16 Settembre Set 2013 1955 16 settembre 2013

Se un cancello a Brera rende ancora grande Milano

La rubrica del Genio del male

Brera Orto

Francesi e austriaci in tempi e modi diversi hanno occupato la città di Milano. Mentre però l’occupazione francese ricorda per certi versi quella spagnola, il riformismo austriaco ha lasciato un segno profondo nelle opere pubbliche, nei musei e nelle biblioteche. È in questo momento che viene inaugurato il Teatro del Piermarini e inizia anche la numerazione delle case.

La visione della città di Maria Teresa tende ad apparire come un discorso organico in cui gli edifici sono frasi da coordinare, da subordinare, ma non certo da interrompere. Un chiaro esempio di questo discorso lo si può leggere là dove il riformismo teresiano incontra il tema dell’istruzione e della catalogazione per fini didattici, come per esempio accade nell’articolazione degli spazi che riguardano un’antica “braida” vicino al corso del naviglio, cioè Brera.

Prima che sorgesse il convento degli Umiliati e poi, dopo la soppressione, il palazzo dei Gesuiti, la “grande Brera" era soprattutto una grande braida cioè un terreno incolto. Lì il pragmatismo teresiano aggancia il tema del giardino e trasforma la braida dei Gesuiti in un Orto Botanico. Ma rispetto allo spirito francese che prediligeva una visione ludica e di intrattenimento sociale, quello austriaco vede lo spazio braidense in funzione pratica, con un preciso sbocco sulla Spezieria.

In linea con il “genius loci” e con il desiderio di non interruzione del discorso cittadino, l’architetto Moncada ha pensato oggi ad un “passaggio” – cioè ad una forma di limite e di accesso – per risolvere l’introduzione all’Orto. Sembra ovvio, ma non lo è: si poteva anche mettere un muro per separare i volumi che compongono il complesso di Brera. Invece è bastata una semplice cancellata semiellittica con dei cimieri stellari per avvertire il flâneur milanese che il cancello che vede non è che un cannocchiale che ora punta l’occhio verso il giardino ma che, varcata la soglia, tra vasche e piante esotiche, lo dirigerà verso il cielo. E tutto ciò senza neppure uscire da quel grande "discorso" che già sin d’ora può chiamarsi Grande Brera: dalla pinacoteca alla biblioteca all’osservatorio a palazzo Citterio.

I burocrati rissosi imparino da Maria Teresa la quale, benché abbia ereditato un impero in bancarotta e dei ministri immobili come cariatidi, ha portato a termine un progetto unitario da vera esposizione universale.

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