5 Novembre Nov 2013 1800 05 novembre 2013

Visto startup: se il capitale da attrarre è umano

Il dibattito su Destinazione Italia

Immagine Colori

La legge più severa che trasformerà gli equilibri del mondo nei prossimi trent’anni non è quella della finanza. E non è nemmeno quella della politica. È quella della demografia. Una legge che rischia di penalizzare pesantemente l’Italia, con l’invecchiamento della popolazione e il rischio di perdere competenze qualificate a vantaggio di altri Paesi Europei.

Anche perché l’incrocio tra cambiamenti demografici e globalizzazione ha aperto una “competizione globale per il capitale umano” rispetto a cui molti altri Paesi si stanno attrezzando, consci che chi saprà attrarre il sapere avrà la chiave per lo sviluppo futuro.

Attraverso Destinazione Italia il nostro Paese può dotarsi di alcuni strumenti in più per competere su questo fronte ed attrarre capitale non solo finanziario, ma anche umano. Rimuovendo una serie di ostacoli che rallentano l’ingresso in Italia di personale qualificato, ricercatori, startupper.

Tra questi strumenti, uno dei più efficaci è la politica dei visti, che va utilizzata come incentivo all’attrazione qualificata anziché come limite agli ingressi: un sistema funzionale di visti di lungo periodo, infatti, è essenziale per facilitare l’ingresso e lo sviluppo nel nostro Paese dei migliori talenti stranieri e soprattutto di nuove imprese capaci di creare sviluppo e lavoro. Anche perché, come dimostra lo Scoreboard OCSE su tecnologia e industria, sono proprio le nuove imprese, quelle nate da meno di cinque anni, a creare il maggior numero di posti di lavoro in Europa.

Già alcuni Paesi hanno deciso di utilizzare la politica dei visti di lungo soggiorno per attrarre nel loro territorio delle startup. Lo ha fatto il Cile, nell’ambito del programma “Startup Chile”, in cui i titolari delle startup selezionate per il periodo di accelerazione previsto ricevono anche un visto di sei mesi, facilmente rinnovabile.

Lo fa da aprile il Canada, con un vero e proprio visto startup governativo lanciato lo scorso aprile. E si stanno attrezzando a farlo anche gli Stati Uniti, che si sono accorti di due dati fondamentali: che la maggioranza di startup di successo sono nate con cofondatori immigrati, e che per mantenere il passo dell’innovazione globale nei prossimi anni avranno bisogno di importare un gran numero di imprenditori innovativi. Proprio la “competizione globale per il capitale umano” di cui abbiamo parlato.

In Europa il movimento per lo startup visa è portato avanti soprattutto dalla Vicepresidente della Commissione Europea Neelie Kroes, che ha lanciato, con il sostegno di un gruppo di leader europei nel campo dell’imprenditorialità tecnologica, lo Startup Manifesto.

Con Destinazione Italia (e in particolare attuando la misura numero 44 contenuta nel rapporto) il nostro Paese ha l’opportunità di portarsi all’avanguardia nella legislazione sull’impresa innovativa, introducendo un “visto startup” per chi sceglie di costituire una startup in Italia e assicura un piano di impresa e una raccolta di fondi sufficienti. Il provvedimento andrà a completare la cornice già definita con l’attuazione del rapporto “Restart, Italia!” attraverso il DL "Crescita 2.0" 18 ottobre 2012 poi convertito con la legge 221/2012.

Ma la politica dei visti promossa da Destinazione Italia va oltre i provvedimenti in favore delle startup. Abbiamo voluto definire delle fast track nelle concessioni di visti di lungo soggiorno anche per chi effettua un investimento significativo in un business italiano che sostiene o accresce i livelli di impiego; per chi effettua una donazione filantropica rilevante in un settore di interesse per l’economia italiana; e per studenti, dottorandi e ricercatori che decidono di studiare in Italia. Ovviamente le proposte contenute in Destinazione Italia andranno trasformate in norme ed azioni amministrative.

È sufficiente tutto questo per rendere l’Italia un Paese più attrattivo? Certamente no, ma è un passo importante, anzitutto per iniziare a ribaltata la retorica della “fuga dei talenti” e a trasformarla nella pratica della “circolazione dei talenti”.

E poi per dire con chiarezza a chi vuole investire il proprio talento da noi che l’Italia non è ripiegata su se stessa, ma aperta e pronta al dialogo. Che per uscire dalla crisi vogliamo sintonizzarci con il meglio di quello che stanno producendo i nostri tempi, e per questo abbiamo bisogno che il mondo entri in Italia. In maniera più facile e più veloce.

*Segreteria Particolare del Ministro degli Affari Esteri

Twitter: @FLuccisano

È possibile commentare o integrare le proposte discusse nell’articolo partecipando alla consultazione pubblica (www.destinazionaitalia.gov.it).

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