2 Febbraio Feb 2014 1415 02 febbraio 2014

La fatica di Milano di andare oltre il taxi

La fatica di Milano di andare oltre il taxi

Car Sharing

Mercoledì 11 giugno i tassisti milanesi sciopereranno in contemporanea con i colleghi di Londra, Berlino, Barcellona e Parigi. Il nemico comune è Uber, la multinazionale che ha creato una applicazione che mette in Rete le auto Ncc, noleggio con conducente. 

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Chi vive a Milano di sicuro lo avrà notato. Oltre ai soliti autobus, tram e taxi, in città le strade sono sempre più affollate di macchine nuove. Non macchine qualsiasi. Parliamo delle auto del car sharing, le auto elettriche o le berline nere della app più contestata di sempre (leggi Uber). E mentre i politici locali riempiono i discorsi di frasi come “innovare la mobilità in vista di Expo”, il conto alla rovescia per l’esposizione del 2015 è già iniziato e la realtà – ancora una volta – supera la discussione politica.

Perché una città in cui se torni a casa entro mezzanotte e mezzo sei salvo se no ti attacchi al tram - nel senso che sei costretto o alle estenuanti attese delle affollate linee sostitutive o a sborsare non pochi euro per un taxi - non poteva che accogliere come una manna dal cielo l’arrivo di nuovi modi di spostarsi. Dalle app che localizzano l’autista più vicino, alle oltre 1.200 auto in condivisione che hanno raccolto già oltre 100mila iscritti. Certo, ci sono anche le bici del bike sharing comunale. Ma: uno, nelle serate invernali si rischia di trasformarsi in un polaretto; due, se anche si volesse sfidare il gelo, il servizio termina a mezzanotte (era stato prolungato solo nel periodo estivo) e siamo punto e a capo.

Ora, dopo l’arrivo della app americana Uber, le contestazioni dei tassisti, gli scioperi e le minacce di blocchi durante la settimana della moda, il discorso non può essere più ignorato. Insomma, non si può pensare che se in città si aspettano 21 milioni di visitatori (di cui un terzo stranieri) nei sei mesi di Expo, li si possa accogliere con una flotta di soli 5mila taxi. Servono nuovi modi di spostarsi. Anche solo (per cominciare) rinnovando le auto esistenti. Molte sono vecchie, pochissime con il Pos per il pagamento con carta di credito, ancora di meno accessibili ai disabili, e meno della metà a emissione zero o a basso impatto ambientale.

Alla questione mobilità il 27 febbraio è stato dedicato un consiglio comunale ad hoc a Palazzo Marino, che si è aperto con la commemorazione di Alfredo Famoso, il tassista milanese morto dopo un’aggressione. Ordine del giorno: “Indirizzi in materia di auto pubbliche e politiche del trasporto pubblico”. La discussione, si sa, è accesissima, perché sia i tassisti sia gli imprenditori Ncc (Noleggio con conducente) ovviamente non vedono di buon occhio qualsiasi servizio aggiuntivo che possa rosicchiare loro clienti. Che si chiami Uber o car sharing.

Il nemico numero uno continua a essere Uber, l’app per smartphone che ha messo in Rete le auto a noleggio con conducente (Ncc). Basta avere uno smartphone, e un’auto nera elegante vi verrà a recuperare. Un servizio rivolto sia agli spostamenti in città, sia alle tratte più lunghe e costose. Ma dal momento del suo sbarco a Milano, la appa ha fatto infuriare sia tassisti e sia i conducenti Ncc, che negli anni si erano tacitamente spartiti la clientela: ai taxi le piccole corse, agli Ncc i clienti più facoltosi. Ma ora la pax si è rotta.

Il copione si ripete qui come in tutte le città del mondo in cui la startup ha messo radici. «Uber non rispetta le regole», dicono, «perché viola la legge di categoria del 1992, che obbliga gli Ncc a partire dalle rimesse e a concordare la tariffa in precedenza». Senza queste regole, l’applicazione diventerebbe di fatto un servizio taxi. Se non altro, però, Uber ha avuto il merito di mettere insieme tassisti ed Ncc, nemici giurati da sempre.

Già il 7 marzo del 2013, mentre sulla terrazza Martini di Milano si teneva il launch party della app con il ceo volato da San Francisco, due degli autisti di Uber si vedono ritirare il libretto di circolazione dalla polizia municipale. Passa del tempo e Uber denuncia addirittura violenze nei confronti dei suoi autisti: «Con i nostri autisti picchiati e seguiti, non riusciamo a lavorare»Dopo le richieste delle associazioni di categoria, a luglio il Comune emette poi una determina in cui si dice, in sintesi, che bisogna rispettare le regole previste. Punto. Ma né tassisti né Ncc sono contenti. «Ci riserviamo di impugnare tale provvedimento», fanno sapere. Maran risponde a Wired: «I tassisti volevano che bloccassimo definitivamente Uber, gli Ncc che obbligassimo Uber a rispettare leggi che loro per primi non rispettano e Uber fa la vittima sperando di ottenere consenso popolare. A Milano ci sono 200 Ncc registrati e ne circolano 2mila, è un’anomalia precedente all'arrivo di Uber». Ma a ottobre, dopo un ricorso al Tar, l’ordinanza viene sospesa. E si riparte da capo.

Nel frattempo, come l’assessore alla Sicurezza Marco Granelli ha precisato durante il consiglio comunale del 27 febbraio, aumentano le sanzioni emesse dalla polizia municipale: «Nelle ultime tre settimane 19 sanzioni a Ncc, 9 per l’abusivismo completo dei taxi, 4 sequestri di veicoli. Il doppio rispetto allo stesso periodo dello scorso anno». Non solo, anche i controlli si fanno più pressanti: «Di giorno tra la stazione Centrale e l’aeroporto di Linate, di notte nei luoghi della movida, sia nell’ora dell’aperitivo sia nella fascia oraria notturna del ritorno a casa. Soprattutto nelle serate del fine settimana».  

Da parte sua, l’assessore ai Trasporti Pierfrancesco Maran ha ribadito che quello dei taxi è un «servizio essenziale su cui il Comune di Milano intende investire in collaborazione con la categoria anche in vista di Expo». Certo, ha aggiunto, «è un settore in profonda trasformazione, le abitudini dei cittadini cambiano e quindi bisogna innovarsi». Così annuncia lo stanziamento di oltre 700mila euro per agevolare i tassisti che hanno rinnovato la propria vettura (500mila euro per l’acquisto di auto ecologiche, 228mila per le auto attrezzate per il trasporto di persone con disabilità ); e dà il via a un bando per un nuovo servizio di chiamata con numero unico e colonnine virtuali (per un investimento di 732mila euro in cinque anni) da individuare con lo smartphone. «Il Comune di Milano dà il benvenuto a ogni innovazione del servizio», ha precisato, «ma l’innovazione deve avvenire sempre nel rispetto delle leggi». Frecciatina a Uber. Che poi è la stessa cosa che ha ripetuto Raffaele Grassi, tassista e capo del gruppo consiliare Valori per Milano: «Rispetto delle regole. Questo è quello che vogliamo». Per poi chiedere al sindaco di farsi promotore di una «campagna d’informazione dicendo che “il tassista è amico dei cittadini”».

Il consigliere di Forza Italia Fabrizio De Pasquale, rivolgendosi a Giuliano Pisapia, ha concluso: «Dedichi meno tempo alle biciclette, alle auto della Fiat e della Mercedes del car sharing e si occupi di questo servizio (quello dei taxi, ndr) che è vitale per una città che ospiterà grandi eventi».

Alla fine, alla proposta del consigliere radicale Marco Cappato di «potenziare (e garantire entro l’inizio di Expo) la possibilità di effettuare prenotazione sull’intero parco delle auto pubbliche (sia taxi che noleggio con conducente) attraverso dispositivi mobili e applicazioni internet, e la possibilità di pagare con carta di credito e altre modalità elettroniche», il consiglio ha votato un secco “no” trasversale da destra a sinistra. A parte Radicali, Movimento cinque stelle, Lega e il consigliere Pietro Tatarella del Pdl. Che dice: «Serve una legge del 2014 per superare quella del 1992. Se Uber aiuterà i tassisti a capire che nel 2014 non è possibile che per trovare un taxi con un Pos si debbano fare i miracoli, che ben venga». L’ordine giorno che chiedeva di «rafforzare» l’abusivismo «nel settore Taxi/Ncc» e «rivedere il regolamento comunale del servizio di autonoleggio da rimessa con conducente» è invece stato votato all’unanimità. Con la postilla di «valutare la possibilità tecnica di non consentire l’accesso alle corsie riservate alle flotte di car sharing attualmente autorizzate».

Una richiesta, questa, arrivata all’assessorato ai Trasporti milanese sia da parte della associazione “Genitori antismog”, sia da parte dai tassisti. Perché anche il car sharing non è visto poi così bene dalle auto bianche. Ma a Milano ormai il boom delle auto in condivisione è sotto gli occhi di tutti. Con la liberalizzazione attuata tramite un bando indetto dal Comune a metà 2013, è partita la concorrenza dei privati. Prima c’erano solo le 160 auto di GuidaMi, il vecchio servizio messo a disposizione da Atm, che permette l’accesso alle zone a traffico limitato e alle corsie preferenziali. Poi sono arrivate le 600 smart bianche e blu di Car2Go a 29 centesimi all’ora, e le 450 (che diventeranno presto 644) Fiat 500 rosse di Enjoy (Eni), che nelle Ztl e nelle preferenziali invece non possono andare. Nel comparto delle ecologiche, ci sono poi le auto regionali di E-vai, che possono andare più o meno ovunque, e quelle elettriche di Eq sharing, che hanno gli stessi limiti di circolazione del car sharing di Car2Go ed Enjoy. Entro l’estate arriverà un terzo operatore, Twist, che porterà sulle strade della città 500 Volkswagen Up!.

Sembra che milanesi e non non aspettassero altro. Car2Go ha collezionato 60mila iscritti e una media di 25mila noleggi a settimana, Enjoy 40mila clienti e circa 115mila noleggi effettuati in soli due mesi. E il Comune nel frattempo ci guadagna, visto che gli operatori privati pagano 1.100 euro all’anno per ogni auto (tranne le elettriche), incluse le spese di area C e sosta sulle strisce blu e gialle.

Eppure non tutto è andato come si pensava. Nonostante il successo, le ditte di car sharing a inizio anno hanno chiesto al Comune di ridurre il perimetro entro cui far circolare le auto, nonostante già oggi - ad esempio - non sia possibile usare il car sharing per raggiungere il vicino aeroporto di Linate. Il motivo è che non ne potevano più dei danni subiti dalle vetture (cosa che accade non solo a Milano, però): pneumatici squarciati, vetri sfondati, navigatori rubati dal cruscotto e persino un’auto data alle fiamme nel periodo natalizio in un campo rom. Il tutto avvenuto in alcune zone periferiche definite “problematiche”, da Quarto Oggiaro a Bovisa, da Ripamonti a strade poco trafficate come via Vaiano Valle. Il Comune ha accettato di ridefinire il perimetro di circolazione e ha chiesto in cambio alle compagnie del car sharing una scheda informativa sul servizio dei primi mesi, dalla tipologia dei clienti al numero di auto vandalizzate. 

Ora, dopo l’approvazione dell’ordine del giorno del 27 febbraio, arriverà anche la delibera che vieta alle flotte di car sharing autorizzate le corsie preferenziali e le zone a traffico limitato, dove invece i taxi possono circolare liberamente. Eppure i tassisti dovrebbero sapere che potenzialmente avere un numero alto di veicoli in sharing (come quello che si sta realizzando a Milano) potrebbe consentire a tante famiglie di rinunciare alla seconda auto, creando quindi maggiori potenziali clienti delle auto bianche. Secondo uno studio di AlixPartners riportato da Bloomberg, per ogni veicolo di una compagnia di car sharing usato, le case produttrici di auto venderebbero addirittura 32 veicoli in meno. Altri calcolano - e sono le stime riportate dall’assessorato ai Trasporti milanese -  che invece ogni auto di car sharing ne tolga dalle strade dalle 4 alle 8 private. Non solo: se un cliente del car sharing per il ritorno a casa non trova l’auto, probabilmente prenderà un taxi. Stessa cosa se magari una sera è assonato o ha alzato un po’ il gomito, anche perché se si fa un incidente dopo aver bevuto alcolici non sarà certo la compagnia a pagare l’assicurazione. 

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