8 Ottobre Ott 2013 1115 08 ottobre 2013

Vuoi correre in macchina? Va bene, ma paga più tasse

Vuoi correre in macchina? Va bene, ma paga più tasse

Ferrari Autostrada

Nei trasporti la velocità di percorrenza è forse il principale parametro di progresso, basti pensare all’alta velocità ferroviaria. La cosa però non sembra valere per le automobili. Se il treno, infatti, sia pure nelle sole tratte più remunerative, continua ad abbassare il tempo di percorrenza, il tempo necessario per andare da Roma a Milano utilizzando l’auto non si riduce, anzi: aumenta; e non per il traffico, visto che con la crisi anche le autostrade sono meno frequentate. Basti dire che dal 2007 ad oggi i consumi di prodotti petroliferi sono crollati del 25%, anche perché i veicoli sono sempre più efficienti e sicuri. Sicurezza attiva (tenuta di strada) e passiva (protezione in caso di incidente) insieme al contenimento delle emissioni (e quindi dei consumi) sono infatti da tempo i principali driver dell’industria automobilistica. Eppure, pur con auto sempre più sicure, e potenti, la velocità massima consentita non aumenta, come se – ci sia consentito – nell’automotive il progresso fosse più lento che in altre settori.

Certo, più volte si sono si sentite proposte, anche di legge, o riforme del codice della strada che prevedevano l’innalzamento a 150 km/h in alcune tratte autostradali.
Mentre, anche a giudicare dalle sanzioni comminate, la domanda di una mobilità forse un po’ meno sostenibile ma di certo più celere non dovrebbe scarseggiare.
Tuttavia ci chiediamo: può un Paese indebitato come l’Italia regalare kilometri orari ai suoi cittadini? Forse no. Se a ciò aggiungiamo che la teoria economica suggerisce lo spostamento dell’imposizione fiscale al momento del consumo, anche per contenere l’incidenza dell’evasione, si può meglio comprende il senso di una proposta che solo in apparenza, e solo in piccola parte riteniamo provocatoria.

Dunque, a nostro avviso i kilometri incrementali rispetto al limite ordinario potrebbero essere ceduti a titolo oneroso. L’idea, in verità, è piuttosto semplice: si vendono a conducenti in possesso della patente da più di 5 anni, e comunque di età non inferiore ai 25 e non superiore ai 75, pacchetti di km/h da rinnovarsi annualmente. I km/h aggiuntivi sono sfruttabili – in condizioni ottimali – su tutte le autostrade, o meglio in alcuni tratti della rete autostradale. Il prezzo dei pacchetti aumenterebbe in maniera (quasi) esponenziale all’aumentare dei km/h acquistati. Il primo pacchetto, di 20 km/h, potrebbe essere venduto ad un prezzo intorno ai 600 euro per le automobili e a 400 euro per le moto. Chi volesse acquistare tutti i pacchetti, fino a una velocità massima di 250 km/h, si troverebbe a spendere circa 11.000 euro per le auto e circa 5.500 euro per le motociclette. È utile ricordare che 250 km/h è il limite che le case automobilistiche tedesche, tutte tranne Porsche, fissano elettronicamente per la maggior parte dei propri modelli e che in Germania non mancano i tratti di autostrada senza limite alcuno di velocità.

L’acquisto dei pacchetti, tranne il primo, quello fino a 150 km/h, sarebbe subordinato al superamento di un esame di guida veloce, da ripetere ogni 2 anni. La possibilità di acquisto dei pacchetti sarebbe riservata solo alle auto e alle moto immatricolate in Italia, con grande smacco per l’italiano fiscalmente domiciliato in Svizzera, a Montecarlo o, più in piccolo, a San Marino, o ancora beneficiario di (falso) leasing tedesco. L’acquisto del pacchetto darebbe diritto all’esposizione di un bollino speciale, che certifichi il nuovo limite di velocità che il mezzo può raggiungere.

È ovvio che alla vendita dei pacchetti di kilometri orari sarebbe necessario abbinare un contestuale inasprimento delle sanzioni, reso peraltro più facile con la già implementata estensione dell’attivazione del sistema tutor già in essere.

Attenzione, lo ribadiamo, il bollino non è, e non vuol essere, una patente di spericolatezza, tutt’altro; sappiamo di studi che dimostrano che la pericolosità aumenta all’aumentare del differenziale di velocità tra i veicoli e che, realisticamente, le possibilità di non incontrare abbastanza traffico non sono poi così tante. Tuttavia, assumere che non ci possano essere (mai) occasioni per andare (più) veloci, ha più a che fare con le limitazioni delle libertà che con la sicurezza. 

Inoltre una corretta differenziazione dei prezzi di acquisto dei pacchetti premierebbe inevitabilmente le auto e moto più costose ma anche più sicure alle alte velocità. Due esempi, è vero che con poco più di 20.000 euro si possono acquistare auto di segmento B (Punto, 208, Clio, etc) che sono in grado di superare di slancio i 200 km/h, ma crediamo sia difficile che l’acquirente sia disposto a spenderne altri 5.000 per raggiungerli (serenamente) in autostrada; al contrario per un’acquirente di una Lamborghini Aventador (oltre 330 mila euro) non dovrebbe essere un grosso problema spendere più di 10.000 euro per non prendere multe e perdere punti, specie nel caso in cui venga abolito il superbollo che non ha portato affatto gli effetti sperati.

Secondo nostre prime e sommarie stime, il ricavato per lo Stato potrebbe facilmente superare il miliardo di euro, importo che oggi si ricava oggi da tutto il sistema delle contravvenzioni, di cui solo una minima parte, poco più del 10%, riguarda i limiti di velocità. A tale cifra andrebbero aggiunti gli effetti indiretti della vendita dei pacchetti di velocità, qui non considerati: maggior gettito per accise e maggior iva incassata, dovuta a maggior consumo di materiali soggetti a usura, come gli pneumatici.

La nostra proposta, almeno per ora, è solo una bozza, un ballon d’essai, però potrebbe essere sviluppata e magari discussa; nell’ottica di spostare la tassazione sui consumi e di accrescere la consapevolezza degli automobilisti ma soprattutto in quella, più ampia, del progresso.

Twitter: @ilFrancoTirator

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