7 Ottobre Ott 2013 1535 07 ottobre 2013

Renzi e quello scivolone sui forestali calabresi

Odore di prima Repubblica

Matteorenziok

Matteo Renzi, il nuovo che avanza? A molti pare di sì, e probabilmente hanno ragione. Eppure nella lunga intervista che il sindaco di Firenze ha rilasciato ieri a La Stampa, c’è un passaggio che odora tanto di prima Repubblica. Una frasetta buttata lì, quasi per caso. Annegata in un mare di battute ironiche ed efficaci. Parlando di spesa pubblica da tagliare, a un certo punto Renzi rassicura il lettore: «Lasciate fare a noi amministratori». Poi cita un esempio che forse era a meglio lasciar perdere: «Il forestale della Calabria deve sapere che con me non verrà licenziato, ma dovrà lavorare moltissimo». Il dubbio assale quasi subito. Si parla degli stessi 10mila forestali chiamati a sorvegliare un’area boschiva di 6.500 chilometri quadrati? «Due volte e mezzo i ranger canadesi che sovrintendono a un patrimonio forestale di 400mila chilometri quadrati», come si divertiva qualche anno fa a comparare il Giornale? Se la risposta è affermativa, nella presa di posizione di Matteo Renzi c’è qualcosa che non va. Il sistema di reclutamento dei forestali in Calabria è stato più volte additato come uno dei più odiosi effetti del clientelismo politico. Uno dei malcostumi italici che è necessario rottamare il prima possibile. Il sindaco di Firenze ne prenda atto. Per confermare che anche in futuro certe dinamiche non cambieranno mai, bastava un qualsiasi esponente della prima Repubblica.
 

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