26 Novembre Nov 2013 1615 26 novembre 2013

500 euro, le banconote “Bin Laden” verso il ritiro?

Il dibattito tra economisti e banchieri

Schermata 11 2456623 Alle 17

Biglietto viola o “Bin Laden”. Soprannomi che vengono dati più o meno a ciascuna delle 582.806.900 banconote da 500 euro in circolazione. Il primo nickname sa d’invidia. Chi non vorrebbe averne il portafoglio pieno? Il secondo invece riconduce direttamente al lato oscuro dell’economia; quello legato alle mafie, al narcotraffico e al terrorismo. Un mercato che a detta di molte organizzazioni di polizia anche transnazionali deterrebbe da solo il 90% delle oltre 582 milioni di banconote. Con un controvalore di oltre 291 miliardi. Quasi il 3,8% di tutta la carta moneta battente bandiera europea. Al tempo stesso una riserva “aurea”, come l’ha definita recentemente Mario Draghi. Senza tale zoccolo valutario si rischierebbero fluttuazioni e instabilità.

Lo scorso aprile un analista di Bank of America, Athanasios Vamvakidis, partendo dallo stesso concetto è arrivato a conclusioni opposte. Per Vamvakidis sarebbe necessario il ritiro dal mercato della banconota da 500 in modo da ottenere due risultati importanti. La moneta potrebbe indebolirsi contribuendo al rilancio dell’eurozona. Ma soprattutto si avvierebbe un vero contrasto all’evasione fiscale e alla criminalità organizzata. Nel 2010 Bank of England, dopo aver fatto sue le analisi del Soca (Serious Organized Crime Agency), ha ufficializzato il rapporto tra il “Bin Laden” e l’evasione. Secondo i carotaggi dell’agenzia investigativa inglese nove banconote su dieci vengono usate per scopi illeciti. Con tale premessa Londra ha deciso di metterle al bando.

Quest’anno è stato lo stesso vicepresidente portoghese della Bce Vitor Constancio a porre il problema di fronte al Parlamento europeo. «Perché non mettere fuori corso tutti i pezzi da 500 euro?», ha chiesto pubblicamente. Non è certo un’idea nuova. All’incirca una volta all’anno qualche analista o qualche politico la rispolvera, sebbene inutilmente. Anche Bankitalia in uno dei report annuali ha messo in guardia dai parallelismi tra 500 euro e criminalità organizzata. D’altronde 6 milioni di euro in pezzi viola (la quantità che entra in una valigetta) pesano grosso modo 9 chili. In biglietti da 100 euro si arriverebbe a 60 chili. Tutt’altro che un trasporto agile. Un ragionamento simile deve aver fatto Richard Nixon quando nel 1979 ha ritirato tutti i tagli superiori ai 100 dollari che comunque non andavano in stampa già dal 1946. Nel passato si sono visti i mille marchi tedeschi, mentre i 1.000 dollari canadesi sono stati ritirati dal mercato nel 2000. Non a caso oggi, a parte i 500 euro, gli unici biglietti “grossi” a circolare sono i 10.000 dollari di Singapore e i 1.000 franchi svizzeri. Valute che possono anche finire nelle cassette di sicurezza al fianco dei lingotti.

«Di tanto in tanto, delle transazioni in contanti sono riportate al Mros, l’ufficio di comunicazione per il riciclaggio di denaro. Tuttavia, gli intermediari finanziari indicano il valore totale della somma e non il taglio delle banconote», ha dichiarato in controtendenza a un settimanale svizzero Alexander Rechsteiner, portavoce di Fedpol. «Da parte nostra ci preoccupiamo per l’economia sommersa in generale, il taglio delle banconote coinvolte non svolge alcun ruolo». Nel 2012 l’Mros ha ricevuto segnalazioni complessive per oltre 3 miliardi di franchi, ma da quando le autorità svizzere hanno rafforzato i controlli sulle transazioni bancarie, i criminali si sono visti costretti a ripiegare sui canali meno facili da monitorare, appunto le banconote da grosso taglio.

Della stessa idea è William Buiter, capo economista di Citigroup. Tramite le colonne del Wall Street Journal ha spiegato che l’euro si starebbe imponendo come la valuta preferita per chi ama le transazioni anonime. Lo fa citando i dati sulle banconote da 500 della stessa Bce (il controvalore in circolazione del biglietto viola è passato dai circa 31 miliardi del 2002 agli oltre 291 miliardi alla data di maggio 2013) e ricordando quanto siano aumentati gli scambi informativi tra Stati e i controlli sulle transazioni bancarie. Sembrerebbe arrivato il momento, dunque, di mettere fuori corso il “Bin Laden”. Tempo sei mesi, imporre a tutti coloro che li detengono la riconsegna presso sportelli di istituti comunitari. In modo da far scattare automaticamente le norme sull’anti-riciclaggio. Evitare di coinvolgere banche non Ue aiuterebbe a non aggirare tali norme e di conseguenza a mettere in fuori gioco evasori e criminali.

Vi immaginate che significherebbe consegnare 1 milione di euro a una banca perché li cambi in pezzi da 100 o 200? Impossibile non far partire la segnalazione. Al contrario usare più di 100 prestanome per cambiare lo stesso importo apparirebbe veramente complicato. Immaginate se moltiplichiamo per 260 miliardi, la cifra che, secondo le stime, starebbe in mano a evasori, mafiosi e terroristi. E allora perché non farlo subito? Paradossalmente si tratta di parte della stessa ricchezza che consente alla Bce di stare al riparo dai rischi di default e di garantire margini di manovra sui programmi stimolo all’economia. Secondo Buiter un aumento annuale del 4% della moneta circolante dovrebbe inoltre consentire un profitto da signoraggio che va tra i duemila e i seimila miliardi. È chiaro che ogni scelta è anche una rinuncia.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook