13 Gennaio Gen 2014 1600 13 gennaio 2014

Il film di Virzì offende il Nord. La Lega vuole i danni

La pellicola anti brianzola

Capitaleumano

Ci mancava solo il risarcimento padano. La polemica tra il regista Paolo Virzì e la Brianza si arricchisce di una nuova puntata, la più paradossale. Neanche una settimana dopo il debutto nelle sale cinematografiche de “Il Capitale umano”, due deputati della Lega Nord hanno deciso di portare la vicenda in Parlamento depositando un’interrogazione alla Camera. La richiesta è fin troppo logica, nella sua provocazione. La pellicola offre una pessima immagine delle città in cui è ambientata? Il regista toscano restituisca il contributo di 700mila euro che il suo film ha ricevuto dal ministero dei Beni Culturali.

A far infuriare i deputati Nicola Molteni e Paolo Grimoldi sono state in particolare alcune dichiarazioni del regista. «Cercavo un’atmosfera che mi mettesse in allarme - aveva confidato pochi giorni fa Virzì in un’intervista - un paesaggio che mi sembrasse gelido, ostile e minaccioso». Apriti cielo. Vuoi vedere che il thriller interpretato da Valeria Golino sia in realtà una subliminale apologia del Meridione? L’interrogazione cita altre sgradevoli esternazioni di Virzì. «Ho girato nella campagna di Osnago, nel centro storico di Varese, di Como, città ricchissima che esprime il degrado della cultura, con quel suo unico teatro, il Politeama, chiuso e in rovina. E che ha una parte importante nel film, come simbolo di un inarrestabile degrado e sottomissione al denaro».

Qui i due leghisti non si sono più trattenuti. In Brianza ci saranno anche pochi teatri, ma nessuno può permettersi di denigrare un territorio «caratterizzato da piccole e medie imprese artigiane, e da grandi industrie metalmeccaniche, tessili ed alimentari che hanno dato molto all’Italia». Insomma, stiamo parlando di «una delle aree che più contribuisce a finanziare i bilanci dello Stato». Il paragone con il Sud è d’obbligo. «Un tessuto economico - si legge ancora nell’interrogazione - che ha da sempre scommesso sulle proprie capacità e sulle proprie risorse, a differenza di altri territori italiani che vivono di assistenzialismo pubblico». 

A questo punto i parlamentari lanciano la provocazione. Il film di Virzì, spiegano, «ha ricevuto un contributo di 700.000 euro dal Ministero dei beni culturali con delibera della Direzione generale per il Cinema del 15 ottobre 2012». Eppure «il presupposto della mission della Direzione generale per il Cinema è che il Cinema è uno dei fondamenti dell’espressione culturale, che il suo principale valore culturale risiede nell’essere testimone della ricchezza di identità culturali, e che le opere audiovisive e in particolare il cinema svolgono un ruolo essenziale nel formare le identità culturali nazionali». Insomma, non è contraddittorio «finanziare pellicole che mirano a denigrare, e mettere in cattiva luce, luoghi e territori che lo stesso Ministero è chiamato poi a valorizzare attraverso gli investimenti nel settore turistico»? In periodi di spending review, il suggerimento al governo è quasi scontato. Il ministro Massimo Bray - chiede la Lega - dovrebbe attivarsi, annullare la delibera e richiedere «la restituzione immediata dei fondi». 

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