23 Ottobre Ott 2013 1801 23 ottobre 2013

Renzi cambia verso, la rottamazione con gentilezza

Pd, una mozione al giorno \ 2

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Matteo Renzi non rottama più, piuttosto “cambia verso”. Eccola la versione edulcorata dell’antica aspirazione generazionale. Nella sua proposta per il congresso il sindaco fiorentino la ripete fino allo sfinimento. Cambiare verso è il titolo della mozione. Cambiare verso c’è scritto all’inizio di ognuno dei tre capitoli. Cambiare verso è ripetuto per ben ventidue volte all’interno del documento, tanto per rendere chiaro il concetto.

La rottamazione è un termine che appartiene a un’altra epoca. Anche se il concetto non è stato archiviato. «Vogliamo cambiare verso cambiando radicalmente non solo il gruppo dirigente che ha prodotto questa sconfitta - scrive Renzi parlando delle ultime elezioni - ma anche e soprattutto le idee che non hanno funzionato, le scelte che hanno fallito, i metodi che ci hanno impedito di parlare a tutti». Il senso non cambia, le parole sì. Forse è una scelta di marketing, il brand non funziona più. E così Renzi gli dedica solo due passaggi in tutto il documento. A subire la rottamazione saranno le correnti del Pd «perché le buone idee non sono il monopolio di qualcuno», e la tecnocrazia europea. «Rottamiamo l’idea di istituzioni che si pongono soltanto come guardiano dei conti altrui». Ecco tutto.

Il sindaco di Firenze presenta una mozione di 15 pagine. In confronto quella presentata da Pippo Civati sembra un libro. Il linguaggio è semplice e chiaro, un merito che rende il documento più accessibile agli interessati. Ma rappresenta anche un limite: in alcuni passaggi si rasenta lo slogan pubblicitario. «Dobbiamo affrontare la paura con il coraggio, la stanchezza con l’entusiasmo, la rassegnazione con la tenacia», si legge nella premessa. Frasi a effetto, spesso dal sicuro impatto. «Non è possibile cambiare verso senza liberare tutto l’entusiasmo che abbiamo». Dal vago sapore televisivo. «Le speranze delle persone non hanno bollini, non hanno etichette. Hanno bisogno di risposte». Alcune sarebbero perfetti tormentoni pubblicitari. «Compito di un partito politico è sapere offrire risposte semplici. Non semplicistiche, non semplificate, semplicemente semplici».

Nessun mistero. «Matteo è molto conosciuto per i suoi slogan» si legge. «Ma il suo slogan migliore è la concretezza delle cose realizzate da amministratore». Segue una lunga lista di progetti realizzati a Firenze. Più che una mozione congressuale, uno spot elettorale. In realtà il sindaco sa comunicare, bene. E il suo documento lo dimostra. Del resto «la parola comunicazione non deve far paura» spiega a un certo punto. «Chi non comunica è perduto». Non si fa mancare qualche battuta da comizio. Nel giro di pochi anni gli iscritti al Pd sono passati da 800mila e 250mila? «Avevamo detto di dimezzare i parlamentari, non gli iscritti» scherza il candidato segretario. Il Pd lasciato in eredità dagli attuali dirigenti? «Un partito gassoso… che ha visto l’evaporazione degli iscritti». Alcuni passaggi del documento sono direttamente estrapolati da alcuni interventi pubblici. Come quello sulla “generazione Erasmus” ormai un must dei comizi renziani.

Tra tanta forma, anche sostanza. Renzi parla della necessità di una riforma elettorale, di giustizia e lavoro. Una parola chiara anche sulle larghe intese. «Siano una faticosa eccezione, non la regola». A sorpresa, per lunghi tratti la mozione è improntata ai buoni sentimenti. «Vogliamo un bipolarismo gentile ma netto». Dice proprio così, “gentile”. «Gentile nel senso che non sopportiamo più la violenza riservata agli avversari nei talk show sui giornali». Parlando di comunicazione Renzi cita «l’innamorato che vuole esprimere il proprio sentimento alla persona che ama». Tornando al tema dei diritti ammette di sognare «l’educazione di tutti a un rapporto più gentile tra le persone».

Gentilezza e amore, ma non solo. Senza usare troppi giri di parole Renzi sferza più volte il partito. «Le fabbriche non ci votano, ne siamo consapevoli? I disoccupati non affidano a noi la speranza di stare meglio, ci è chiaro? Chi crea posti di lavoro, investendo sulle aziende e non sulla finanza, non si fida ancora di noi, lo sappiamo?». In realtà non mancano riferimenti piuttosto espliciti anche ai dirigenti di un tempo non lontano. Che pure non vengono mai nominati. Difficile non intravedere una dura critica a Bersani e al cervellotico regolamento delle ultime primarie, quando Renzi attacca: «Siamo stati bravi a farci del male. Abbiamo respinto ai seggi persone che armate della propria passione erano uscite di casa per esprimere un voto. Una scelta per noi». E sembra esserci Massimo D’Alema dietro queste parole: «Non ci interessano le avventure dei capitani coraggiosi o dei patrioti che nel corso dell’ultimo ventennio hanno alimentato un modello di capitalismo all’italiana più basato sulle relazioni che sui capitali».

L’unica citazione esplicita è dedicata però a Dietrich Bonhoeffer. Se nel suo documento Cuperlo menziona il cardinal Martini e il Papa, Renzi sceglie un teologo luterano tedesco. Eroe della resistenza al nazismo, impiccato in un campo di concentramento a pochi giorni dalla fine della guerra. Per aprire la sua mozione, il sindaco trascrive un brano di una sua lettera. Un passaggio dedicato al “tempo perduto”.

​(2 - continua)

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