18 Settembre Set 2013 1400 18 settembre 2013

Insegnare a leggere? Lo fa uno scrittore a scuola

Il progetto Piccoli Maestri

Piccoli Maestri 2

Capita a molti autori di andare ad acchiappare grandi e piccoli lettori e lasciarsi acchiappare da loro nelle aule di scuola, interrompendo una lezione, salvando qualcuno da un’interrogazione, ascoltando e raccontando. Lo faceva Gianni Rodari, qualche decennio fa, tra l’ora di grammatica e quella di fantasia. Pirandello non so, ma se non gli è mai capitato, un po’ mi dispiace per lui. Vanno a scuola e nelle scuole, oggi, tanti scrittori grandi e piccoli, anche seguendo un progetto interessante e intrigante, che porta il nome di Piccoli Maestri. E non so se l’autore in questo caso si fa più piccolo o più maestro...

C’è sempre un marmocchio esuberante che alza la mano e ti chiede, strillando, se davvero fai lo scrittore. Tu sorridi e un po’ ci pensi, se scrittori si è o li si fa, ma prima di poter abbozzare una risposta, anche solo con un cenno del capo, quello rincara la dose: «E perché sei vivo?!»
Vien da pensare che alcuni autori morti da un pezzo sono più vivi che mai - Pirandello e Rodari, per esempio - mentre altri ancora tra noi sono già morti da un po’ e nessuno si è preso la briga di avvertirli... Però è questo uno dei motivi che spinge uno scrittore a incontrare i lettori, propri o altrui: non tanto far sapere di essere in vita, quanto sentirsi vivo e parte del mondo, spesso grazie agli occhi attenti e alle domande impertinenti dei ragazzi.

Ci sono i festival, sempre molto affollati, ci sono gli incontri con gli autori in biblioteca o in libreria, ma i Piccoli Maestri percorrono un sentiero diverso, un po’ nell’ombra. Prima regola: vietato parlare di sé. Seconda regola, di conseguenza, raccontare ai ragazzi un libro, leggendone qualche pagina, che per te sia stato importante, quando, dove, come, lo scopriremo insieme.
Elena Stancanelli, tra le anime più attive del progetto, si accompagna con Franny e Zooey, di J.D. Salinger. Alzi la mano chi lo ha letto. Alzi la mano chi forse un giorno lo leggerà. Non c’è un metodo, in questa ora e mezza di intervallo letterario: la didattica è una cosa seria e va lasciata agli insegnanti, ma spesso la curiosità instillata nella fantasia di un ragazzo non è compresa in quella stessa didattica, che diventa allora un po’ troppo seria. Un’ora e mezza, non di più.
Il contagio non chiede più tempo di quello.

C’è molto Calvino tra i libri proposti e sono tanti raggi di sole. Mi vien da pensare che ai miei tempi, al liceo, a Calvino nemmeno ci arrivammo, almeno credo, o forse ricordo male... C’è Beckett e John Fante, il Truman Capote di Colazione da Tiffany, e io che pensavo fosse solamente un film... C’è Sofocle e c’è Virginia Woolf, Osvaldo Soriano ed Emilio Salgari, Hemingway e Conrad. Ad avere in casa tutti i libri proposti si potrebbe vantare una piccola biblioteca niente male. Già, perché possedere una copia del libro che si ama non ha uguali, nemmeno nell’elettronica.

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Sono piccoli, i Piccoli Maestri, forse perché raccontano di quando erano piccoli davvero e dietro i banchi c’erano loro. Oggi, da maestri per un giorno, il loro posto sarebbe dietro la cattedra, invece no. Meglio davanti, o seduti sopra, con il registro a far da cuscino, o sul davanzale, dondolando le gambe per l’emozione. Mi piacerebbe incontrarne uno dietro la lavagna e farmi raccontare da lui qualche castigo preso quel dì. Vorrei che Gian Burrasca scrivesse un libro, solo per portelo avere nella mia classe, piccolo maestro, per un’ora e mezza.
Mi accontenterò di Elisabetta Mastrocola con il Diario di Adamo ed Eva di Twain. O di Tommaso Pincio, con il Dottor Jeckyll e mister Hyde. Li ho letti entrambi, questi libri, ma me li farei raccontare volentieri.
Vorrei essere alle elementari, per ascoltare le Memorie di una mucca tra una tabellina e l’altra. Poi alle medie con Il corpo di Stephen King, prima di non so quale materia. Che materie si studiano alle medie?! Già che ci sono vorrei essere anche al liceo, per intervallare una versione di latino e una formula di chimica con qualcuno che mi legga una poesia di Neruda.

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Sono belle, le scuole d’Italia, con tutti i loro mille milioni di guai: la carta igienica che non c’è, la campanella che non suona mai, gli insegnanti che guadagnano poco (molti) o troppo (forse pochi, ma comunque troppi...) il tetto che perde quando piove, il parcheggio che non si trova, l’orario più scomodo che mai, i compiti da correggere, i libri che costano cari...
Ogni tanto nella classe si apre una finestra che non dà sulla strada o sul palazzo di fronte, ma sul mondo intero là fuori e qui dentro. È quel piccolo maestro che per campare racconta le storie che scrive e per campare meglio, e sentirsi vivo, racconta quelle che scrivono gli altri.

Twitter: @andreavalente

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