5 Gennaio Gen 2014 1030 05 gennaio 2014

Renzi fai il leader non lo spaccone

Fassina Chi?

Renzi12 1

Possiamo stare mille ore a discutere delle dimissioni irrevocabili di Stefano Fassina dal governo e della battuta di Matteo Renzi ("Fassina chi?") che le ha causate. E in effetti ieri sera dentro l'acquario Twitter e le bacheche Facebook è partito un discreto can can, anticipando il menù dei giornali di stamattina, che hanno dato ampio risalto alla notizia. Alternativamente c'è chi ha esultato per le dimissioni del "bolscevico" Fassina, c'è chi ha trovato conferma della "sguaiatezza padronale" di Renzi, novello Berlusconi, chi ha visto nella battuta del sindaco di Firenze più che un attacco al compagno di partito un ulteriore messaggio in bottiglia recapitato al capo del governo Letta e chi, invece, chiede a Renzi di porre fine allo stillicidio: si accordi con il premier ora oppure faccia cadere l'esecutivo ma basta stop and go. Nel suo insieme il dibattito, molto poco nel merito, è diventato soprattutto una contesa all'italiana tra renziani/antirenziani. Come se il congresso Pd fosse ancora in corso e la guerra ideologica in queste settimane fosse semplicemente sopita, pronta a rinfocolarsi alla prima occasione. Detto fatto. 

Chi è Stefano Fassina lo si sa (per chi non lo sapesse rimando a questo bel ritratto che ne ha fatto Luca Telese): persona spigolosa, con idee spesso lontane dalle nostre, ma seria e dignitosa e il gesto di ieri lo dimostra; chi è Matteo Renzi lo si sa ancora di più. Dal punto di vista politico i due stanno agli antipodi dunque è nelle cose che il nuovo corso Pd spingesse per una maggiore coerenza anche nella rappresentanza di governo. Lo dice proprio Fassina che il punto è politico, non personale. In questo senso l'incidente ratifica una situazione che andava comunque corretta. Nessuna sorpresa. La politica è questa e chi finge di non saperlo pecca di ingenuità o ipocrisia.

Ci sono però due aspetti che esulano dalle idee politiche di entrambi i litiganti e ci sembrano il cuore della vicenda. Forse su questo bisognerebbe interrogarsi senza perdersi dietro ripicche e personalismi.

Il primo, preoccupante, è che l'incidente di ieri fa intuire il rischio che nei prossimi anni questo paese, fuori e dentro il Pd, si dividerà sulla faglia ideologica renziani/antirenziani. Il sindaco di Firenze si sta confermando anche dopo la sua elezione a segretario, un leader molto divisivo. Antropologicamente prima ancora che politicamente attira amori e antipatie viscerali. Dopo vent'anni di cayenna e di macerie non vorremmo che questa nuova divisione sostituisse quella originale berlusconismo/antiberlusconismo. Sarebbe una sciagura per un paese che ha bisogno di riforme e governabilità più che dell'ennesima, sterile, battaglia ideologica.

Il secondo aspetto riguarda proprio Renzi. Il neo segretario Pd ha stravinto le primarie, ha il vento in poppa, esprime tonnellate di energia politica, ha tutti ai suoi piedi, sa parlare alla gente come a sinistra non succedeva da anni, fa bene a bruciare i tempi sulle riforme e a sferzare un governo timido e ondivago. Però sappia che una leadership non si esprime con le battute da spaccone. Non si gestiscono segreterie politiche a favore di telecamera, non si annunciano accordi o riforme epocali prima di averle nel sacco, come direbbe quel vecchio saggio di Trapattoni. Governi il partito a tutta forza con il sorriso sulle labbra che resta una grande conquista a sinistra, ma impari a vincere smettendo i panni guasconi del rottamatore d'antan. Lo sberleffo, infatti, non appartiene al vocabolario dei veri leader... 

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook