20 Ottobre Ott 2013 1651 20 ottobre 2013

Quando il giornalismo s'inventa la guerriglia urbana

Raccontare, non drammatizzare

Anon

Stamattina sul sito Roma Post Francesco Di Majo ha pubblicato una riflessione molto interessante sul racconto e la copertura giornalistica data ieri pomeriggio della manifestazione anti austerity che ha sfilato per il centro di Roma. Come spesso accade, i grandi giornali e i maggiori siti di informazione hanno pigramente riempito le loro colonne di parole altisonanti e facili, "guerriglia urbana", città a "ferro e fuoco", "centro blindato" etc etc. Toni, colori, spazio in pagina (è stato per tutto il pomeriggio e la serata l'apertura dei principali siti) ed un'epica decisamente da guerra civile, da rivoluzione araba o da G8 a Genova, comunque sproporzionati rispetto ai fatti, pur gravi, di ieri pomeriggio. Certamente Enzo Foschi, il capo della segreteria del sindaco Marino, che Di Majo cita nel suo post, è andato un po' oltre nel definire certi cronisti "black bloc" della notizia, avvinti come sono dalla sindrome dell'attentato. Una gaffe in piena regola. Però nel suo post Di Majo dice cose vere, solleva pericoli e tentazioni che devono interrogare tutti noi. Senza ipocrisie e scorciatoie perchè il demone della drammatizzazione è una insidia con cui occorre fare i conti tutti i giorni. Per questo è utile leggerla. Ve la riproponiamo di seguito. Eccola.

Forse non è laureato e, al contrario del capostaff di Luigi Nieri – dimesso dallo stesso vicesindaco per avere mentito sui suoi requisiti - ha cercato il modo migliore per farsi cacciare senza far sapere alla famiglia che quel diploma non l’ha mai preso. Forse ha deciso di vedere di che pasta è fatto il sindaco Marino e fino a che punto può portare lo scontro fra politica e tecnici in Campidoglio.

O forse, più semplicemente, Enzo Foschi, capo della Segreteria politica del primo cittadino, nel gettare discredito sui giornalisti che hanno descritto il corteo di ieri, ha solamente lasciato correre le dita sul suo twitter, e ha esagerato non pensando al ruolo istituzionale che ricopre.

“I veri bleck block sono tutti quei giornalisti infiltrati nel corteo… delusi dal fatto che non scorra sangue…”. Al di là della “e” al posto della “a”, figlia, si spera, di un correttore automatico un po’ burlone, le parole di Foschi hanno generato immediatamente una serie di insulti, minacce, barricate a difesa della “vera informazione”. Ma i giornalisti, si sa, sono molto permalosi e spesso portano con sé una coda di paglia abbastanza lunga.

E oggi, leggendo le prime pagine dei quotidiani romani e nazionali, verrebbe spontanea la condivisione delle parole dell’esponente del Pd. Parole chiave come “guerriglia”, parallelismi “come il 15 ottobre”, sbilanciamento “corteo rovinato”, eccessiva enfasi di 3 minuti di scontri “ferro e fuoco”, sono quelle che descrivono la giornata di ieri sui maggiori quotidiani nazionali. Ma la prevalenza nell’evento di ieri l’ha avuta il corteo, la grande partecipazione e l’isolamento applicato dagli stessi manifestanti nei confronti dei facinorosi con la mano sempre pronta a lanciare qualcosa “contro le guardie”. La notizia vera, stando alla scala del valore della notizia che si legge nei manuali di giornalismo era l’oscuramento dei siti istituzionali dei ministeri dell’Economia, delle Lavori Pubblici e della Cassa Depositi e Prestiti; una vera e propria azione di sabotaggio degna di nota, di certo più rilevante di qualche uovo lanciato contro il ministero, di qualche bomba carta e di una (dico, una) vetrina rotta.

Così però non la pensavano agenzie, televisioni e siti di informazione. Tanto da battere una notizia falsa, sul presunto imbrattamento della statua di Giovanni Paolo II in piazza dei Cinquecento, prontamente smentita dalla verità inoppugnabile delle immagini trasmesse da Sky Tg24, l’unico tg che ieri ha raccontato con la dovuta correttezza tutti gli eventi del pomeriggio. Al contrario, gli inviati di Rainews24, sovraeccitati dalla presunta incombenza di scontri modello “primavera araba”, non hanno fatto altro che annunciare che “qualcosa sta per accadere nei luoghi rossi del percorso. Abbiamo avuto informazioni in tal senso”.

Non solo testate. Anche singoli giornalisti, sulle loro pagine facebook scrivevano con toni da apocalisse “è guerriglia come il 15 ottobre 2011”, attaccando anche l’incolpevole sindaco Marino che si sarebbe dovuto vergognare perché “qui c’è la guerra e lui sta a Cracovia”. Per la cronaca è a Cracovia per le giornate della Memoria, evento che ha una indiscussa importanza soprattutto alla luce del recente (non) funerale di Priebke.

Allora Foschi, sbagliando nel metodo che probabilmente gli costerà il posto, ha ragione quando parla, a modo suo e con parole un po’ “ruvide” che non si addicono a un politico di rilievo dell'amministrazione comunale, di sindrome dell’ATTENTATO da parte di certi cronisti. A maggior ragione leggendo le prime pagine di oggi. Un esempio di mala informazione ai danni dei lettori.

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