7 Gennaio Gen 2014 1745 07 gennaio 2014

Il problema non è internet, il problema siamo noi

Il problema non è internet, il problema siamo noi

Voltaire 1

Non condivido la tua idea ma darei la vita perché tu la possa esprimere sulla bacheca di un altro. Che Voltaire non abbia mai pronunciato la frase ci importa poco (dopotutto anche la citazione originale è spuria), ma ben si adatta ai nostri tempi in cui abbiamo tutti una irrinunciabile opinione su ogni cosa, e possiamo esprimerla, più o meno impunemente, senza freni inibitori. Fortuna esiste il tasto blocca utente.

Domenica l'ex segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani ha avuto un malore e molti commenti su Facebook hanno ironizzato o, molto peggio, inneggiato alla sue morte. In qualsiasi altro momento storico avremmo detto che, dopotutto, se la gente vuole mostrare il lato peggiore di sé chi siamo noi per impedirglielo? Riflettiamo: c'è veramente bisogno di specificare che augurare la morte di un uomo (politico o non politico importa poco) è, nella migliore delle ipotesi, poco intelligente? Tra le conseguenze di un dispositivo specchio qual è Facebook c'è di costruire l'idea che abbiamo di noi stessi. Pubblichiamo foto e stati per dire quanto brillanti e simpatici siamo, cambiamo foto profilo per mentire sulla nostra bellezza filtrata da Instagram, insomma: costruiamo dei nuovi noi stessi nella speranza di piacere agli altri. Dobbiamo sempre dare informazioni su chi siamo, anche se nessuno ci chiede di farlo. Ne sentiamo il bisogno.

E poi c'è la questione della distinzione, centrale da Bourdieu in poi. Si innescano distinzioni periodiche del tipo: 1) fatto (Bersani sta male), 2) reazione pavloviana, quindi si twitta sotto la notizia letta online: o frasi di vicinanza o frasi come: "Ora tocca a noi godere del suo male", e qui c'è una prima distinzione (non ti ho votato e sei un mio nemico). Poi ci sono 3) quelli che iniziano a criticare chi dà il peggio di sé (ammetto che io sono tra questi: mi è capitato di leggere dei messaggi deliranti e di ritrovarmi a scrivere che fossero deliranti. Ho cancellato dopo pochi secondi. Sapete che è successo? Nulla. Il mondo era ancora tutto là fuori come lo avevo lasciato) e quelli che criticano quelli che criticano, e da qui in poi è tutto meta.

Impossibile tacere. Perché, ammettiamolo, trattenersi dal dire a qualcuno che è imbecille è veramente difficile. Così come evitare di dire qualcosa a riguardo, rimanere in silenzio, ignorarlo vistosamente (poi come lo diciamo a tutti che siamo così superiori da aver ignorato il dibattito volutamente? avei voluto lasciare una pagina con la sola scritta: mi si nota di più se scrivo sui social e Bersani o se taccio? Ma non sono abbastanza coerente).

Sarà forse per la bava ma sembrano tutte reazioni pavloviane. Non c'è alcun valido motivo per addossare le colpe di una crisi (politica, economica, morale e tutto ciò che ci rovina la vita) a un uomo che, peraltro, non ha più un ruolo centrale nella politica italiana.

Internet e i social network ci palesano l'ovvio: il problema della libertà d'espressione è che tutti ne hanno troppa. Non che non ce ne avesse data già prova Radio Radicale quando mandò in onda i messaggi ricevuti nella propria segreteria telefonica (nel 1986 e nel 1993). O la trasmissione più seguita di Radio24, La Zanzara, che vive di commenti tra i più sciocchi e spregevoli si possano collezionare. Ma ogni volta ce ne stupiamo, facciamo le pollyanna. Avrei voluto non commentare per nulla perché non c'è bisogno di ripetersi, tra persone dotate di buon senso, che scrivere con la propria foto e il proprio nome e cognome (quindi senza neppure più nascondersi nell'anonimato) messaggi d'odio gratuito è un comportamento irrispettoso, barbaro e infantile. A differenza di Massimo Mantellini non credo servano necessariamente filtri o sanzioni per regolare il flusso di cattivi messaggi. Credo sia utile continuare a difendere la libertà d'espressione anche di chi si espone alla brutta figura di non essere la persona brillante, intelligente e meravigliosa che con tanta fatica aveva cercato di farci credere essere. È giusto guardare in faccia l'orrore quando si manifesta. Il problema non è internet, il problema siamo noi.

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