1 Novembre Nov 2013 1645 01 novembre 2013

I Social impact bond: per una finanza dal volto umano

Strumenti futuri

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LONDRA - Un’idea che viene da fuori, dal Regno Unito, da un gruppo di dottorandi, ricercatori ed economisti italiani parte del network Global Shapers di Roma, organizzazione sostenuta dal World Economic Forum che tra i tanti progetti tenta di importare in Italia i Social Impact Bond (SIB), una nuova forma di finanza sociale che potrebbe essere uno strumento utile a un terzo settore italiano in serie difficoltà finanziarie. Stefano Gurciullo, dottorando in economia e informatica alla University College London (UCL) e uno dei promotori dell’iniziativa, tra un progetto e l’altro ha trovato il tempo di una conversazione conLinkiesta.

Partiamo dal principio. Cos’è e come funziona un SIB?
L’esempio migliore per capire cosa sono i SIB viene forse dal Regno Unito dove è un paio di anni che si fanno esperimenti con questa nuova forma di finanza sociale. Il primo e più significativo tentativo è stato fatto con la prigione di Peterborough e data la situazione carceraria nostrana sarebbe ottimo poter fare lo stesso in Italia. Come? Diciamo che una determinata regione dell’Inghilterra, chiamiamola X, vuole alleggerire il numero di detenuti presenti delle sue carceri e così risparmiare. Un modo per ottenere questo obiettivo e’ di lavorare sul cosi detto indice di ricaduta, ovvero quella percentuale di carcerati che dopo essere usciti ritornano sulla via del crimine (e dunque in galera) perché privi di solide strutture su cui ricostruire una vita. Un SIB può essere per esempio uno strumento in grado di finanziare progetti che si occupano del reinserimento degli ex-galeotti nel mondo del lavoro ponendo il rischio del progetto solamente sul privato.

Può spiegarsi un po’ più nel dettaglio?
Certo. Se, per esempio, una volta finito il programma di reinserimento sostenuto dal SIB il 30 per cento degli ex galeotti non fa più ritorno in galera al privato viene restituito il costo dell’operazione più un interesse correlato con il rischio. In caso contrario il costo del progetto ricade sull’investitore.

Nel caso che le cose vadano bene per l’investitore privato lo stato dove trova i soldi per pagare gli interessi e il costo iniziale del progetto?
Dai risparmi ottenuti dal buon esito del programma. Ti faccio un altro esempio che può aiutare a capire ancora più nel dettaglio come funziona.  Oltre ai programmi di re-inserimento degli ex-galeotti I SIB possono per esempio servire a finanziare l’espansione di un’organizzazione locale che si occupa di ex-tossici. In questo caso il fattore di successo viene misurato dal numero di persone che si ipotizza possano tornare a condurre una vita senza l’uso di droghe. Stabilito il livello atteso di persone non più dipendenti, se il numero concordato viene superato il privato guadagna, in caso contrario perde. Diciamo che in un determinato comune della Lombardia X quel numero sia fissato a 100. Se il programma e’ in grado di curare cento persone o più allora il comune paga un extra rendimento all’investitore privato grazie ai risparmi di lungo periodo pervenuti dal non doversi più occupare di cento tossicodipendenti.

Come fanno pubblico e privato a trovare un accordo sul numero che determina il fallimento o il successo dell’investimento. Mi pare che ci siano interessi contrastanti. Avete pensato a come risolverlo?
Sì, hai ragione; non è facile. Nel Regno Unito questo problema lo hanno risolto con un ente di supervisione imparziale che si occupa dei calcoli econometrici e di stabilire il benchmark per ogni tipo di intervento su basi statistiche. Ovviamente poi l’investitore privato ha i suoi analisti che controllano e ricalcolano i numeri, così come il settore pubblico. E se i risultati ottenuti tra le varie parti non mostrano troppa disparità il SIB può essere lanciato.

In Italia invece?
Qui le cose si complicano. In Italia i SIB cadono in una zona legale grigia tra lo strumento finanziario e l’appalto pubblico. Da un lato sono considerati uno strumento finanziario e in quanto tale deve essere finanziato dalla Banca d’Italia o da Consob. Inoltre, in Italia non è possibile scegliere direttamente il privato che finanzia il SIB perché sarebbe una violazione sulla legge di competitività. I privati devono dunque essere scelti tramite appalto, e qui entra in gioco l’Autorità’ per la vigilanza dei lavoratori Pubblici. Dunque per poter cominciare a usare i SIB in Italia dobbiamo aspettare che sia costituito un ente di supervisione e che la Banca d’Italia dia la sua approvazione. Al momento stiamo lavorando proprio su questo e per il prossimo ottobre dovremmo essere sulla buona strada di un’approvazione finale.

Quindi i SIB possono essere usati soltanto su progetti specifici
Sì. Per essere efficiente un SIB deve essere emesso quando il risparmio dato dal successo dell’operazione è chiaro e il costo del progetto finanziato non e’ altissimo. Per capirci: il SIB è uno strumento davvero utile per potenziare un progetto già esistente di reinserimento degli ex galeotti nel mercato del lavoro, e’ molto meno utile per finanziare il progetto ex novo.

Fai su e giù con Londra per portare avanti il progetto. Come sono stati recepiti i SIB dai tuoi interlocutori?
Abbiamo avuto davvero tutte i tipi di esperienza. A Milano c’è l’avvocato Roberto Randazzo che è stato il primo in Italia a interessarsi di SIB e ci sta aiutando molto. A volte però abbiamo riscontrato una gran difficoltà a far capire agli interlocutori di cosa stiamo parlando perché nonostante ci sia molto entusiasmo attorno alla finanza sociale ancora se ne sa poco.  

Idee per il futuro?
Molte. Le cose da fare in Italia sono tantissime, ma per il momento mi concentro sui SIB. Una vota assicurato il successo di questo progetto che potrebbe davvero aiutare ad avere una maggiore e più efficiente spesa sociale mi concentrerò su altri progetti.

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