18 Gennaio Gen 2014 1700 18 gennaio 2014

Lo yacht più grande del mondo? Progettato a Milano

Intervista al co-fondatore Mario Pedol

Azzam 1024W

Le copertine sono state tutte per Azzam. Un nome perfetto – in arabo significa “forza, determinazione” – per lo yacht privato più grande e costoso del mondo: 180 metri di lunghezza per 21 di larghezza, circa 600 milioni di euro come spesa. Sarebbe stato bellissimo se la “barchetta” dell’emiro al Walid bin Talal (membro della famiglia reale saudita, per Forbes l’uomo più ricco del mondo arabo e il 13° al mondo) fosse stata costruita nel nostro Paese, invece che nel famoso cantiere tedesco Lurssen.

Ma consoliamoci: l’exterior design e lo styling di Azzam sono opera di Nauta Yachts, lo studio di progettazione milanese che anno dopo anno (nel 2015 saranno trenta di attività) si è guadagnato la stima degli armatori dagli States al Sudafrica e l’apprezzamento di molti grandi produttori di imbarcazioni a vela e a motore. Fa piacere pensare che le incredibili linee dello yacht che ha retrocesso quel simpaticone di Roman Abramovich al secondo posto della top ten amatoriale (il suo Eclipse misura “solo” 163 metri di lunghezza) siano nate in un ufficio di Corso Sempione, a due passi dall’Arco della Pace. Una storia tutta italiana, molto lombarda se vogliamo, che ci racconta Mario Pedol, fondatore dello studio con Massimo Gino e lo scompaso Enzo Moiso. È il front-man di un team ampio e affiatato.


Azzam, lo yacht privato più grande e costoso del mondo

Di Azzam sono state sottolineate le curiosità. Dal fatto che è lungo come due campi da football al serbatoio di carburante da un milione di litri e ancora alla presenza di cinema, discoteca e sistemi antimissile. A lei cosa viene in mente?
Può sembrare strano ma ho pensato che solo sette anni fa iniziavamo a navigare nel mondo dei superyacht, sensibilmente diverso a quelli a noi cari. Era di “soli” 80 metri e lo chiamammo Light sintetizzando in inglese i concetti di luminosità e leggerezza, che erano e restano alla base del nostro design. 


Lo yacht Azzam

Quando avete ricevuto l’invito a partecipare al progetto, cosa avete pensato? 
Esaminando il capitolato, molto esigente in termini di dimensioni, prestazioni e soluzioni tecnologiche, abbiamo capito che sarebbe stata la prova più impegnativa per il nostro studio.  Al tempo stesso, siamo rimasti contenti del fatto che l’armatore non chiedeva volumi esagerati in relazione alla lunghezza dello yacht. Ai neofiti può venire da sorridere, pensando a un megayacht del genere, ma in realtà questo ci ha permesso di declinare – in scala più grande – la nostra storica visione di equilibrio tra le masse della sovrastruttura, in una pulizia di linee mai ridodante. Chi ama le nostre barche, sa che evitiamo sempre l’intreccio di troppe linee e troppi volumi. E poi, nei limiti del possibile, massima leggerezza: il risultato è uno yacht che può navigare a 30 nodi grazie ai 94.000 Cv forniti da due motori diesel e due turbine a gas. 

L’elenco dei one-off, dei semi-custom e delle barche di serie con la vostra griffe è lungo. Anche per voi tutto nasce dalla passione per il mare? 
Io, Massimo e Enzo abbiamo aperto lo studio nell’85 per la comune passione. La mia nasce trasmessa dal nonno ufficiale di marina che mi raccontava delle navigazioni in transatlantico da Genova a New York. All’inizio eravamo noi tre e un paio di amici, oggi siamo in quindici. Abbiamo allargato il nostro campo di azione ma continuiamo a basare il lavoro sulla condivisione della passione. Che in definitiva è l’energia che alimenta il rapporto con un committente privato o un cantiere. Vogliamo far andare per mare le persone con il nostro stesso spirito. 


Il team di Nauta Yachts

Per questo avete cominciato a vendere le barche di vostra progettazione?
Esatto. Partimmo bene con il successo del Nauta 54 al Salone di Genova 1986: quindi pochi mesi dopo l’apertura dello studio. In pochi mesi ne vendemmo due e in totale furono sette. Poi seguirono il 70 e il 65, entrambi frutto del lavoro con Bruce Farr. Il 54 invece lo sviluppammo insieme a Scott Kaupfmann, il progettista statunitense dove avevo svolto il mio apprendistato: lui sicuramente mi ha trasmesso una grande sensibilità per l’eleganza. Io dico sempre che una buona imbarcazione deve anche essere bella. E se lo è, ci sono notevoli probabilità che navighi anche bene. 

Nel 1994 la svolta.
Abbandonammo la produzione per mettere a frutto la nostra esperienza sul campo e concentrarsi nella progettazione, senza dimenticarsi tutta una gamma di servizi che oggi offrono tutti ma venti anni fa erano all’avanguardia come project management, brokerage, charter e consulenza dal primo schizzo sino al varo. La barca della svolta è stata My Song, il terzo che ci chiese un armatore competente come Pigi Loro Piana per cui approfondimmo all’estremo il rapporto tra barca da regata e barca da crociera e seguimmo un percorso completo. Era il 1998, vedere che a quindici anni dal varo è ancora molto bella, comoda e veloce fa capire che avevamo visto giusto.

Uno pensa che il sogno di qualsiasi designer sia realizzare barche “su misura”. Questo perché lavorare per la grande serie è limitante?
Ovvio che il progetto custom dia maggiore libertà e possa essere divertente. Ma la grande serie è affascinante, devi  capire e interpretare le tendenze future, quasi scommettere su di loro. Poi i vincoli di produzione  e di costo sono enormi. Nei primi due anni di collaborazione con Beneteau (cantiere numero uno al mondo, ndr), venne fatto un grosso lavoro, rivelatosi utilissimo per la nostra esperienza futura, per capire come progettare in modo compatibile alla produzione industriale.

Obbligatorio chiederle se preferisce progettare barche a vela o a motore.
Il primo amore è la vela. Oggi il mercato è orientato sul motore, che offre inoltre la possibilità di fare cose più grandi e sofisticate. Ma i due mondo non sono antitetici come in passato, anzi c’è quasi una sorta di osmosi. Penso ad esempio al rapporto tra interno ed esterno, sempre più importante in entrambe le tipologie, su cui si lavora puntando a renderli comunicanti mai come fatto in passato. 

Tanti i clienti illustri, uno assolutamente fuori dal comune come Renzo Piano.

Non ha mai fatto pesare lo status professionale nella prima fase di elaborazione del suo Kirribilli. Mi colpiva che trovava il tempo per sentirsi anche tre-quattro volte al giorno: era concentratissimo sulla barca, nonostante le mille altre attività in agenda. Persona di grande valore umano e super professionista. 


Nauta Yatchs, progetto per barca a vela

Siete al lavoro su un altro formidabile progetto: la barca a vela più grande mai uscita dai computer di Nauta Design. 
È vero: si tratta di un 155 piedi (47 metri, ndr) innovativo nelle soluzioni e costruito in carbonio. Noi seguiamo il design generale, della coperta e degli interni mentre l’architettura navale è affidata allo studio californiano Reichel-Pugh. Per noi è stato ed è ancora un punto di forza la collaborazione con i migliori architetti navali del mondo: noi mettiamo lo stile e la funzionalità, loro la tecnologia prestazionale. E così anche questo nuovo 155 piedi sarò bello e velocissimo, toccando i 28 nodi in planata.

Pedol, ancora Azzam per chiudere: il momento più emozionante dell’avventura è stato il varo tecnico in Germania?
Certamente, ma anche la soddisfazione nel vedere il modello in scala prima di presentarlo al cliente. L’ho trovato perfetto. E quando ho visto che anche lui lo approvava al cento per cento, ho capito che avevamo raggiunto l’obiettivo. Un bel sospiro di sollievo…

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