5 Marzo Mar 2014 0900 05 marzo 2014

Furti di medicine, un business milionario per le mafie

Il rapporto Transcrime

Farmaci 1

L’industria farmaceutica gioca ancora un ruolo cruciale nell’economia europea. E l’Italia è uno dei Paesi protagonisti, al secondo posto dopo la Germania per numero di aziende produttrici di farmaci, che impiegano oggi più di 70mila lavoratori. Negli ultimi anni, però, il nostro Paese sta assistendo a un picco dei furti di medicinali negli ospedali, che vanno ad alimentare il traffico illegale internazionale di farmaci. Lo dice il rapporto Transcrime dell’Università Cattolica di Milano, “The theft of medicines from Italian hospitals” (“Il furto di medicine dagli ospedali italiani”). Solo nel 2013, i casi registrati sono stati 51, per una perdita totale di 10,4 milioni di euro

Analizzando le notizie riportate dai giornali, viene fuori che questo tipo di crimini erano quasi inesistenti prima del 2011, con solo due casi registrati, per poi crescere negli ultimi tre anni fino a raggiungere il numero di 68 casi di furti dagli ospedali registrati tra il 2006 e il 2013. Per un valore totale di 18,7 milioni di euro (un’impennata, spiegano i ricercatori, forse dovuta all’introduzione della tracciabilità dei farmaci, che rende difficile non lasciare tracce quando un farmaco viene rubato). I farmaci più rubati sono quelli più costosi, quelli contro il cancro, gli immunosoppressori e gli antireumatici, ma anche farmaci illegali come l’Epo e i medicinali che hanno a che fare con gli stili di vita, dal viagra alle pillole dimagranti. Nella maggior parte dei casi, scrivono i ricercatori, «si tratta di farmaci di classe H o A, interamente coperti dal Servizio sanitario nazionale». Come per altre industrie, dal tabacco alle armi, anche il traffico illegale di medicine ostacola dunque il mecato legale causando non solo perdite e danneggiamento dell’immagine per le compagnie, ma anche danni alla salute dei pazienti e alle casse dei governi

I furti hanno anche una geografia precisa: avvengono soprattutto nelle regioni meridionali, dove esiste una più alta concentrazione della criminalità organizzata, nelle regioni di confine (soprattutto a Nord Est) e nelle zone vicine ai porti. Su 110 province italiane, 38 hanno avuto almeno un furto di medicinali dagli ospedali dal 2006 in poi. Le più colpite sono state Bari e Napoli con otto casi ciascuna. Tra le regioni, invece, in testa ci sono Campania e Puglia, con 17 e 14 casi. Sono le Asl, soprattutto, a essere oggetto di furti, seguite dalle aziende ospedaliere. Un ghiotto bottino sono i grandi ospedali, dove è più semplice aggirare i controlli: la maglia nera è dell’Ospedale Federico II di Napoli, con cinque furti, seguito dal Cardarelli di Campobasso con tre casi e dal San Paolo di Bari con due

Ma perché il mercato dei farmaci è così vulnerabile? Uno, si legge nel rapporto, è perché « le medicine sono beni primari che non possono essere facilmente sostituiti». Il settore farmaceutico poggia su una base stabile di consumatori da cui trarre profitto. Due, c’è una domanda crescente, visto anche l’invecchiamento della popolazione, il cambiamento delle abitudini dei consumatori e i redditi sempre più alti che garantiscono un accesso maggiore alle medicine. Una domanda crescente che potrebbe essere soddisfatta sia dal settore legale sia da quello illegale. Tre, i farmaci hanno di solito un valore commerciale elevato, specialmente quelli usati nella cura di gravi malattie. Quattro, non tutte le medicine sono facilmente reperibili in maniera gratuita. Dipende dal sistema sanitario nazionale e dal tipo di farmaci, e alcuni possono essere venduti solo sotto stretta sorveglianza del medico. Tanto che molti consumatori potrebbero essere spinti a cercare i farmaci sul mercato nero. Cinque, le medicine sono piccole e leggere, semplici da trasportare. Sei, le nuove tecnologie hanno facilitato sia la produzione sia la distribuzione di medicine false o rubate.

Secondo i dati riportati da Transcrime, il 6% del totale del mercato farmaceutico potrebbe essere contraffatto. Il Consiglio d’Europa stima invece che la percentuale salga al 10% sul totale del mercato europeo, con una perdita annuale di circa 500 miliardi di euro. Ma se esistono dati sulla contraffazione dei medicinali, non esistono invece numeri sui furti di farmaci, ragione che ha portato i ricercatori della Cattolica a basarsi solo sulle notizie giornalistiche. Una cosa è certa però, si legge nel rapporto: «La domanda di medicine è soddisfatta non solo dal mercato legale ma anche da quello illegale, di cui fanno parte sia i farmaci contraffatti sia i farmaci rubati». 

La domanda di medicine rubate potrebbe essere determinata da una varietà di fattori: per esempio, il desiderio di comprare medicine a un costo più basso di quello del mercato legale, la necessità di ottenere farmaci che non sono così diffusi sul mercato legale, o anche il desiderio di usare medicine legali con scopi illegali. Molto, di sicuro, ha a che fare con il prezzo delle medicine: in alcuni Paesi il costo de è coperto totalmente dal sistema sanitario, in altri parzialmente. Si potrebbe quindi ipotizzare che la domanda di farmaci rubati sia più alta per le medicine che non sono rimborsate, in quei Paesi che hanno rimborsi più bassi e in quelli in cui esiston sistemi sanitari basati sulle assicurazioni private. 

Soprattutto in un periodo di crisi, in tanti non possono permettersi costosi farmaci a pagamento. In Grecia, ad esempio, alcune case produttrici hanno ridotto la quantità di medicine a disposizione del sistema sanitario a causa dei ritardi nei pagamenti da parte degli ospedali, e diversi report hanno registrato non a caso una crescita del mercato illegale. 

Un altro fattore da tenere in considerazione è la vulnerabilità della filiera, sia nella distribuzione sui camion sia nelle strutture ospedaliere. Il settore dei trasporti in Italia, si legge nel report, ha mostrato segni crescenti di infiltrazioni da parte della criminalità organizzata. E anche il settore sanitario ha una lunga storia di infiltrazioni mafiosi. Gli ospedali, poi, sono strutture scarsamente controllate, con un alto turnover dello staff, dagli infermieri ai medici stessi. 

In ogni caso, per rubare grosse quantità di farmaci serve una grande organizzazione, conoscenze specifiche e capacità avanzate. Questo significa, ribadisce il report, che «il furto di farmaci non è un’azione individuale, ma l’azione di gruppi criminali con una forte organizzazione e un’ampia gamma di contatti lungo tutta la filiera, sia a livello nazionale sia a livello internazionale». Per cui, visto l’alto livello di organizzazione richiesto, non si esclude che le persone che lavorano legalmente in questo settore possano giocare un ruolo chiave di intermediari per facilitare i furti, sia nelle compagnie di distribuzione sia negli stessi ospedali. 

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