10 Dicembre Dic 2013 1645 10 dicembre 2013

Manca il lavoro, gli immigrati emigrano dall’Italia

Il Rapporto della Fondazione Ismu

Lavoratori Stranieri Dentro

Il lavoro è poco e farsi curare è troppo costoso. Così gli immigrati fanno le valigie ed emigrano dall’Italia. Solo nel 2011 più di 200mila stranieri hanno deciso di lasciare il nostro Paese, spostando la residenza all’estero. Parallelamente anche gli italiani, di fronte al sempre più crescente disagio lavorativo, si spostano oltreconfine: nel 2012 hanno lasciato il Paese 68mila connazionali, 18mila in più rispetto all’anno prima. Le mete preferite sono la Germania (oltre 7mila), la Svizzera (oltre 6mila), il Regno Unito (quasi 6mila) e la Francia (più di 5mila). Lo dicono i dati del 19esimo rapporto nazionale sulle migrazioni, elaborato dalla Fondazione Ismu. 

I NUMERI
La crisi economica ha reso meno attraente l’Italia, anche per gli stranieri. Al primo gennaio 2013 gli immigrati presenti in Italia erano 4 milioni 900mila. Di questi, gli irregolari all’inizio dell’anno erano 294mila, il 6% del totale delle presenze. Ma nei prossimi anni si assisterà a un rallentamento dei ritmi di crescita della popolazione straniera presente in Italia, dicono da Ismu: il tasso medio di crescita annua dovrebbe ridursi dall’attuale 7% all’1,3% circa nel 2030-2034. Nel 2020 gli immigrati residenti saranno oltre 7 milioni, nel 2035 poco meno di dieci

Soltanto gli ingressi per ricongiungimento familiare (120mila durante il 2012) non subiscono flessioni significative rispetto agli anni scorsi, a testimonianza del fatto che il fenomeno migratorio in Italia è sempre più stabile, regolare e di tipo familiare. L’immigrazione riguarda tutto il territorio nazionale, anche se tuttora la popolazione immigrata residente si concentra soprattutto nelle regioni del Centro-nord (nell’86% dei casi). 

IL LAVORO
Quello che manca, in primis, è il lavoro. Nel 2012 gli immigrati occupati sono 2 milioni 334mila, 82mila in più rispetto al 2011. A crescere (+80%) è solo la domanda di assistenza familiare, che occupa soprattutto le donne. Ma per effetto della crescita degli immigrati in cerca di lavoro, aumenta anche la disoccupazione: nel primo semestre 2013 i senza lavoro stranieri erano 511mila, mentre nel 2012 erano 380mila (+25% nel giro di 12 mesi). Il tasso di disoccupazione tra gli stranieri si attesta quindi al 18 per cento. Il 60% si concentra al Nord, e nel Nord Ovest quasi un disoccupato su quattro è straniero. 

Il calo più drastico si registra nell’industria e nell’edilizia, i settori che più hanno richiesto manodopera durante gli anni. Nell’industria si registra un meno 48%, nelle costruzioni un meno 38%. Rispetto ai livelli precrisi del 2007, le assunzioni di stranieri nel settore dell’edilizia si sono ridotte dell’80 per cento. Il calo dipende da una minore richiesta di stranieri da parte degli imprenditori, ma anche da una maggiore offerta di italiani in questi settori. L’unico comparto (da sempre caratterizzato da lavoro immigrato) che “tiene” è quello dell’assistenza familiare: secondo i più recenti dati ministeriali gli occupati stranieri nei servizi alla persona nel primo semestre del 2013 sono cresciuti del 5 per cento. I permessi di soggiorno rilasciati per motivi di lavoro nel 2012 sono stati in tutto 67mila, quasi la metà rispetto al 2011, meno di un quinto rispetto al 2010.

«È dunque del tutto inverosimile ipotizzare nei prossimi anni una crescita del lavoro straniero simile a quella che ha caratterizzato lo scorso decennio», scrivono da Ismu. «Si presume dunque che l’economia italiana non avrà bisogno di nuovi lavoratori stranieri proprio per la progressiva saturazione della domanda di lavoro tradizionalmente rivolta agli immigrati. O comunque si ipotizza che l’economia italiana avrà una domanda di lavoro straniero che potrà essere più che soddisfatta dagli immigrati presenti o da quelli in arrivo per ragioni umanitarie o familiari». Quello che manca sono «servizi adeguati a favorire l’effettivo incontro tra domanda e offerta di lavoro. Ad esempio oltre la metà degli stranieri disoccupati nel 2012 ha contattato un centro per l’impiego. Tuttavia, solo il 2,4% ha beneficiato di servizi di consulenza/orientamento, solo lo 0,4% di un’opportunità di formazione e uno solo lo 0,8% ha ricevuto un’offerta di lavoro».

LE CURE MEDICHE
Quello che viene fuori dal Rapporto Ismu è che gli immigrati non si curano per motivi economici. Da una rielaborazione dei dati Istat 2011 sulla mancata fruizione di cure dopo l’individuazione di una malattia, emerge che l’11,2% di extracomunitari afferma di non essersi rivolto al servizio sanitario nonostante ne avesse bisogno, contro il 7% degli italiani. Il motivo di queste mancate cure è l’impossibilità di sostenere le spese mediche per ben quasi il 90% degli extracomunitari, contro circa il 70% degli italiani. Le liste d’attesa troppo lunghe sono invece percepite come un ostacolo alle cure soprattutto dai comunitari (il 16%, contro l’11,4% degli italiani), mentre non rappresentano alcun problema per gli extracomunitari (il 2,6%). La mancanza di assistenza per motivi economici riguarda anche le patologie dentali: il 18,5% degli extracomunitari dice di non essersi rivolto al dentista nonostante ne avesse bisogno, (contro l’11% degli italiani), e il oltre 93% precisa che non l’ha fatto per i costi eccessivi (contro il 75,6% degli italiani). 

COSA PENSANO GLI ITALIANI
Nonostante la tendenza a sopravvalutare la dimensione quantitativa del fenomeno migratorio, dall’indagine emerge che il 61% degli intervistati italiani considera gli immigrati presenti nel nostro Paese una risorsa vitale. Il 79% è d’accordo a estendere la cittadinanza italiana ai figli di immigrati stranieri nati in Italia; il 46% ritiene molto positivo il fatto che gli immigrati ci abbiano fatto conoscere nuovi cibi, culture e comportamenti. Il 48% invece ha la netta impressione che l’Unione europea stia scaricando sull’Italia la soluzione del problema della clandestinità, evitando di occuparsene come dovrebbe. Per il 50% degli intervistati l’Italia deve mantenere il reato di clandestinità. 

I RIFUGIATI
Nonostante i drammatici eventi degli ultimi mesi, non c’è un esodo di rifugiati verso l’Italia e l’Europa. Dall’analisi dei dati dell’Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati, emerge che a fine 2012 l’Europa accoglie il 17 per cento dei rifugiati mondiali (10,5 milioni). In Europa ci sono 1 milione e 800mila rifugiati, 245mila in più rispetto a inizio anno (+15,8%). Nella classifica dei principali Paesi europei per accoglienza di profughi, l’Italia occupa il sesto posto con 65mila persone (7mila in più rispetto al 2011, +12%), mentre la Germania è prima con 590mila unità, la Francia è seconda con 218mila e il Regno Unito è terzo con 150mila.

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