PRIVACY E DATAGATE
8 Novembre Nov 2013 1915 08 novembre 2013

Privacy: la Germania ha una voglia inconscia di Stasi?

Privacy: la Germania ha una voglia inconscia di Stasi?

Vite Degli Altri

La Germania mostra un comportamento molto ambiguo rispetto al tema della privacy. Sebbene sia la nazione che propugna norme ancora più rigorose e più restrittive per tutta l'Europa in materia di trattamento dei dati, il suo governo figura tra quelli più curiosi sulle informazioni raccolte dai giganti della Rete. L'amministrazione tedesca ha proposto ai concittadini di usare un servizio mail nazionale, abbandonando quello di Gmail; ha avanzato la proposta di stringere un patto tra USA e UE, nel contesto della Transatlantic Trade and Investment Partnership, con delle regole di protezione dei dati; è stata la prima a perseguire Google per l'operazione di rastrellamento dei dati delle wi-fi private tramite il passaggio delle macchine di Street Viewer.

Ma tutto questo bisogno di rigore sembra la sublimazione di un desiderio di controllo che passa in filigrana sotto le dichiarazioni di intenti e che traspare nelle richieste di accesso ai dati dei cittadini che utilizzano i servizi dei giganti del Web. Forse sarà l'eredita della Stasi nell'inconscio politico e amministrativo del paese - ma in Europa soltanto la Spagna e il Regno Unito hanno rivolto un numero maggiore di richieste ad Apple sul conto dei clienti: lo dichiara la società di Cupertino nel Report depositato il 5 novembre scorso. Per la cronaca, l'Italia segue immediatamente la Germania nell'elenco dei ficcanaso politici.

Nell'ultimo rapporto pubblicato da Google, le cose non vanno molto meglio: la Germania è la quarta nazione più curiosa del mondo, e la seconda in Europa, subito dopo la Francia. Le richieste inoltrate a Mountain View sono state 1550, e il 42% ha ottenuto la risposta attesa. 

Infine, Facebook riferisce che solo il Regno Unito ha sottoposto più interrogativi di quanto abbia fatto la Germania. I tedeschi hanno formulato 1886 domande su 2068 profili attivi sul social network; hanno ottenuto dati per il 37% delle loro richieste. Anche in questo caso l'Italia segue nella posizione successiva della classifica, con 1705 interrogazioni su 2306 profili, e una soddisfazione nel 53% dei casi.

Il fatto che a leggere i dati siano gli uomini invece dei software non riduce la gravità della violazione della privacy. La rende solo più anacronistica. Come osserva Forbes

"sarebbe veramente ora che i politici europei capissero le leggi e le regole che essi stessi hanno già firmato"

Il riferimento è rivolto ad un politico italiano, ma l'affermazione vale anche per i nostri ben più prestanti cugini tedeschi, che - lamentele ex post a parte - pare abbiano collaborato in modo molto efficiente con i colleghi americani della NSA. Forse non è il lettino di Freud il luogo più appropriato per risolvere i continui lapsus della Germania sulla gestione della privacy.

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Leggi la storia originale su Quartz

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