23 Ottobre Ott 2013 0835 23 ottobre 2013

Diventare precario per disegnare fumetti

La storia di Alberto Madrigal

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Un “lavoro vero” può darti certezze, stabilità. Può aiutarti a pagare l’affitto in tempo. Può pagarti una fetta di torta al bar, i tortellini costosi, forse una casa tutta tua, un giorno. C’è chi ha la fortuna di averlo, un lavoro vero. E anche chi ha il coraggio di poter scegliere. E sceglie con il cuore, più che con la testa.

«Spiegare la mia scelta a mio padre è stato muy difícil. Ma io, in questo momento, preferisco la precarietà». Alberto Madrigal (30 anni) è cresciuto a Valladolid, in Spagna, e si è trasferito a Berlino nel 2007, nell'Europa pre-crisi. A Berlino ha lottato per trovare la sua dimensione. Prima, trovandosi un “lavoro vero”; poi, lasciandolo per inseguire il suo sogno: disegnare fumetti. «Disegnavo sfondi per videogiochi di Facebook in una grande azienda», racconta a Linkiesta. «Pagavano benissimo, ma non mi sono mai sentito “nel mio mondo”».

Artisticamente, l’Italia è la sua patria adottiva. Il suo primo libro, intitolato proprio “Un lavoro vero”, è stato pubblicato qualche giorno fa dalla milanese Bao Publishing, la casa editrice che pubblica anche Alessandro Baronciani, Zerocalcare, Sualzo, Stefano Simeone e molti altri. Nel libro, Madrigal racconta la propria storia attraverso un alter ego, Javi. Cominciando dall’inizio, dalla sensazione di spaesamento data da una grande città, dalle prime amicizie, dalla ricerca della propria dimensione artistica lottando contro le esigenze del quotidiano.

Un viaggio profondo e divertente fino alle radici della sua passione. «Fin da piccolo, quando mio cugino mi regalò un fumetto di Dragon Ball, ho sempre voluto disegnare fumetti», racconta il Madrigal-Javi nel libro. «Li leggo da sempre. In realtà, da quando ho 15 anni guardo soltanto i disegni». Anche se, ammette, quello del fumettista non è un lavoro facile: «Non li leggono in molti. Alcuni non sanno nemmeno cosa sia, un fumetto. E poi ci vuole davvero tanto tempo a scriverne uno. Per il formato graphic novel, da 120 pagine, ci vuole in media un anno di lavoro».

Madrigal ha affinato il proprio talento con gli anni, trovando via via nuove fonti di ispirazione. «La principale è il luogo in cui mi trovo. Le cose più semplici possono diventare una fonte di ispirazione: una fotografia, un mobiletto in un angolo, il testo di una canzone, una conversazione tra due persone. Spesso da una frase voglio costruire un racconto. Un po’ come Dente: lui fa con la musica quello che vorrei fare io con i fumetti». Tra i suoi autori preferiti, Madrigal cita Gipi, l’italiano Gianni Pacinotti, e il francese Bastien Vivès.

Tra qualche giorno, l'illustratore spagnolo lascerà Berlino per recarsi in Italia, dove parteciperà alla nuova edizione del Lucca Comics & Games (31 ottobre - 3 novembre). Qui incontrerà alcuni dei suoi autori preferiti, e avrà modo di confrontarsi in un grande palcoscenico internazionale, conoscendo altri che sono riusciti a trasformare il fumetto in «un lavoro vero». Madrigal ci sta provando, ma comprende che la sua scelta di abbandonare un posto fisso possa sembrare, ai più, un errore. Secondo il fumettista, però, ognuno fa le sue scelte ed è libero di condividere o meno quelle degli altri. «Tutto dipende dalla misura e sicuramente dall’età», spiega.

Lo spagnolo non crede che la sua esperienza personale sia portatrice di un insegnamento. «In generale, non mi piacciono le storie che vogliono educare. Come lettore preferisco che siano i dettagli, ad esempio una frase o un disegno, a far riflettere. Non voglio che un libro mi dia per forza una risposta, e di sicuro non una risposta uguale per tutti». Ai suoi coetanei che stanno emigrando a Berlino e altrove per sfuggire alla crisi, invece, un consiglio lo dà: «Continuate a fare quel che per voi è importante, nonostante le difficoltà. Non è mai facile, spesso si perde la speranza. Ma sono convinto che tentare per molto tempo alla fine porti i suoi frutti». 

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