11 Febbraio Feb 2014 1215 11 febbraio 2014

Corriere e Repubblica: di quale complotto parlate?

L’imbarazzo dei giornaloni

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Con tutta la simpatia possibile, ovviamente, ma oggi il titolo di La Repubblica è stupefacente: “Forza Italia, attacco a Napolitano”. Sottotitolo: “Polemica dopo la ricostruzione degli incontri con Monti nell’estate del 2011”. Polemica contro la ricostruzione fatta da chi? 

Con tutto il rispetto possibile, ovviamente, ma oggi la prima pagina del Corriere della Sera è splendidamente tartufesca. L’affaire del Quirinale, che proprio il Corriere ha lanciato solo il giorno prima, viene pudicamente messo di taglio, sotto un titolo anodino: “Napolitano: nessun complotto”. Scrive, nel suo fondo, Massimo Franco: «Non si può escludere nemmeno che l’obiettivo sia proprio il secondo settennato del Quirinale: magari sfruttando la richiesta di messa in stato d’accusa di Napolitano, avanzata dal movimento di Beppe Grillo». Ma l’obiettivo di chi?

Con tutto il rispetto possibile, di fronte a una notizia pubblicata dal Corriere, scritta da un collaboratore del Financial Times e di via Solferino, confermata da un senatore a vita nominato da Napolitano come Mario Monti, asseverata da un candidato al Quirinale impallinato da 101 franchi tiratori come Romano Prodi, e insufflata dall’editore di La Repubblica, Carlo De Benedetti, che cosa c’entrano Grillo e Forza Italia? Sarebbe come provare a nascondere la pallottola dietro il fumo della detonazione, come confondere la causa dall’effetto. 

La verità che ipocritamente nessuno sui grandi giornali ha scritto, e forse vuole scrivere, su quello che con incredibile sprezzo il Financial Times ha definito “The Italian Job”, è che se complotto contro Napolitano c’è stato, non è stato ordito dentro il partito dell’impeachment, non fra gli gli antiquirinalisti indefessi di Forza Italia, ma dentro la prima fila delle migliori classi dirigenti progressiste italiane. E che questo fatto imbarazza. 

Forse il titolo più appropriato dei quotidiani di informazione, oggi sarebbe dovuto essere: “Monti l’ingrato pugnala il suo benefattore Napolitano”. Ma poi, La Repubblica e il Corriere dovrebbero per forza aggiungere una postilla: non per raccontare che Grillo e Forza Italia sono incazzati con Napolitano (ovvio), ma per spiegare come mai (cosa molto più interessante) quando quella presunta manovra portava Monti a Palazzo Chigi loro battevano le mani. Poi, forse, bisognerebbe provare a chiedersi, quanto questo affaire possa essere un colpo, oltre che per Napolitano, per Enrico Letta. Già, perché sul Corriere della sera, oggi, l’editoriale più affilato, non era scritto, ma disegnato da Giannelli, che ha immaginato un Letta defenestrato da un balcone del Colle a cui sono affacciati Napolitano e Renzi. Forse, alla fine, uno dei più importanti effetti collaterali dell’Italian Job del settembre 2011, potrebbe essere questo: perché il retroscena sul primo governo del presidente indebolisce il secondo governo del presidente: quello ancora in carica. 

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