20 Ottobre Ott 2013 1559 20 ottobre 2013

Ma Galli Della Loggia dov'era in questi vent'anni?

Basta viaggiatori inglesi

Decalcomania

Questa mattina Ernesto Galli Della Loggia denuncia in un lunghissimo fondo disfattista e meditabondo sul Corriere della Sera la deriva di un paese a pezzi, anzi fermo, dal potere vuoto perchè è la sua classe dirigente la prima responsabile di questo sfacelo. E badate: Galli della Loggia, giustamente, tira in ballo tutta la classe dirigente di questo paese, non solo la politica ma anche capitalisti e imprenditori, gli accademici, il mondo della cultura e delle professioni, i magistrati, gli insegnanti, gli alti burocrati. (Quasi) nessuno escluso. Facendo coincidere la deriva italiana con il triennio '91-'94 (quando non solo finisce la prima repubblica ma "la nazione del novecento"), senza che, appunto, in questi ultimi venti anni, nessuno sia stato in grado di raddrizzare la barca. Segue poi lungo elenco dei deficit nazionali: industria, finanza, scuola, lavoro, pubblica amministrazione, tasse e spesa pubblica, meritocrazia inesistente e, ovviamente, la politica, di cui le ultime larghe intese non sono che il riassunto finale, impotente, sterile, litigioso, nonostante la buona volontà del Presidente della Repubblica. Insomma è la fotografia del fallimento di una intera classe dirigente.

L'analisi impietosa di Galli Della Loggia è sicuramente, almeno in parte, condivisibile, seppure eccessivamente cupa (fa sorridere il fatto che 10 pagine avanti il Corriere pubblichi l'anticipazione del nuovo libro di Aldo Cazzullo il cui titolo è: "basta piangere".) Peccato abbia almeno tre grosse controindicazioni che l'illustre autore si dimentica di ricordare.

Uno. Nel suo lungo articolo non c'è un solo nome a sostegno della tesi che espone. Un solo nome di capitalista-imprenditore, un solo nome di banchiere, un solo nome di finanziere, di barone universitario, un solo nome di burocrate etc etc simbolo di questo tracollo. Si vola alti senza mai entrare nel merito. Troppo facile sparare nel mucchio così.

Due. Molte delle cose che denuncia si annidano e si sono annidate per anni e anni al piano di sopra del giornale per cui scrive da tempo immemore: l'intreccio oligopolista, il salotto buono, lo scambio incestuoso tra banche e industria, insomma un vero trionfo di classe dirigente che viene meno al proprio ruolo civile. Niente da dichiarare sul punto, Galli Della Loggia?

Tre. Lo stesso Galli, i commentatori e le grandi firme dei giornali sono parte integrante della classe dirigente che il professore denuncia stamattina. Dove sono stati, dov'è stato Galli Della Loggia in questi vent'anni? Quale gente ha frequentato? Troppo facile rivendicare il ruolo pomposo di sentinella della democrazia, la valenza culturale di giornali e intellettuali e poi tirarsene fuori quando si stilano i bilanci e i flop di un paese. Se si è classe dirigente, si è classe dirigente sempre.

Infine, da un intellettuale che scrive sul Corriere da quando avevamo i pantaloncini corti, e che nella vita professionale ne ha viste e vissute sicuramente tante, ci saremmo aspettati almeno un filo di autocritica. Se non proprio una chiamata di responsabilità in solido da parte di una generazione che ha consegnato ai propri figli un paese peggiore di come lo hanno ereditato dai loro. Altrimenti dipingere scenari foschi e apocalittici è solo l'altra faccia di un cinismo da combattere.   

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