23 Novembre Nov 2013 1515 23 novembre 2013

Teleriscaldamento in Italia: servono regole

Una tecnologia giovane

Teleriscaldamento Torino

Il teleriscaldamento è una modalità di fornitura del calore in continua espansione, che nei prossimi anni, nel quadro delle politiche europee per il clima, potrà ricevere nuovo impulso dalla valorizzazione di risorse di varia natura (biomasse/rifiuti /calore di scarto di impianti industriali esistenti). In determinate condizioni, consente risparmi di energia e di spesa per i consumatori – oltre che di emissioni. Attraverso una rete di tubazioni isolate e interrate viene distribuito un fluido termovettore. Questo può essere acqua calda surriscaldata o vapore, proveniente da una centrale di produzione e destinato alle utenze per poi tornare alla centrale. Quando arriva a destinazione,  riscalda l'acqua dell'impianto attraverso uno scambiatore, e può anche produrre acqua di uso sanitario. Lo scambiatore, in pratica, sostituisce la caldaia.

Pur essendo in Italia il teleriscaldamento un'attività ancora “giovane”, in alcune zone del Paese ha già una discreta diffusione e, cosa più importante, notevoli sono le prospettive di crescita, anche a giudicare da quanto prevedono diversi comuni e regioni. Allo stato attuale, però, è ben difficile non convenire sul fatto che il servizio di teleriscaldamento si configuri essenzialmente come un monopolio esercitato a livello locale, come del resto è comprovato sia nelle valutazioni da parte delle Autorità antitrust e di regolazione dei Paesi ove il servizio è maggiormente diffuso (Danimarca, Finlandia, Svezia, ma anche Lituania) sia sul piano della teoria economica (diversi studi sono stati effettuati in particolare in Svezia e nel Regno Unito proprio per l'apertura del mercato del calore). Questo perché l'utente finale, inteso decisamente nel senso proprio del termine, una volta effettuato l'allacciamento non ha, de facto, possibilità di cambiare fornitore.

In Italia, inoltre, l'utente finale si trova molto spesso a dover pagare un servizio la cui tariffa, oltre a differire da una rete all'altra, non sempre è calcolata e/o comunicata in maniera trasparente. Per queste ragioni, e per le tante segnalazioni ricevute, l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, ormai oltre un anno e mezzo fa, ha avviato un'istruttoria (Provvedimento n. 23184, Bollettino n. 52 del 16 gennaio 2012). È poi è arrivata la sentenza del Consiglio di Stato (Quinta Sezione, sentenza n. 2396/2013 depositata il 2 maggio) che ha chiarito come, nel caso specifico considerato, che è però rappresentativo del modello applicato in diverse reti cittadine, il teleriscaldamento non sia da considerarsi una mera attività privatistica ma servizio pubblico.

Più di recente, a fine giugno, un po' a sorpresa, il presidente dell'Autorità per l'energia, Guido Bortoni, nella presentazione della Relazione annuale, ha rimarcato la necessità di estendere le competenze della regolazione ad alcuni settori ancora sprovvisti, soprattutto in quelli in cui risulta essenziale fornire un quadro solido per lo sviluppo di investimenti nelle reti energetiche ed introdurre nel contempo adeguate tutele a consumatori e utenti, chiarendo che si riferiva al teleriscaldamento. Ed anche al Ministero dello Sviluppo Economico hanno ben presente i termini e le complicatezze della questione.

È vero infatti che i fruitori del servizio di teleriscaldamento – che molto spesso diventa una scelta obbligata nel caso di nuovi complessi serviti solo da teleriscaldamento – si trovano poi in una condizione ben diversa dai clienti finali dei mercati energetici regolati, energia elettrica e gas naturale, dove è possibile cambiare fornitore e le fasi delle filiere in monopolio sono regolate, ormai da quasi quindici anni, dall'Autorità per l'energia.

Non che non ci siano regole ma, quando ci sono, vengono definite a livello locale dai Comuni, che però molto spesso si ritrovano nel non facile ruolo di essere al contempo “controllori”, o meglio concedenti, e proprietari di almeno una parte dell'azienda che teleriscalda. E non va dimenticato che, comunque, non vi è una specifica regolazione per quanto riguarda il prezzo (ma sarebbe più corretto parlare di tariffa) del calore, che viene deciso dal fornitore del servizio in piena autonomia. In questo contesto quanto mai magmatico, il Parlamento, in incredibile attività estiva, ha ben pensato di approvare due ordini del giorno non proprio congruenti. Uno alla Camera, volto a impegnare il Governo a una regolamentazione del teleriscaldamento. Un altro al Senato, finalizzato a impegnare il Governo a dare tempestiva attuazione a un “Fondo di garanzia per lo sviluppo delle reti di teleriscaldamento”, già previsto in una norma del 2011. C’è da segnalare che entrambe le iniziative muovevano dalla sempre maggior importanza che il teleriscaldamento sta assumendo.

L’ultimo episodio risale a qualche giorno, fa quando è stato dichiarato inammissibile un emendamento alla legge di Stabilità che mirava ad attribuire all'Autorità per l'energia la competenza di regolare il teleriscaldamento. Di certo qualcos'altro accadrà nel prossimo futuro. Per ora, tuttavia, ci limitiamo a ricordare che nei Paesi dove il teleriscaldamento ha avuto una notevole diffusione, da tempo si sono approntate, in capo a soggetti terzi, regolamentazioni volte a promuovere un’adeguata protezione degli utenti finali, a partire da una maggiore trasparenza nella definizione delle tariffe. Sulle modalità di regolazione, poi, si potrà senz’altro ragionare; ma, anche in una prospettiva di promozione del teleriscaldamento, crediamo che iniziare a discuterne al più presto sia quanto mai opportuno.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook