20 Febbraio Feb 2014 1500 20 febbraio 2014

Grillo sbaglia: il buonista Fazio fa guadagnare la Rai

Il Fattore “F” da Rai3 a Sanremo

Fabio Fazio

Dopo Matteo Renzi,il più odiato da Beppe Grillo è lui. Fabio Fazio, conduttore di Che tempo che fa? e del Festival di Sanremo, stipendio pari a 5,4 milioni di euro a stagione per il triennio 2014-2017 più 600mila per presentare la storica kermesse della canzone d’autore italiana. Tanto? In termini assoluti sì. Eppure, per ogni euro che viale Mazzini spende per remunerare l’ex frontman di Quelli che il calcio, il servizio pubblico ne guadagna dieci.

È il “fattore F”. Dia fastidio o meno il suo piglio perbenista di sinistra, il conduttore ligure – e la Endemol che produce lo show – ha di fatto creato una filiera. Gli addetti ai lavori delle case editrici riconoscono l’effetto benefico in termini di vendite delle interviste agli autori su Rai 3, anche se misurarle numericamente è impresa ardua. Eppure, ad un’osservazione empirica il fattore F non è affatto una leggenda, come racconta a Linkiesta un dipendente della libreria Il Trittico del quartiere Sant’Ambrogio, a Milano, che spiega come i clienti che chiedono espressamente «quel libro di cui ha parlato Fazio ieri sera» siano sempre di più.

Lasciando da parte gli alti e bassi di Sanremo, evento comparabile soltanto con le sue passate edizioni, e prendendo invece a riferimento l’ascolto medio del terzo canale Rai dal lunedì al venerdì nella medesima fascia oraria, Che tempo che fa? segna un bel +41%, in termini di share medio tra sabato e domenica. Da ottobre a maggio, quando va in onda il programma, lo share medio settimanale di Rai 3 è del 7,6%, numero che si impenna a 9,1% il sabato e a 12,6% la domenica. Nei weekend estivi da giugno a settembre lo share del canale guidato da Andrea Vianello si abbassa al 4,3 per cento.

E dunque, quanto vale il fattore F? Sul sito di Rai pubblicità, 30 secondi di spot su Che tempo che fa? costano in media 60mila euro. È una misura tabellare, alla quale va applicato uno sconto dell’80%, secondo quanto risulta a un operatore del settore interpellato da sotto garanzia di anonimato. Come scrive Giornalettismo, i blocchi pubblicitari per la puntata del sabato, prevista tra le 20.10 e le 21.30, sono quattro, alle ore 20.25, 20.50, 21.15 e l’uscita alle 21.30, mentre la domenica salgono a cinque.

Non tutti hanno lo stesso prezzo, che dipende dalla fascia oraria e dal periodo invernale (dal 5 gennaio al 29 marzo) e primaverile (dal 30 marzo al 31 maggio). Sui nove spazi pubblicitari di sabato e domenica, dunque, che durano in media quattro minuti ciascuno, la Rai guadagnerebbe teoricamente 4 milioni di euro, 860mila euro applicando lo sconto. Moltiplicando per 64 puntate fa 55 milioni di euro. Il tutto a fronte di un costo pari a 10,4 milioni – compreso il cachet di Fazio – stando alle stime pubblicate nel 2011 da Il Giornale. Beppe Grillo e prima di lui Renato Brunetta hanno dunque torto: il fattore F è vitale per le casse della disastrata Rai. Il problema, denuncia chi di cultura si occupa quotidianamente, è semmai un altro: che tipo di autori, di ospiti e di pellicole, di temi passano da Fazio? Quest’ultima, tuttavia, è questione che attiene ben poco all’economia.

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