.

4. Non c’è stata contaminazione nelle aree coinvolte dal tragitto del carico, come hanno certificato prima l’Arpa pugliese e poi, il giorno dopo, quella lucana.

5. Altri trasporti simili a quelli del 29 luglio avverranno nei prossimi mesi per rimpatriare il restante materiale simile (con data e ora naturalmente top secret).

Assieme ai punti più o meno chiari, rimangono delicati punti di domanda.

1. Si è trattato dell'inizio di un'operazione di smantellamento complessivo dei rifiuti oppure gli Usa sarebbero sì interessati a prendersi l’uranio “non irraggiato”, cioè “fresco”, attivo, mentre non hanno alcun interesse a rimpatriare il fardello delle barre arrivate quarant’anni fa per essere rigenerate, e per la cui sistemazione bisognerà attendere (e chissà per quanto ancora) la definizione e la realizzazione del deposito nazionale di scorie?

2. E ancora, chi ha fatto trapelare le notizie? Sono uscite dalla Sogin, dal ministero dell’Interno? Da Roma, da Rotondella, da Matera?

3. È un caso che le informazioni siano arrivate a Piccenna, avversario di chi, seppur indirettamente, doveva gestire l'operazione sicurezza, cioè il viceministro Bubbico?

Le domande non sono senza rilievo: in base a quanto segnalato dai giornali nei giorni scorsi, sarebbe stata aperta anche un’inchiesta per fuga di notizie riservate.

C’è poi la dimensione internazionale della vicenda, che suscita ulteriori domande.

1. Cosa faranno gli statunitensi di quel materiale?

2. Ha in sé un interesse produttivo e commerciale, come qualcuno ritiene, o viene portato via solo per il timore che possa finire nelle mani sbagliate?

3. I trasporti segreti di Rotondella e delle altre centrali sono in qualche modo connessi con l'allarme terrorismo lanciato da Obama in questi giorni?

Ma a togliere il sonno al popolo lucano, rimane il timore che qualcosa non vada all’interno del centro. Intanto Piccenna è tornato a scrivere sulla vicenda, riproponendo la stessa martellante domanda fatta a Bubbico nelle scorse settimane: «quale è lo stato dei serbatoi di poltiglia radioattiva (residuo del riprocessamento delle barre di combustibile)?». Che non sappia anche questa volta qualcosa di sconosciuto ai più? Lo stesso giornalista, per lunedì 5 agosto ha lanciato una sorta di sfida a tutti i giornalisti e ai parlamentari lucani che lo avevano tacciato di allarmismo: andare tutti insieme davanti al centro, visitarlo e controllare di persona lo stato dei serbatoi.

Leggi il blog di Pino Suriano

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