21 Settembre Set 2013 1315 21 settembre 2013

La storia di quattro biblioteche distrutte per sempre

Guerra e cultura

London

La Biblioteca di Alessandria

La leggenda dice che sul muro della sala di consultazione della Biblioteca fosse stata incisa la frase “luogo di cura per l’anima”. E fu proprio per questo che il sovrano Tolomeo I decise di costruire nella sua città, la Biblioteca più ricca e grande del mondo allora conosciuto su suggerimento del filosofo greco Aristotele. Tolomeo mandò i suoi uomini ovunque per cercare manoscritti e opere che sembravano loro interessanti e ben presto, la Biblioteca d’Alessandria si trovò a contenere “tutti gli scritti creati nel mondo”. Studiosi, scienziati e letterati furono chiamati a lavorare nella Biblioteca come Callimaco, Euclide ed Eratostene. Non si sa con esattezza quale fu la fine della Biblioteca. Alcuni studiosi sostengono che andò in fiamme quando Giulio Cesare incendiò nel 48 a.C. la flotta della regina Cleopatra; altri invece attribuiscono la distruzione della Biblioteca a Teofilo, patriarca cristiano di Alessandria, che volle cancellare, assieme al grandioso edificio, tutto il sapere pagano. Secondo altri ancora però, fu solo nel 642 d.C. che la Biblioteca venne totalmente distrutta su ordine del califfo Omar. Oggi la Biblioteca è stata ricostruita e continua a essere una delle più grandi e importanti biblioteche del mondo.

La Biblioteca di Sarajevo

«Quando mi sono svegliata la mattina del 26 agosto ho sentito una particolare ondata di caldo. Ho guardato fuori dalle finestre: la Viječnica era completamente in fiamme. Un’immagine incredibile. Stavo lì a guardarla (...) e non potevo fare nulla. Una sensazione orribile, perché tutti sapevamo quale tesoro immane c’era tra quelle mura» (Kanita Fočak, architetto sarajevese). L’incendio all’edificio della Viječnica, la biblioteca della città, cominciò durante il bombardamento della città di Sarajevo nella notte tra il 25 e il 26 agosto 1992. Si calcola che sia andato perduto l’80% dei libri che documentavano la storia e la cultura della Bosnia ed Erzegovina. Solo alcune manciate di libri si sono salvate. Nel 2011 è partito il progetto “Books 4 Vijecnica” con l’obiettivo di fornire libri all’Università di Sarajevo per sostenere l’istruzione dei giovani.

La biblioteca di Baghdad 

«Gli egiziani scrivono, i libanesi commerciano i libri, ma è a Bagdad che vengono letti» recita un antico adagio mediorientale. Ma dal 2003 non è più così facile. La Bilioteca Nazionale di Baghdad, dalla caduta del regime, è stata incendiata due volte e continuamente saccheggiata. «Molti ignorano che oltre ai libri sono stati distrutti gli archivi. L’archivio Nazionale si trovava al lato della Biblioteca Nazionale. Risultano persi più di dieci milioni di documenti, dal periodo ottomano a importantissimi documenti collegati alla recente storia irachena», è la testimonianza di Fernando Bàez consulente UNESCO, esperto internazionale di biblioteche. Tra i libri spariti ci sono pubblicazioni vecchie oltre mezzo millennio: libri di Averroè, i trattati di Avicenna, edizioni uniche delle Mille e una notte. Manoscritti con le prime traduzioni in arabo di Aristotele, opere di Omar Khayyam, testi di letteratura persiana antica, di poeti sufi, novelle, cronache arabe, mappe persiane, donazioni di letteratura occidentale.

La Biblioteca di Timbuctu

Centinaia di manoscritti che vanno dal IX secolo d.C fino ai giorni nostri. Un sapere che va dall’astronomia al diritto, dalla filosofia alla matematica. È questo il tesoro che era custodito nel Centro Ahmed Baba di Timbuctu, un’istituzione nata nel 1973 per preservare i testi, di valore inestimabile. Il 26 gennaio del 2012 i mujahidin del nord, durante l’occupazione del Mali, hanno dato alle fiamme diversi manoscritti nel cortile della biblioteca. Il direttore del centro, Abdoulaye Cisse ha rivelato che nel corso dell’occupazione la maggior parte dei testi antichi erano stati portati via nottetempo per sottrarli alla furia iconoclastica. Ma il gesto rimane di una gravità incalcolabile: erano opere uniche, originali, la maggior parte delle quali ancora non digitalizzate, quindi perse per sempre».

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