15 Marzo Mar 2014 1115 15 marzo 2014

Un film ritrae la generazione europea ad alta mobilità

Europa senza barriere

Ryanair

Un viaggio lungo 5000 chilometri da Schengen, dove fu firmata la convenzione che sancì la nascita dell’Europa senza barriere, a Copenhagen, la “capitale della felicità” che diventerà la prima città del continente a zero emissioni. Un percorso geografico e temporale lungo tre decenni, tra il 1995 e il 2025: trent’anni che separano l’inizio e la fine di un percorso storico e segnano il tempo di una generazione, quella che per prima ha viaggiato liberamente all’interno del continente. Centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze accomunate da una identità transnazionale, dall’apertura culturale, dalla libertà dell’alta mobilità.

Ed è proprio così, High Mobility Generation, che Alberto Martin e Daniele Manca hanno deciso di titolare il loro primo documentario, girato nel 2013 e attualmente in fase di ultimazione. I due registi, 31 e 32 anni, hanno incontrato 21 coetanei di diversa provenienza, residenti in diverse città del nord europa, da Liegi a Amsterdam, da Amburgo a Groninga, cercando di scoprire che cosa li abbia spinti a lasciare il proprio paese d’origine per rimettersi in gioco altrove e come, in questa avventura, l’Europa unita abbia cambiato le loro vite.

«Per trovare le storie giuste abbiamo effettuato un casting su Couchsurfing, il popolare sito di scambio di ospitalità che ha da poco compiuto 10 anni», spiega Daniele Manca a Linkiesta. Sia lui che Alberto hanno vissuto all’estero, seppure per brevi periodi: in Spagna, in Scozia e in Estonia, a Tallinn. Tramite Couchsurfing hanno conosciuto, tra gli altri, Pierre, francese residente in Germania, o Maciej, polacco d’Olanda: «Avevamo con noi il minimo indispensabile, volevamo viaggiare leggeri. L’attrezzatura per le riprese era contenuta all’interno di un borsone non più grande di un bagaglio a mano. Ci siamo fatti ospitare sui divani di tutti i nostri intervistati, entrando in contatto con la loro realtà quotidiana e facendoci condurre alla scoperta di luoghi e storie nuove».

«Il documentario vuole dare l’idea di una generazione accomunata dal viaggiare “low cost” e da queste nuove opportunità che hanno creato una mobilità alla portata di tutti», spiega Daniele. La generazione incontrata dai due registi ha voci e lineamenti diversi, così come diverse sono le storie di ognuno. «Tutti, però, sono accomunati da una grande entusiasmo per le nuove possibilità a loro disposizione», racconta Daniele.

«Tutti vivono meglio nel loro paese d’adozione, qualsiasi esso sia», aggiunge il regista. Come Federico, italiano ad Amburgo, che ha lasciato Bologna («Dove lasciava passare i giorni senza che succedesse nulla») per approdare nella città anseatica, dove ora ha un lavoro a tempo pieno come assistente montatore presso una casa di produzione. «Il viaggio fa crescere le persone, e la mobilità in questo senso ha rappresentato la chiave di volta dell’intero processo. Sta nascendo una generazione aperta culturalmente e più disponibile al dialogo con l’altro. Io fin da piccolo mi sono sentito europeo, non ho mai percepito la questione delle barriere e delle distanze».

I voli low cost, l’abbattimento delle frontiere, gli accordi transnazionali hanno dunque cambiato il modo in cui concepiamo il trasferimento rispetto al passato. «Per i ragazzi degli altri paesi il fatto di spostarsi è considerato assolutamente normale», spiega Daniele. «Noi italiani, invece, ci portiamo dietro un bel po’ di rancore e di necessità di evasione, probabilmente per come è stata gestita la politica del Paese negli ultimi decenni. Per questo, a volte ci manca un po’ di coraggio nel fare il primo passo», prosegue. «Proprio per queste ragioni, gli italiani sanno di dover lavorare il doppio degli altri e sono pronti a rimettersi completamente in gioco, più dei colleghi stranieri. Ma non parlate di fuga: quello è un concetto che viene tenuto vivo soprattutto dalla stampa».

L’alta mobilità, però, ha anche qualche possibile lato negativo. «Il pericolo», spiega il regista, «è che l’eccessiva semplicità negli spostamenti crei un fenomeno migratoriousa-e-getta, più effimero e incostante. Ogni tanto, secondo me, è invece fondamentale fermarsi e riflettere, radicarsi in un luogo, prima di tutto per se stessi». Tra circa un mese, High Mobility Generation dovrebbe essere pronto. Alberto e Daniele, attraverso la loro label Kilofilmetro, vogliono organizzare una première online affinché il documentario sia visibile da tutta Europa. Poi, il sogno è quello di fare viaggiare il documentario attraverso l’Europa, sugli schermi dei festival e nelle città dove è stato girato. Ovviamente, non si porteranno dietro più di un bagaglio a mano.

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