barriere
5 Dicembre Dic 2013 1630 05 dicembre 2013

Bulgaria, un muro per fermare i profughi siriani

La decisione del premier Oresharski

Syrian Refugee Bulgaria

Trentadue chilometri di rete, ferro e filo spinato per tenere lontano dai confini bulgari i migranti che, in numero sempre maggiore, attraversano la frontiera che separa Turchia e Bulgaria. Una rete alta tre metri, posizionata nella regione montagnosa di Elhovo dove, secondo alcune stime del governo di Sofia, circa l’85% dei migranti irregolari attraversa il confine e fa il suo ingresso nel territorio bulgaro. I lavori sono appena iniziati, e con loro le proteste, sia delle associazioni che si occupano dell’accoglienza dei migranti che dell’Unhcr. L’idea di costruire una rete per bloccare l’immigrazione clandestina e direzionare il flusso migratorio verso i posti di frontiera è venuta al governo del premier Plamen Oresharski nel corso degli ultimi mesi quando al normale flusso migratorio, già di per sé in aumento, si sono aggiunti migliaia di rifugiati siriani in fuga dalla guerra e dal loro Paese.

Nel corso del 2013 circa 10mila migranti hanno attraversato il confine bulgaro, due terzi dei quali siriani, un incremento di sette volte rispetto al 2012. Numeri che da un lato hanno fatto scattare l’allarme nel governo del più povero stato dell’Unione europea e dall’altro hanno acceso la miccia del razzismo e della xenofobia portando a numerosi pestaggi da parte di gruppi di estrema destra nei confronti di immigrati, per lo più siriani. L’ultimo attacco domenica scorsa quando nel distretto Zaharna Fabrika, a Sofia, due rifugiati siriani, di 27 e 35 anni, sono stati accoltellati e pestati a sangue.

La costruzione del muro, o meglio, della rete metallica, costerà circa 3 milioni di euro ed è già stata criticata da numerose istituzioni, in primis dall’Unhcr che, per bocca del portavoce Adrian Edwards, ha affermato che «con l’installazione di barriere, reti, muri e altri deterrenti, cresce il rischio che le persone decidano di prendere strade più pericolose e di finire in mano ai contrabbandieri».

La Bulgaria non è l’unico Paese ad aver deciso di creare una barriera anti migranti sui propri confini: in ottobre la Turchia ha iniziato la costruzione di un muro alto due metri sulla frontiera con la Siria e la Grecia l’anno scorso ha dato vita a una barriera in filo spinato lunga dieci chilometri sul confine turco. Parallelamente alla costruzione della rete sul confine turco il governo di Sofia ha anche introdotto una serie di altre misure per tentare di arginare ulteriormente il flusso migratorio in entrata: qualche migliaio di poliziotti sono stati inviati sul confine turco per pattugliare la frontiera e nei prossimi mesi verranno avviati i lavori per la realizzazione di una serie di centri di accoglienza, molto simili a vere proprie prigioni, per migranti.

Tutte manovre fortemente criticate dalla comunità internazionale, così come l’espulsione di centinaia di immigrati irregolari siriani nelle scorse settimane, che vedono il migrante come un problema e che contribuiscono ad alimentare quell’odio xenofobo che nel Paese sta crescendo a vista d’occhio. «Il governo sta combattendo il razzismo e la xenofobia solamente a parole e questo ha portato anche a numerosi episodi di violenza. Non si sta facendo nulla per trovare una soluzione all’emergenza rifugiati e tra la maggior parte dei bulgari si è sviluppato un atteggiamento negativo e ostile nei confronti dei migranti e dei rifugiati.

Una grande responsabilità per lo stato delle cose ce l’hanno anche i media nazionali, soprattutto quelli che fanno riferimento al governo, che soffiano sul fuoco e incrementano i timori della gente facendo passare il messaggio che i rifugiati portano con se crimine e malattie» afferma senza giri di parole Dimiter Kenarov, giornalista e membro dell’associazione Friends of Refugees. Non è un caso quindi che i partiti di estrema destra siano in forte ascesa, che l’83% dei bulgari, secondo alcuni sondaggi, veda i rifugiati come un pericolo per la sicurezza nazionale, e che l’appoggio nei confronti del partito estremista di Ataka sia raddoppiato negli ultimi due mesi.

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