Racconto satirico
11 Novembre Nov 2013 1215 11 novembre 2013

Vecchi che parlano di giovani sui giornali

Racconto satirico

Futuro

14/4/2025

Bologna by Google 

(dal 2022 tutte le città hanno uno sponsor. A noi è andata comunque meglio che a Forlì by Falqui)

Maria alza lo sguardo, è inquieta da quando si è seduta. Si tira indietro i capelli mettendo in evidenza i suoi profondi occhi scuri. È una Doner, senza dubbio. 

«Zio, stai guardando i miei profondi occhi scuri simili ai tuoi, pensando come al solito a quante donne avrei ammaliato se solo fossi stata un maschio e non mi fossi nascosta dietro uno pseudonimo web, ma avessi concesso al mondo di vedere la mia immagine?»

«Forse, però ora che ci rifletto inventarsi un dialogo ambientato nel futuro con una nipote immaginaria è un modo fin troppo patetico per farsi pubblicità, più o meno quanto rispondere da rosiconi a un pezzo di un altro solo perché ha fatto un fantastiliardo di like. In fondo io non ho bisogno di simili mezzucci, non sono un editor di minimum fax»

«Ci mancherebbe. D’ora in avanti quindi scriverai quello che direi se esistessi veramente?»

«Ok»

«Sei il miglior zio che una giovane ragazza sexy può avere, se solo non fossimo consanguinei…»

«Grazie, tu mi tenti ragazza»

«L’HAI FATTO DI NUOVO! SMETTILA DI METTERMI PAROLE DA DEPRAVATA IN BOCCA O CHIAMO LA BUONCOSTUME!»

 «Nel 2025 non esiste più la buoncostume, solo la policy vagine di Facebook»

«Allora chiamo la scuola Holden, loro difendono le prerogative dei personaggi immaginari»

«ahahhahahah»

«ahahahahhah»

 «Ok. Posso almeno descriverti con le tette un po’ più grosse?»

«Puoi, ma poi vediamo di andare avanti, che qui si fa notte»

Le zinne di Maria passano con un moto d’ingrossamento naturale dalla seconda ad una terza abbondante e mia nipote suo malgrado non riesce a nascondere una certa soddisfazione. 

Rosicone (ADIRATO):  Ahhhhrgghh! Una reazione a un pezzo di Severgnini non può essere un turpe dialogo puerile, giovanilistico e PRURIGINOSO su un rapporto incestuoso consumato fuori dal volere di Cristo e di Marx, PENTITI QUIT, PENTITI!! SEI RAGGELANTE! TU, NON IO!

Quit: «Zitto che mi spoileri il pezzo, torna a guardare la diretta della bara di Padre Pio» 

«Quello che voglio realmente chiederti è…» Maria esita un istante come bloccata dall’ingenuità della domanda. Le capita spesso di mostrarsi titubante, soverchiata com’è dalla mia superiorità intellettuale. La capisco, non è mai facile confrontarsi con qualcuno che abbia letto più di 500 numeri di Topolino. 

«C’è stato un momento in cui hai capito che la tua era una generazione spacciata sotto ogni punto di vista?»

Sorrido e il suo viso si dipinge del rosso porpora di chi teme di aver fatto una brutta figura.

«Lo so, è una domanda stupida…» prova a difendersi.

«No, non lo è affatto. Anche Paperoga pose un quesito simile a Paperino nel numero 1765 in Paperi alla ricerca del salario minimo garantito disegni di Silvia Ziche e testo di Nadia Desdemona Lioce. Ebbene sì, c’è stato un momento del genere»

Mi alzo e pigio un tasto virtuale sull’ologramma del muro alle mie spalle che scompare con un ronzio. Al suo posto appare un vecchio baule impolverato. 

«Zio ma da dove viene quella cosa?»

«È del tuo prozio Geremia Doner, corsaro sodomita appartenente al lato inglese della famiglia. Mi ha lasciato questo vecchio baule, una serie di disegni compromettenti dei suoi corpulenti amanti caraibici e la sua tessera dell’Udc»

«Che cos’è l’Udc?»

«Oggi è una catena di Sexy Shop ma quando ero giovane era la vera casa spirituale di alcuni intellettuali di sinistra, solo che non lo sapevano»

Apro il baule e ne traggo una copia del New York Times del 31 ottobre 2013. 

«MA QUELLA È CARTA!» 

Quasi urla Maria, visibilmente in preda al terrore.

«Tranquilla, ho crackato il sensore antilibro del governo, in questo ufficio la presenza di cellulosa non attiva la psicopolizia»

Apro il giornale a pagina 6, nel centro c’è il disegno di un pitone che stritola un giovane con in testa uno di quei cappelli che usavano i laureandi americani per comunicare al mondo che avevano conseguito un titolo sopravvalutato.

Con il senno di poi, l’eliminazione di quei copricapi è forse l’unico aspetto positivo dell’aver spostato l’intero sistema universitario su iTunes, oltre al fatto che puoi scaricare la tua laurea remixata dai Daft Punk. 

«Capii che sarebbe stata veramente dura quando lessi questo articolo, Italy: the nation that crushes its young»

Porgo il foglio a Maria e lei lo prende in mano spaventata, carica di consapevolezza che quello che sta facendo è illegale, quasi sacrilego. Tocca ripetutamente il disegno del pitone con l’indice ma quando vede che non succede nulla prova piena di disappunto a impartire il comando vocale:

«Perché il video non parte? Non hai fatto l’aggiornamento?»

«Non è un video, è un’immagine stampata.»

«Oh»

«Vuoi leggere il pezzo?»

«Perché invece non passi il telefono sopra l’articolo con VisualizeIt? Tramuta tutti i concetti espressi nel pezzo in un comodo video esplicativo»

«Brava, così l’app riconosce che il testo è scritto su carta e tempo 2 minuti abbiamo gli sbirri in casa. Di’ la verità, non sai leggere»

«No, non è vero, so leggere benissimo»

«Su, allora»

Maria si concentra e in 7 minuti,  balbettando, legge la prima riga.

«My son Antonio just turned 21 years old, and I’m worried»

 Stremato le dico di fermarsi:

«Per carità di dio, smettila. È stata proprio un’ottima idea quella di fornire i tablet a tutte le scuole e bruciare i quaderni nelle piazze intonando canzoni di Jovanotti. Ottimi risultati, davvero»

«Dici?»

«Cos’è, hanno levato la voce ‘ironia’ da Wikipedia?»

«Non lo so, Wikipedia mi fa venire il mal di testa. Di solito uso un’app con il figlio di Travaglio che la rappa tutta a 101 bpm. Senti, ma perché questo giornalista era preoccupato per la sua progenie?»

«Oh, non era preoccupato veramente, si fa pour parler»

«Ma allora perché questo articolo ti ha colpito così tanto?»

«Beh, tu non lo puoi sapere ma l’autore, Beppe Severgnini, era un giornalista di punta del Corriere della Sera, il più importante giornale italiano prima che la sua sede venisse distrutta durante la prima invasione dei venusiani nel 2018»

«Quella fermata a mani nude da Balotelli e Borghezio?»

«Quella. Vedi, quando Severgnini scrisse questo articolo sull’edizione internazionale del  più autorevole giornale del mondo, lamentandosi della sorte dei suoi giovani connazionali, aveva 56 anni. Cinquantasei»

«Quanti sono?»

«Grossomodo un periodo in cui escono 120 nuovi iPhone, ognuno dei quali insuperabile e regolarmente superato sei mesi dopo»

«120 uscite-di-iPhone, sono un sacco di tempo!»

«Già. Il punto qui è che non solo eravamo una generazione a cui erano state chiuse tutte le porte in faccia, ma proprio chi le aveva sbarrate poi si prendeva anche il compito di lamentarsi per noi. -È uno scandalo- dicevano -che questi vecchi non se ne vadano-. Ironia della sorte i vecchi in questione erano proprio loro. Non ci vedevano nessuna contraddizione nel non schiodarsi da lì neanche per sbaglio. Il Paese era pieno di cinquanta-sessantenni che si battevano il petto in piazza lamentandosi ad alta voce del destino atroce dei giovani e intanto propinavano loro stage, tirocini, contratti a termine con salari che non sarebbero bastati per affittare una casa nella periferia di Atene. Non rinunciarono mai ai loro benefici, né si ridussero lo stipendio di un euro, né destinarono parte dei loro lauti ricavi ai dipendenti più giovani. Appena scoperto che noi stronzi potevamo essere pagati un cazzo e una mela fecero esattamente così. TUTTI O QUASI.  Spesso nei posti di lavoro c’era un unico pastone sottosalariato senza differenze, senza incentivi, senza merito e senza giustizia sociale»

«Cos’è la giustizia sociale?»

«Lascia perdere. Con evidente dispregio delle implicazioni logiche deducibili dai loro articoli, non solo i soloni non si pensionarono mai, non si suicidarono, non si misero in un angolo a contare tutti gli euri che avevano fatto fino a quel momento, ma non ridimensionarono mai nemmeno un po’ il loro ruolo, né lasciarono i più giovani occuparsi di raccontare il loro dramma. I giornalisti sotto i 40 di un certo peso in Italia erano quasi esclusivamente gli inviati dei giornali stranieri. I tromboni occupavano ogni posizione importante e dragavano tutto il denaro che riuscivano nelle loro tasche. Nel frattempo alcuni di loro, che avevano quasi tutti iniziato con posti di rilievo sin da giovanissimi, scrivevano libri dove incitavano i giovani a non lamentarsi, a prendere in mano la loro vita, comprare il loro libro e avere successo»

«Vabbè, ma chi cazzo li comprava?»

Rosicone «ahhhhh Ha detto cazzo!! Qui devo spargere ancora più incenso!»

«Sorprendentemente qualcuno li comprava e giovani svegli come foche monache affollavano le presentazioni, prendevano appunti, frequentavano i loro corsi a pagamento. I giornali buttavano fuori a ciclo continuo pezzi sul grande dramma generazionale dei giovani italiani e i giovani italiani se li scambiavano alacremente su facebook, usando toni indignati, laikando a destra e a manca, sempre a diversi anni luce di distanza da qualsiasi posizione di potere. Molti dei soloni avevano stipendi a 4 zeri, mentre i giovani giornalisti non figli di altri giornalisti lavoravano per 50 euro o meno al pezzo. Alcuni giornali titolavano scandalizzati contro il precariato, poi mettevano subito sotto un pezzo pagato 30 euro e di fianco un fondo che ne valeva 1000»

«E di fronte a tanta disparità e ipocrisia perché non li svergognaste in pubblica piazza quando questi si ergevano a moralizzatori?»

«Perché eravamo una generazione cresciuta nel culto dell’individualismo più spinto. Nascosto sotto, nella soffice epidermide pelosa dei pupazzi di bim bum bam, c’era l’anima crapulona e neoliberista di un Kissinger e dentro David Gnomo aleggiava demoniaco lo spirito di un Friedman. L’idea diffusa era che se anche gli altri se la prendevano al culo, tu saresti stato quell’unico che ce l’avrebbe fatta. E peggio ancora tutto ciò era pesantemente innervato dall’italica tendenza al servilismo e alla piaggeria: così non solo eravamo tutti individualisti, ma tutti attendevamo il nostro turno senza sapere che continuando così quel turno non sarebbe venuto mai»

«Ma la contraddizione non scoppiava mai come una bolla purulenta?»

«No, tant’è vero che nel pezzo sul NYT Severgnini, con sopraffina paraculaggine, poteva permettersi di dichiararsi parte di una generazione di ‘Pitoni’ che strangolavano i loro figli e descrivere le assurdità di una simile condizione con la leggerezza, la sicumera e la faccia di bronzo di chi sembrava vivere su un altro pianeta. Ci furono semmai dei momenti tragicomici, come quando, dopo che alcuni editorialisti avevano incitato ipocritamente i giovani a dimostrare il loro scontento, i mass media coprirono i cortei di protesta con una gigantesca caccia allo scontro ignorando le istanze dei manifestanti. Le tv e internet si riempirono di centinaia d’inquadrature diverse dello stesso fumogeno o del medesimo bancomat danneggiato, mentre decine di migliaia di persone sfilavano nella strada accanto ignorate dagli obiettivi e dai cronisti. Se qualcuno provava a fare satira su questa cappa mediatica, le sue argomentazioni venivano ignorate e lui veniva definito puerile e giovanilistico con astio e irritazione da lesa maestà. Se ne doveva dedurre che gli integrati in questo sistema (di destra e di sinistra) non avevano né cazzi né vagine, erano come bambolotti Ken seriosi con la mutanda di plastica color pelle, non facevano mai sesso se non per amori romantici o da soap opera, non avevano mai, nemmeno una volta nella vita, sostenuto un’idea politica o una posizione intellettuale per scopare, la loro merda non puzzava, non piangevano mai, non ridevano mai, non temevano la morte, non erano mai egoisti, non erano mai altruisti, non bevevano, non si drogavano, non avevano debolezze, eccessi, momenti di sconforto, di gioia, non esisteva qualcosa che non sapessero, non credevano in nulla che non si potesse trasformare in un titolo, non ammettevano i loro limiti ed erano così finti che non potevano permettere che nessuno ricordasse quanto fossero poco credibili. Avevano la coda di paglia e reagivano con isteria a chiunque provasse a mostrare il loro giochetto per quello che era»

«Ma almeno su internet ci sarà stato qualcuno che parlava di tutto questo»

«Ah! Quelli erano i peggiori di tutti, spero tu non debba mai incontrare uno di quei blogger caproni. Millantavano conoscenza e furore e poi sbagliavano il plurale di ‘Minus habens’ e peggio ancora i giovinastri in redazione non correggevano l’errore con tutte le mail di segnalazione che il caprone mandava nonostante le comprensibili difficoltà che incontrava nell’usare una tastiera con gli zoccoli. Tutti degni esponenti di una generazione d’ignorantoni e mezze seghe»

«Ma gente come Severgnini, non era preoccupata per i loro figli?»

«Ahahahah. È qui che sti sbagli, non conosco nello specifico la sorte del figlio di Severgnini, quindi su di lui non mi esprimerò, ma in genere queste persone  mandavano i loro figli a costose università private italiane, come la Bocconi, la Luiss o meglio ancora estere, come la London School of Economics o la Columbia. I costi da sostenere erano la parte della garanzia che i ricchi sarebbero rimasti ricchi e il loro orientamento ideologico sarebbe stato sempre lo stesso. L’altra era il fatto che erano loro o gli amici loro a fare assunzioni. In questo modo la loro progenie era al sicuro e loro potevano continuare a predicare a 4 colonne mentre il mondo andava in fiamme. Hai fatto la scuola pubblica? Cazzi tuoi. Questo avvenne grossomodo prima che mettessero i metal detector all’ingresso di Lettere e filosofia; improvvisamente, infatti, gli umanisti divennero più propensi al crimine violento e allo spaccio di droga. Chissà poi perché»

«Come riusciste a cambiare la situazione alla fine?»

«Il nodo fondamentale fu capire che c’era bisogno assoluto di portare l’equità di nuovo al centro del sistema di valori della società. Basta con figli di serie A e di serie B. Fu quando i cinesi presero definitivamente piede che si arrivò finalmente a capire che in futuro tutti i giovani italiani senza distinzione di classe, razza o religione dovevano avere le stesse opportunità»

«Dovevamo tutti cucire palloni da calcio»

«Esattamente. Cucire palloni da calcio»

Guardo l’orologio, ho parlato per più di dieci minuti. 

«Questi me li recuperi a fine giornata, eh Maria? Vorrà dire che oggi mi fai 12 ore e 10minuti, se no poi Yang Zeng s’incazza »

Maria esita in piedi, come se avesse ancora qualcosa da chiedere, perciò sfioro la montatura degli occhiali e così facendo attivo il drone di sorveglianza che le punta immediatamente il taser addosso. Maria allora capisce e si avvia a occhi bassi verso la catena di montaggio.

«Ah, salutami il figlio di Fabio Volo» le dico per congedarla. 

Appena è fuori, appoggio i piedi sulla scrivania e sospiro

«Giovani…buoni solo a piangersi addosso» 

poi penso che potrei scriverci un libro.

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