14 Ottobre Ott 2013 1200 14 ottobre 2013

La startup italiana di biomusica che piace a Will Smith

Si chiama “Biobeats”

Biobeats

Il battito del cuore che diventa musica, tramite iPhone. Si può fare con “Pulse”, la prima app prodotta da Biobeats, una startup che vuole fondere ricerca sulla salute e divertimento personale. Un’idea innovativa, che in America ha conquistato star di Hollywood e guru della meditazione, ma che ha radici in Europa. BioBeats nasce dalle intuizioni del pisano Davide Morelli e del suo amico inglese David Plans, unite alle capacità imprenditoriali del business angel Nadeem Kassam. In poco più di un anno di lavoro tra Pisa, Londra e San Francisco, BioBeats ha raccolto 650mila dollari di finanziamento che hanno avvicinato lo showbiz hollywoodiano alla Silicon Valley. Risultati che, rimanendo in Italia, sarebbero stati forse impossibili.

E pensare che, all’inizio di tutto, ci sono state insoddisfazioni e problemi personali. Plans è quasi morto per una malattia legata allo stress. Morelli, più semplicemente, moriva di noia. «Avevamo un’azienda di software per la musica elettronica. Abbiamo vivacchiato dieci anni senza crescere. Non ce la facevo più. Per gli americani è molto meglio morire e ripartire che non crescere. Hanno ragione». Unendo le competenze su informatica e musica (Morelli, dottorando dell’università pisana, è anche un compositore, diplomato al Conservatorio di Livorno), i due amici hanno messo su un prototipo e aperto una società a Londra. «Sono bastati un quarto d’ora e dieci sterline», ricorda Morelli. «In Italia, nessuno sa cosa devi fare per essere davvero in regola». La sede è nel Google Campus, l’ambiente giusto per confrontarsi con colleghi e concorrenti. Un’esigenza perenne, per uno startupper: «Sono fondamentali persino le chiacchierate che si fanno da sbronzi, la sera, per scoprire punti di vista nuovi e idee inaspettate». 

Con il prototipo di Pulse, Plans è poi volato a San Francisco, dove ha trovato Kassam e, con lui, il primo finanziamento di peso. Quest’anno sono entrati in scena i nomi famosi: Will Smith; il manager di Justin Bieber, Scooter Braun; Ken Hertz, ex responsabile delle musiche della Disney. E Deepak Chopra, guru New Age della medicina alternativa. Tutti sedotti da un’operazione molto semplice. Con Pulse, basta premere un dito sulla telecamera dello smartphone. Il colore della pelle cambia con il pulsare del sangue nelle vene. Quella variazione, letta dalla app, diventa una base ritmica. Da trasformare nel genere musicale che si preferisce. Allo stesso tempo, si acquisiscono dati fisiologici. Meditare, correre, curarsi diventa così più facile e coinvolgente. 

Un altro esempio è la prossima app in programma, BioMuse: costruisce playlist basate sui segnali inviati dal corpo. Segnali che sono altrettanti dati biometrici. Sempre utili per studiare la gestione della propria salute. Non a caso, BioBeats ha assunto una dottoressa, Kristin Shine, come chief medical officer. La musica reagisce al corpo, mentre il corpo ne viene influenzato. In tempo reale. I business della musica e del biomedicale sono differenti, ma BioBeats lavora per farli convergere in ciò che Kassam chiama “adaptive media”. Una formula in cui crede anche la sanità inglese. Nel Regno Unito la società ha appena vinto un concorso dal titolo eloquente: “Digital Innovation for Clinical Excellence”. 

Oggi BioBeats è attiva tra Londra, dove si lavora soprattutto alla parte clinica, la California di Berkeley, dove si gestisce il settore intrattenimento e i relativi investimenti, e Pisa. La città toscana è stata da subito la base per lo sviluppo delle app, ma sarebbe stato possibile raggiungere gli stessi risultati restando solo in Italia? Morelli ha chiare le differenze tra il nostro Paese e gli Stati Uniti: «In Italia il livello della qualità tecnica è altissimo. Però ciò vuol dire troppa pignoleria nello smontare i problemi. Ci manca visione. In America c’è una sorta di ingenuità positiva. La fiducia iniziale è maggiore e gli stipendi fin da subito sono più alti. Conta la passione». E conta lavorare come in un laboratorio, senza tralasciare una dimensione di gioco. Da capo del team di BioBeats, Morelli sostiene che «con le idee bislacche il cervello va in giro». Ma l’idea meno bislacca, per lui e i suoi collaboratori, si è rivelata proprio scommettere su un progetto nuovo e innovativo, a meno di quarant’anni.

Twitter @frank_riccardi 

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