21 Dicembre Dic 2013 0845 21 dicembre 2013

Multinazionali e Opus Dei: la strana compagnia del Papa

Da Mc Kinsey a Ernst & Young

Papa 8

La Chiesa povera per i poveri di papa Francesco ha bisogno delle multinazionali, almeno di quelle che operano nella consulenza finanziaria, nella gestione delle risorse umane e nel riassetto di grande aziende e organizzazioni. L’impronta americana del pontificato diventa sempre più marcata, non manca poi un po’ di Europa tecnocratica. Sta di fatto che si sta delineando una Chiesa anglo-ispanica lungo un asse Usa-America Latina (non privo di conflitti interni) a guida politico culturale dei gesuiti, con motore economico nell’area dell’ ‘Obra’ di Escrivà, senza dimenticare l’ingresso massiccio dei laici nei ruoli tecnici. Il tutto gira intorno a una regia internazionale – gli otto cardinali che coadiuvano il Papa nel governo e nella riforma della Curia – e a un Segretario di Stato italiano, monsignor Pietro Parolin, di scuola diplomatica classica, proveniente da un’esperienza non semplice in Venezuela. Altri italiani s’incontrano nell’entourage di Bergoglio ma spesso alle spalle hanno un’esperienza latinoamericana. Il Papa, come è noto, fa il resto. Il progetto è complesso anche perché si tratta di scrostare poteri resistenti.

Le società fino ad ora ingaggiate dal Vaticano sono note: Mc Kinsey (riorganizzazione media), Ernst & Young (revisione economica Stato vaticano), KPMG (riforma procedure contabili di tutti gli enti della Santa Sede) e Promontory group (ristrutturazione Ior e Apsa); sul fronte delle relazioni internazionali i riferimenti sono Moneyval e il Consiglio d’Europa (antiriciclaggio e trasparenza), il dipartimento del Tesoro Usa e il governo tedesco (con queste due istituzioni sono stati firmati importanti accordi di collaborazione finanziaria), la Banca d’Italia e la sua autorità di controllo. L’Opus Dei, in tale contesto, fa sentire la sua presenza e il suo sostengo a papa Francesco, del resto molti dei suoi membri possiedono ‘l’expertise’, per occuparsi di materie tanto complesse. I cambiamenti appaiono quindi sempre più profondi e il loro profilo tecnico e organizzativo tutt’altro che secondario; si possono però a questo punto individuare alcuni elementi generali. La riforma dello Ior procede verso la trasformazione dell’istituto in una ‘banca normale’, cioè in grado di interagire con il sistema finanziario internazionale accettandone le norme sulla trasparenza. Il percorso è a buon punto ma non è concluso perché chiudere un passato di ‘conti sospetti’ non è cosa scontata, le indagini della magistratura italiana sono lì a dimostrarlo.

Sul fronte della comunicazione si attendono poi novità importanti: Mc Kinsey, l’ultima mega-società sbarcata Oltretevere e chiamata in causa dalla “Pontificia commissione Referente di studio e di indirizzo per gli affari economici”, dovrà mettere a punto “un piano integrato per rendere l’organizzazione dei mezzi di comunicazione della Santa Sede maggiormente funzionale, efficace e moderna”. Da molti anni in Vaticano si parla di un nuovo assetto per la comunicazione oggi spezzettata fra diversi organismi che spesso si sovrappongono; i in tal modo i costi crescono e i passivi vanno a pesare sui bilanci complessivi del Vaticano. La cosa non è di poco conto e non riguarda solo il sistema dei media: senza l’intervento dello Ior (le cui risorse sono di circa 6, 3 miliardi di euro) che ogni anno dà il suo decisivo contributo al ripianamento dei debiti accumulati nella gestione ordinaria, la Santa Sede sarebbe in una situazione economica allarmante. E allora l’Osservatore romano, la Radio Vaticana, il Pontificio consiglio per le comunicazioni sociali, la Libreria editrice vaticana, la tipografia, il Centro televisivo vaticano (CTV) fino agli altri media più o meno collegati con Roma, tutto dovrà essere rivisto da Mc Kinsey & company per un lavoro che potrebbe concludersi entro pochi mesi. Intanto, con un occhio puntato al mercato internazionale, il Ctv ha cominciato a produrre un settimanale d’informazione sulla Santa Sede in HD.

In questa complessa transizione bergogliana, si delineano sempre di più anche ruoli specifici. E non può passare inosservato che l’Opus Dei, guidata dal prelato Javier Echevarrìa, sta sostenendo a pieno regime lo sforzo riformatore di papa Francesco. Gli uomini de la ‘Obra’ si muovono con discrezione e, secondo una nota vulgata opusiana, “ciascuno risponde personalmente di quello che fa”, non c’è insomma un agire a nome dell’Opus Dei. Sta di fatto che monsignor Lucio Ángel Vallejo Balda, amico della Prelatura fondata da Escrivà de Balaguer, ricopre l’incarico di Segretario della commissione incaricata della riforma amministrativa ed economica, e allo stesso tempo è anche Segretario dell’Apsa, cioè dell’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica. E’ un monsignore in carriera con un passato di amministratore di bene ingenti nella diocesi spagnola di Astorga. Nei piani della riforma in corso, l’Apsa – di recente coinvolta in gravi indagini giudiziarie da parte italiana – dovrà diventare una sorta di ministero del tesoro-economia vaticano senza svolgere più alcuna attività finanziaria. L’Apsa controlla fra l’altro un patrimonio immobiliare che si reputa ingente ma di cui non si conosce la sostanza reale.

Sarà dunque monsignor Vallejo il prossimo ministro dell’economia della Santa Sede? Vedremo. Intanto la commissione di cui è membro  ha fatto il contratto a “McKinsey”, “dopo procedura formale di gara” come recita il comunicato ufficiale; la società in passato ha annoverato nelle sue fila Ettore Gotti Tedeschi, ex presidente Ior, Opus Dei anche lui, caduto poi in disgrazia per i contrasti con il cardinal Bertone. Ancora va citata Francesca Chaoqui, anch’essa membro della stessa commissione riformatrice e giudicata vicina all’Opus Dei, diventata nota per tweet ‘scandalosi’ contro Bertone e Tremonti e per qualche foto un po’ troppo sexy. Ma soprattutto conta il suo lavoro per la Ernst & Young, altro big della consulenza ingaggiato dal Vaticano. Ancora un altro esponente dell’Opus Dei, monsignor Juan Ignacio Arrieta, coordina l’altra commissione riformatrice, quella che si occupa dello Ior. L’impronta a stelle strisce in Vaticano, per altro, si vede anche nel ruolo che hanno i Cavalieri di Colombo - che pure finanziano i sacri palazzi - il cui leader, Carl Anderson, è il segretario del board laico dello Ior considerato fra i ‘defenetratori’ di Gotti Tedeschi. Va ricordato che i Cavalieri possono contare su forti rapporti con alcuni cardinali americani. Bergoglio fino ad ora è riuscito, dietro le quinte, a tenere in mano le fila di ogni cosa, ma rivalità e conflitti si possono sempre aprire.    

La Compagnia di Gesù, intanto, è tornata a svolgere il ruolo di cavalleria del papa. La ‘Civiltà cattolica’ sotto la guida di padre Antonio Spadaro, è diventata strumento essenziale della campagna pro-Bergoglio; l’importante intervista rilasciata da Francesco alla rivista e diffusa in contemporanea da tutte le testate dei gesuiti del mondo senza fuga di notizie, la dice lunga. Padre Federico Lombardi, gesuita anch’egli, è da tempo alla guida della Sala stampa della Santa Sede e della radio vaticana, mentre gesuiti di rango sono nella Congregazione per la dottrina della fede. Tuttavia è nel suo complesso che la Compagnia guidata dallo spagnolo Adolfo Nicolàs, anch’essa come l’Opus senza darlo troppo a vedere, sostiene la novità del papa argentino e il suo programma riformatore.

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