27 Gennaio Gen 2014 1845 27 gennaio 2014

Mastrapasqua, il poltronaro dalle troppe attenuanti

Il rosso dell’ente previdenziale

Antoniomastrapasqua

L’uomo è abilissimo. Per capirlo basta chiedere a Giovanni Valotti, professore bocconiano chiamato dall’ex ministro Elsa Fornero nel comitato dei tre saggi per riformare governance dell’Inps e limitare il potere del presidente, Antonio Mastrapasqua. Il quale, a cinque giorni dalla nomina ministeriale, coopta proprio Valotti nel comitato consultivo del fondo Gamma Immobiliare di Idea Fimit, società di gestione di cui Mastrapasqua, guarda caso, è il numero uno. Un ruolo in palese conflitto d’interesse, visto che Fimit gestisce immobili ex Inpdap ed Enpals dal valore di libro pari a un miliardo di euro. 

D’altronde, il 55enne commercialista romano con i centri di potere ha una certa consuetudine. Come quando ha incontrato all’Inps l’allora numero uno delle Generali, Giovanni Perissinotto, per discutere dell’adozione della cosiddetta busta arancione, il servizio di simulazione della pensione sul quale arriverà una decisione entro marzo (Mastrapasqua dixit qualche settimana fa). Se spiegato male agli italiani, infatti, diventa un formidabile strumento di persuasione a favore delle compagnie attive nella previdenza complementare, peraltro non particolarmente diffusa in Italia.

Un’altra spia della capacità di Mastrapasqua di muovere le pedine con estrema attenzione è la gara d’appalto da ben 170 milioni di euro per i servizi informatici dell’ente previdenziale, vinto da un drappello di imprese tra cui Finmeccanica, Telecom, Ibm, Deloitte e Kpmg, come ha scritto La Notizia. Kpmg, peraltro, è uno degli storici advisor dell’Inps, che cura i conti e le stime attuariali. A creare qualche grattacapo invece è stata la Romeo Gestioni del re degli appalti pubblici Alfredo Romeo, finanziatore di Enrico Letta e Matteo Renzi che si è aggiudicato - grazie alla vittoria in sede di Consiglio di Stato - la gestione degli immobili ex Igei per 44 milioni di euro. L’Inps gestione immobiliare, controllata al 51% dall’Inps e al 48% pariteticamente tra la Vianini Lavori di Francesco Gaetano Caltagirone, la Prelios, la Gefi e la Sovigest, la Cmc Coop di Ravenna oltre all’1% in mano alla Bnl di Luigi Abete, ha gestito senza gara per dodici anni i pacchetti di immobili Scip 1 e Scip 2, cartolarizzati a inizio duemila e ora parzialmente conferiti a Invimit, controllata dal Tesoro e nata allo scopo di valorizzare il patrimonio immobiliare italiano. È in liquidazione dal lontano 1996, e nonostante il tasso di morosità e i contenziosi nei suoi oltre 2mila immobili ha continuato ad incassare affitti senza versarli all’Inps - che gli ha riconosciuto 2 milioni nel 2012 per i servizi resi - verso cui è indebitata per 11 milioni di euro. Una situazione mai sanata. 

Sebbene venga dal privato, misurare i risultati del manager Mastrapasqua all’Inps, è in sella dal 2008, è un esercizio difficile, tanto per la complessità della struttura dell’ente previdenziale quanto per le molteplici attenuanti: dalla recessione che ha contratto la platea complessiva dei contribuenti all’integrazione dell’Inpdap, pietra tombale sui conti dell’Inps. Infine, non va sottovalutato l’impatto delle riforme delle pensioni. Come si legge nella Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Def) 2013, la spesa pensionistica in rapporto al Pil toccherà l’apice del 15,9% nel 2045 per poi scendere al 13,9% nel 2060, a seguito del completamento del passaggio al contributivo contenuto nella riforma Fornero (legge 214/2011). In altri termini: o aumentano le contribuzioni o si tagliano (ancora) le prestazioni. 

Ciò nonostante, a fine 2013 nel consueto screening la Corte dei Conti ha bocciato l’Inps: «Le risultanze economiche totali, che avevano già segnato perdite di 1,4 mld di euro nel 2010 e di 2,3 mld nel 2011, registrano un più pesante deficit di 12,2 mld nel 2012 – influenzato dalla incorporata gestione ex INPDAP – che si traduce in una corrispondente contrazione dell’avanzo patrimoniale» a 22 miliardi, hanno scritto i magistrati contabili. E meno male che dalla rivalutazione delle quote di Bankitalia, di cui la gestione pensionistica dei dipendenti pubblici è azionista al 5%, arriveranno 400 milioni. Una goccia nel mare dei 430 miliardi di euro in gestione.

Il problema Inpdap sembra risolto dall’ultima legge di Stabilità con una magia contabile che ha consentito di non iscrivere a bilancio come debiti le anticipazioni di tesoreria versate dallo Stato.  Una mossa obbligata, dal momento che lo Stato ha evaso i contributi che avrebbe dovuto versare prima alla Ctps (Cassa dei trattamenti pensionistici dei dipendenti dello Stato) e all’Inpdap dal ’96 in poi, pagando solo la quota della contribuzione a carico del lavoratore (8,75%) e non la quota a loro carico, pari al 24,2 per cento. Il risultato è che per ripianare la sua evasione, lo Stato stesso ha dovuto metterci una pezza da 6,8 miliardi di euro. Soldi che rientrano nel novero dei 93 miliardi (nel 2011 erano 83) che la collettività si è dovuta sobbarcare attraverso la Gias – Gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali – ora non più considerabili come debito.

Nell’ultima relazione, la Corte dei Conti ha puntato il dito contro il «modulo di governo, che vede la permanenza del singolare accentramento di poteri nel Presidente - cumulati per le attribuzioni sia di rappresentanza legale che di indirizzo amministrativo - con perduranti rischi di alterazione del già precario meccanismo di contrappesi proprio del vigente assetto duale». Come se non bastasse, il presidente è di fatto illicenziabile: l’organismo indipendente di valutazione degli enti pubblici voluto dall’ex ministro Brunetta può soltanto esprimere pareri negativi non vincolanti sull’operato dei vertici, mentre le responsabilità dei dirigenti della Pa legate al mancato raggiungimento degli obiettivi (art. 17 della legge 59/1997) sono alquanto generiche. In sostanza, solo il presidente del Consiglio, il ministro del Welfare o il Parlamento con una mozione possono far alzare Mastrapasqua dalla più importante delle 25 poltrone su cui è seduto. E per il successore, si parla già dell’ex ministro Treu. 

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