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27 Gennaio Gen 2014 1800 27 gennaio 2014

L’Europa pavida sfida l’orso Putin

Il vertice Russia-Ue

Putin 3

Formato ridotto, neppure la tradizionale cena. Il vertice Ue-Russia di questo martedì 28 gennaio si presenta così – un vertice peraltro più volte rinviato, e che avrebbe dovuto esser tenuto a fine 2013. Pesa l’Ucraina, pesa la virata sempre più autoritaria del presidente Vladimir Putin, e pesano soprattutto i crescenti contenziosi commerciali. Quanto basta perché l’Europa, almeno a parole, abbia deciso di far la voce grossa. Lo stesso formato ristretto e l’assenza della tradizionale cena, spiegano a Bruxelles, «è un segnale che non si può passare al business as usual». Molto di più, a dire il vero non ci sarà: gli europei (tranne gli stati membri che ricordano l’epoca in cui erano satelliti sovietici) a rompere con Mosca non ci pensano proprio. «Non sarà un vertice o la va o la spacca», chiosa un alto funzionario comunitario, a scanso di equivoci.

Certo le irritazioni, lo dicevamo non mancano. Bruxelles ancora non ha digerito l’umiliazione del vertice di Vilnius, il 28 e 29 novembre scorso, che avrebbe dovuto vedere la solenne firma da parte di Kiev dell’Accordo di partenariato Ue-Ucraina e che invece il presidente dell’ex repubblica sovietica Viktor Yanukovich ha fatto bellamente saltare – dietro le pesanti pressioni di Mosca, ansiosa di vedere l’Ucraina, partecipare all’Unione doganale. Fonti Ue coperte dall’anonimato non hanno esitato a usare toni duri: «è stata la pressione russa affinché Kiev non firmasse l’accordo con noi a provocare la difficile situazione in Ucraina, rompendo il consenso interno nel paese», dicono. I rappresentanti Ue, a cominciare dal presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy e da quello della Commissione José Manuel Barroso «discuteranno della questione con grande franchezza e apertura» con il presidente russo Vladimir Putin e il suo ministro degli Esteri Serghei Lavrov.

Le stesse fonti si affannano a spiegare di «non vedere il problema» sollevato da Mosca: «se l’Ucraina firmasse l’accordo con noi non vuol dire che non potrebbe siglare accordi con la Russia. Abbiamo firmato con il Canada un accordo di libero scambio, ma questo non ha irritato gli Usa, cui Ottawa è legata dal Nafta». Niente aut-aut, sostengono dunque a Bruxelles. In realtà c’è un pizzico di ipocrisia, visto che gli stessi spiegano poi che «certo, nel caso di un’unione doganale con Mosca le cose sarebbero diverse, l’Ucraina perderebbe la possibilità di negoziare singolarmente con noi». Insomma, siglare l’accordo con Bruxelles renderebbe di fatto quasi impossibile a Kiev aderire all’unione doganale con Mosca. Il problema, insomma c’è tutto, l’alternativa Ue-Russia pure - anche se nessuno certo giustifica ingerenze e pressioni da parte russa.

Il tema ucraino non sarà l’unico. Formalmente ci sarà il consueto richiamo al rispetto dei diritti umani – cui Mosca (come del resto Pechino) può fare serenamente orecchie da mercante, o comunque sostenere che non ci sono violazioni. In realtà, però, i veri nodi che rimangono sul tappeto sono, lo dicevamo, le crescenti tensioni commerciali tra Russia e Ue. A ottobre scorso l’Ue si è rivolta al Wto – di cui Mosca è membro dal 2012 – per i costi di riciclaggio, di fatto dazi mascherati sull’importazione di auto dall’Ue (anzitutto dalla Germania), che hanno un valore di 10 miliardi di euro l’anno. A dicembre, la “vendetta” di Mosca, che si è rivolta a sua volta al Wto contro dazi antidumping imposti dall’Ue su alcuni prodotti russi (certi tipi di acciaio e nitrato d’ammonio per i fertilizzanti). «Siamo stati i maggiori sostenitori dell’ingresso di Mosca nel Wto – si sfoga una fonte Ue – ma da quando Mosca vi ha aderito la situazione è drasticamente peggiorata, anziché migliorare: nel solo 2013 ha introdotto 78 misure protezionistiche, alle quali si aggiungono misure non tariffarie come divieti di import per ragioni fitosanitarie per prodotti alimentari accettati da tutto il resto del mondo».

«Le fonti di irritazione – spiegava un diplomatico russo citato da Les Echos – sono talmente numerose che entrambe le parti sono d’accordo: inutile far perdere troppo tempo ai capi di Stato nelle discussioni». A questo si aggiunge che Mosca sa benissimo che la Commissione europea e la presidenza del Consiglio europeo sono entrambe in scadenza a novembre prossimo: tanto vale, sembra essere la posizione russa, temporeggiare finché non ci saranno i nuovi vertici, inutile anche per questo un vertice ampio. Tanto più che una cosa è chiara: Mosca preferisce discutere direttamente con Berlino, Parigi, Londra e Roma che non in sede Ue – con i “fastidiosi” polacchi, lituani e in genere vari stati dell’Est. Certo è che sono in molti a scommettere che si tratta di un temporale passeggero – a meno di clamorosi sviluppi. 

La Russia è troppo importante per poter fare davvero sul serio – è il terzo partner commerciale dell’Ue dopo Usa e Cina, con export dall’Europa per 123 miliardi di euro, e 213 miliardi nella direzione opposta. Il 45% di tutti gli export russi vanno all’Ue (il 76% dei quali è per sono costituiti di prodotto petroliferi e gas). Tra il solo 2011 e 2012 gli scambi sono aumentati del 10%, e l’Unione importa dalla Russia il 29% dell’energia consumata. Mosca, inoltre, è un partner indispensabile quando si parla di Medio Oriente, Iran o Siria.

Non a caso a Bruxelles tutti escludono scenari drastici. «Certo non risolveremo a questo vertice tutti i problemi – spiegano altre fonti Ue – ma non ci aspettiamo grandi scontri. La Russia rimane un importante partner strategico, con cui anzi vogliamo rafforzare il partenariato». «Questo summit – ha detto lo stesso Van Rompuy – è un’opportunità per una genuina riflessione comune sulla natura e la direzione del partenariato strategico Ue-Russia. I nostri comuni interessi sono numerosi e ci incoraggiano a lavorare insieme in modo costruttivo. Abbiamo avuto anche alcune divergenze che devono esser discusse e chiarite». Ecco, una discussione animata, un po’ di show per la stampa. Molto di più non ci sarà.  

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