3 Marzo Mar 2014 1730 03 marzo 2014

Se volete un lavoro, occhio a Facebook e Twitter

CURRICULUM E SOCIAL NETWORK

Computer

«Non bluffate, ce ne potremmo accorgere». È quanto consigliano oggi gli addetti alle risorse umane riguardo all’“aggiustamento” dei curriculum. E questo perché sempre più aziende utilizzano i social network per la selezione di  candidati per la ricerca di profili mirati, difficili da trovare con i metodi tradizionali. Oggi almeno il 50% dei selezionatori si serve del web come strumento di lavoro e il processo di selezione ne beneficia: la ricerca avviene più rapidamente perché i candidati online rispondono prima e in tempi più rapidi. Sembra finita l’epoca del curriculum vitae creato ad arte per impressionare il selezionatore di turno, e delle lettere di presentazione scritte a tavolino. Internet può essere un mezzo per raccontare noi stessi anche dal punto di vista professionale e sempre più spesso viene utilizzato come punto di incontro tra domanda e offerta di lavoro.

Chi da tempo si occupa di social recruiting - la selezione del personale attraverso l’uso di social media, appunto - è Adecco. Per Beatrice Podda, Digital Manager di Adecco Italia, «oltre a LinkedIn, anche Facebook e Twitter possono essere dei validi alleati». Con Beatrice abbiamo stilato una lista di consigli utili per chi è in cerca di lavoro e lo fa utilizzando ciò che il web gli mette a disposizione.

Uno. Essere chiari. Facciamo capire subito chi siamo, cosa sappiamo fare e quali sono i nostri interessi. Evitiamo confusione e giochi di parole.

Due. Essere autentici. Il web deve rispecchiarci: abbiamo una sola identità e i social network devono servire a valorizzarla. I selezionatori apprezzano la stretta coerenza tra quanto dichiariamo nel curriculum e ciò che la rete dice di noi. «Se il candidato afferma che ama scrivere, è bene che abbia un blog e che lo mostri, inserendo il link del blog nel proprio profilo LinkedIn o Facebook. Non pensiamo solo ai possibili sbagli che potremmo commettere, ma a ciò che possiamo fare e non facciamo. Se non abbiamo nulla da nascondere perché non lasciamo che anche gli altri lo vedano?».

Tre. Essere intraprendenti. I social network consentono di «bussare alla porta del selezionatore». Se prima, una volta inviato il cv, restavamo in attesa con la speranza di ricevere una risposta via mail, oggi possiamo parlare direttamente con chi si occupa della ricerca (addirittura con manager, amministratori delegati, etc). «Un consiglio è non relazionarsi però in modo indiscriminato, ma personalizzare le richieste “di amicizia”. No ai messaggi preimpostati». Essere intraprendenti significa infine fare “personal branding”, considerare se stessi come un marchio e promuoverci decidendo cosa mostrare di noi.

Quattro. Essere aggiornati. Oggi abbiamo la possibilità di restare sempre informati sulle “posizioni aperte”, grazie a canali social, ai forum, ai blog o ai gruppi tematici. «È importante crearsi una rete di relazioni professionali del nostro stesso settore, per ricevere notizie e documentarci in tempo reale sulle ultime novità e non farci trovare impreparati. Un esempio sono le liste di Twitter che, se ben gestite, rappresentano una vera e propria risorsa».

Cinque. Il look. È ciò che gli addetti del settore definiscono “standing”, ossia la capacità di porsi in modo consono e adeguato in ogni situazione. «La nostra presenza deve essere sempre curata e costantemente aggiornata. È come accogliere un ospite in casa nostra, non lo si fa in pigiama, ma con gli abiti giusti. Innanzitutto abbiamo bisogno di una foto riconoscibile, anche creativa, ma che non sia offensiva o fuori luogo».

Sei. Occhio al linguaggio. Sempre più spesso i selezionatori leggono, nelle conversazioni e nei post, la nostra capacità di relazionarci con gli altri come, ad esempio, l’essere diplomatici anche nei momenti più critici. Da qui le nostre abilità di lavorare in team, la nostra tendenza alla leadership o la capacità di mediazione, e così via.

Sette. Ricordarsi della privacy. Non mostriamo tutto a tutti. Impariamo a selezionare “chi può vedere e cosa”. È il tema più delicato: ricordiamoci di usare i diversi gradi di protezione che abbiamo a nostra disposizione per i singoli contenuti che abbiamo caricato.

Otto. Il buon senso. Usiamolo. È  alla base di tutto, nella vita come sul web, dove niente si cancella e ciò che facciamo verrà ricordato.

Nove. Il canale giusto. Non tutti i social network hanno le stesse finalità e bisogna sapersi adattare: «LinkedIn è importante per condividere e mostrare la nostra professionalità: il consiglio è di parlare in prima persona - sono ancora troppi i cv online scritti in terza persona - e porsi come protagonisti di ciò che facciamo. Su Facebook c’è spazio per la creatività ma perché non parlare ogni tanto anche di lavoro? Twitter invece lascia poco spazio di azione, ma quello spazio può risultare vincente. Guardando le liste e i following, i selezionatori capiscono di cosa si occupa e in cosa è esperto il candidato».

Dieci. Esserci. Il candidato ideale esiste. È colui che è consapevole di tutti gli strumenti che ha a disposizione per trovare lavoro e li sa usare in modo efficace: «Chi è se stesso e lo fa convincendo gli altri!».

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