17 Agosto Ago 2013 1030 17 agosto 2013

Niente crisi: il secondo boom industriale del gelato

Una storia italo-americana

Gelato Art

Claudio Risso, sindacalista Cisl «da una vita», lo dice convinto: «No, una crisi nel settore di produzione di gelati in Italia, proprio non la ricordo». E anche se - racconta lui - il settore alimentare «tocca ora il picco della congiuntura negativa», nell’estate 2013 un modo per prendersi una pausa dalla crisi c’è. Basta parlare di coni e coppette. Tra 2010 e 2011 la crescita della produzione di gelato industriale nel Bel Paese è stata del 3,1% (nel 2011 il fatturato era pari a 1,34 milioni di euro). Ma il segno più domina l’intero settore dei surgelati: se nel 2010 il fatturato complessivo è stato di 4 milioni di euro circa, nel 2012 è salito a 4,1 e la previsione per il 2013 è di 4,2 milioni di euro.

Ce n’è quanto basta a risollevare l’orgoglio nazionale. Anche perché l’export di gelati industriali supera l’import di 66 milioni di euro, e ha un’incidenza del 17,9% sulla produzione a valore. Dati che incoraggiano quell’immagine già piacevole che gli italiani hanno del gelato. Stando a un sondaggio commissionato a Eurisko dall’Igi, l’Istituto del gelato italiano, il dolce piace al 95% degli italiani, che gli associano un’idea di piacere (95%), allegria (84%), compagnia (75%), libertà (55%) e auto gratificazione (50%).

Se l’intero settore dei surgelati è composto da circa 400 aziende (Claudio Risso), il mercato del solo gelato è fortemente concentrato, e coperto all’80% da soli tre marchi: Algida, Motta e Sammontana (fonte Aidepi). Solo l’ultima resta ancora interamente italiana, mentre le altre due appartengono alle multinazionali Unilever e Nestlé, gruppi che negli anni hanno assorbito molti dei produttori più piccoli.

Nate all’indomani della Seconda guerra mondiale, le principali aziende che producono gelati hanno una storia che si intreccia tutta a quella della nazione. E negli anni hanno regalato prodotti, personaggi e jingle ormai parte del costume nazionale.

Stefano Accorsi nella pubblicità del Maxibon Motta nel 1995

Nell’Italia del piano Marshall

Se la ricetta del gelato artigianale nasce per celebrare il matrimonio di Caterina de’ Medici con Enrico II re di Francia nel 1533, è negli Stati Uniti che Jacob Fussel, lattaio di Baltimora, «getta la prima pietra per l’industrializzazione del prodotto», racconta l’Igi, trasformando un’eccedenza di panna messa in ghiacciaia in un nuovo prodotto, poi realizzato su larga scala. Sempre negli Us nasce la macchina per il ghiaccio artificiale di Carré & Linde (1859) e l’indispensabile frigorifero (1867).

Non sorprende allora scoprire che la latteria Sammontana - fondata nel ’46 a Empoli da Romeo Bagnoli - avvia la prima meccanizzazione della produzione di gelato solo dopo che i fratelli Bagnoli trovano pezzi di macchinari per produrre ice-cream lasciati dall’esercito americano in un deposito di ferri a Genova.

E non stupisce leggere di Alfred Wiesner, fondatore nel 1954 a Roma della Algida, insieme a Italo Barbiani, un ex lavoratore della Gelateria Fassi. Wiesner, ingegnere jugoslavo ebreo internato nel campo di Ferramonti di Tarsia, viene liberato nel settembre del 1943 dai soldati americani. Sono proprio loro, vista la sua partecipazione alla resistenza, a regalargli due macchine per produrre gelati.

1948, il Mottarello, il primo ice-cream italiano

E c’è ancora America dietro il primo gelato industriale italiano. È il 1948 quando Angelo Motta, già produttore milanese del famoso panettone, inventa il gelato su stecco al fiordilatte, il Mottarello, simbolo «di uno stile di vita nuovo, quello evocato dall’ice-cream americano, che nel dopoguerra del piano Marshall vuol dire spensieratezza e ricchezza economica», racconta l’Igi. Fu infatti Harry Burt, a inventare nel 1920 il gelato da passeggio, usando lo stecco di un lecca lecca come supporto di un gelato ricoperto di cioccolato. Lanciato sul mercato l’estate successiva, il Mottarello è il prodotto grazie al quale anche il gelato, per la prima volta in Italia, diventa consumo di massa, esattamente come successo con il panettone.

Negli anni ’60 l’ice cream su stecco fa il paio con l’automobile, con il frigorifero, la televisione o le vacanze estive: è il simbolo di un nuovo benessere economico celebrato anche dagli spot del Carosello. «Tra un Camillino, un Arlecchino, un Fortunello e un Allegretto, nel 1965 iniziano ad andare in onda le simpatiche storielle di Gino Pestifero, scritte da Giovannino Guareschi per i gelati Tanara», racconta l’Igi. Oggi la Motta è una società per azioni, con un ramo di produzione del gelato acquistato nel 1993 dalla multinazionale Nestlé insieme alla Antica gelateria del Corso (entrambi parte di Italgel dagli anni Settanta, gruppo Iri-Sme), e un ramo di prodotti da forno – tra cui il famoso panettone – che dal 2009 appartiene a Bauli Spa. 

Le storie di Gino Pestifero, lo spot da Carosello dei gelati Tanara, azienda fondata da Giovanni Tanara nel 1960, acquisita da Italgel nel ’76. È il  1993 quando Italgel - cui appartegono già Gelati Motta, Antica gelateria del corso e La Valle degli Orti - viene acquisita da Nestlé Italia Spa

1970, frigoriferi e Barattolino Sammontana

È il 1970 quando nasce il primo gelato confezionato in formato famiglia: il Barattolino Sammontana, una confezione di metallo prima e di plastica poi, dalla capacità di un litro. Entra nelle case italiane nello stesso momento in cui si diffondono i frigoriferi. Altro non è, il Barattolino, che l’evoluzione industriale di quello consegnato dalla latteria di Romeo Bagnoli - fondatore della storica azienda di Empoli - negli anni ’50 ai bar della zona, un barattolo di metallo contenente sei litri di gelato.  

L’evoluzione negli anni del famoso Barattolino Sammontana, il primo gelato confezionato in formato famiglia

Nel giugno 2008 Sammontana ha rilevato da Barilla Holding S.p.A., la GranMilano S.p.A. cui appartengono i marchi Sanson, Mongelo e Tre Marie. Operazione che porta la Sammontana tra i primi produttori di gelato in Italia. 

Anni ’90: il multipack al supermercato

Negli anni Novanta una nuova svolta nell’industria del gelato: diminuisce la vendita dei gelati al bar e aumenta quelle nei supermercati, dove compaiono confezioni multipack da asporto e vaschette. Dal 1994 al 2007 il multipack aumenta del 68%, eguagliato solo da vaschette e secchielli, +67,8% (dati Igi-Aidepi). Una tendenza che si afferma anche negli ultimi anni del 2000: 

È negli ultimi 15 anni, secondo le elaborazioni Igi su dati Aidepi, che i consumi di gelato industriale si sono attestati attorno ai 4 kg pro capite. Dal 1994 a oggi la produzione è stata tra le 220 mila e 270 mila tonnellate. 

Il 2000: gelato senza glutine, senza lattosio e colesterolo

È negli anni 2000 che i grandi gruppi di produzione sperimentano anche linee pensate per le intolleranze alimentari. Ciascuna offre i propri prodotti con cartelloni esposti nei bar e supermercati. Così fa ad esempio Algida, azienda cresciuta negli anni attraverso le acquisizioni di marchi italiani come Soave, Chiavacci, Eldorado e acquisita, a metà degli anni Sessanta, dal gruppo anglo-olandese Unilever, prima realtà del settore ad aver suscitato l’interesse dei grandi gruppi internazionali.

Twitter: @SilviaFavasuli

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