16 Settembre Set 2013 1000 16 settembre 2013

La Costa e l’Italia, appese al filo del salvataggio

Una metafora italiana, ieri come oggi

Costa Concordia Recupero

Che cosa incredibile, questo maledetto relitto che ci perseguita come una potente metafora italiana. La cosa che più stupisce è che la Costa Concordia era un simbolo dell’Italia a picco già nel 2012, quando si adagiava sui fondali del Giglio togliendoci il fiato in una notte di emergenza e di orrori, e lo è ancora oggi, quando dovrebbe ritornare a galla con un enorme dispiego di mezzi. Era la metafora della fuga con il duello tra capitan Schettino e Capitan De Falco, lo è oggi con la ricomparsa dell’unica istituzione italiana credibile, quella che non a caso si occupa delle emergenze, la Protezione civile.

Ma la Concordia - nel tempo della decadenza che non decade - è oggi la migliore metafora del salvataggio precario, che in Italia non è mai definitivo, e che porta con se una pena, in questo caso il contrappasso di una possibile scia di veleni, ettolitri di solventi, agenti chimici e carburanti, e (secondo qualcuno) persino lo sprigionarsi di una piccola nube di gas. La Costa Concordia è metafora italiana con i suoi calcoli infiniti e i suoi costi ovviamente lievitati (speriamo non gonfiati) come in tutti gli appalti italiani. La Costa è metafora della delocalizzazione, perché è già lotta per il cantiere che la dovrà smaltire, la Toscana vorrebbe tenerla per se, e spolparla come una scheletro, perché si tratta di un lavoretto da cento milioni di euro, mentre la Costa voleva demolirla in Turchia (perché lì, ovviamente, la manodopera costa molto meno e la compagnia risparmierebbe).

Insomma, non so se riusciremo ad emergere davvero da questo naufragio, se riusciremo a liberarci dal relitto, che in questo paese diventa sempre monumento, come nel caso dell’Itavia di Ustica, che oggi è addirittura ospitato in un museo. La Concordia è oggi metafora anche sul piano giudiziario, dove sembra che il capitano Schettino si dichiari già innocente, vittima di un errore giudiziario, e addirittura perseguitato.

Intanto, mentre ci distraiamo con la cronaca, in Parlamento continua la saga provvisoria e quindi infinita della decadenza: sembrava che finalmente nella giunta del Senato qualcosa che non sia la melina potesse accadere con il voto di mercoledì, ma la guerra si è già spostata in Aula, a Palazzo Madama, dove l’imminenza di un voto segreto ha riattivato l’eterna saga dei potenziali franchi tiratori, con tanto di “trucco dell’indice” escogitato dal senatore piddino Miguel Gotor per poter identificare i traditori. Ma questa è l’ultima follia italiana, il tradimento come motore della storia nazionale: dal tradimento di Craxi a quello di Berlusconi, dal tradimento di Prodi a quello di Bersani, noi siamo sempre lì, sospesi tra la sorpresa di chi abbatte gli idoli di ieri e la catastrofe che sommerge tutti. “C’est la decadence”, cantava Ivano Fossati, molto prima che che la giunta votasse. 

Twitter: @LucaTelese

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook