5 Dicembre Dic 2013 1845 05 dicembre 2013

Italia-Germania: i grafici di un confronto impietoso

L’analisi del Centro studi Confindustria

Konrad Jagodzinski

C’erano una volta due nazioni, Italia e Germania, che avevano gli stessi ritmi di crescita della produzione, accedevano alle stesse condizioni al credito, avevano nell’export il proprio punto di forza. A cinque anni di distanza dalla crisi del 2008, i dati del Centro studi di Confindustria (Csc) raccontano che quasi tutto è cambiato. A rimanere simile è la sola voce dell’export, perché le imprese italiane sono state in grado di tenere il ritmo dei tedeschi. Ma sul fronte della produzione e soprattutto del credito, la forbice continua ad allargarsi.

Altre slide dello stesso Csc sono in grado di dare una spiegazione: dietro lo “spread” nei tassi di interesse delle banche italiane (ma anche spagnole) e tedesche c’è soprattutto un differenziale di produttività in continua crescita. In Italia nel 2012 la produttività nel manifatturiero era solo di 10 punti percentuali superiore ai valori base del 1997. Nello stesso periodo il costo del lavoro è salito di circa 50 punti percentuali. Il risultato è che il costo del lavoro per unità di prodotto (Clup) è cresciuto di circa 30 punti percentuali. Non c’è quindi solo il “credit crunch” a indebolire l’accesso al credito delle imprese, ma anche una mancanza di crescita di produttività, sintomo di una innovazione che, al di là dei proclami, risulta carente. Le dimensioni delle imprese, decisamente minore rispetto a quelle tedesche, in questo certo non aiuta. 

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