25 Marzo Mar 2014 1330 25 marzo 2014

L’Ue può liberarsi dalla dipendenza energetica russa

Lo studio del Bruegel Institute

Gazprom 1

Da giorni gli stati Ue si lambiccano il cervello su una questione cruciale: se le tensioni in Ucraina aumentano e la Russia sceglie ulteriori passi oltre allannessione della Crimea, e dunque si dovrà passare alla fase tredelle sanzioni, che misure economiche prendere? Il problema più grande, ormai è noto, è la questione delle forniture energetiche, e in particolare dal gas. Basti dire che nel 2013 lUe ha complessivamente importato dalla Russia 130 miliardi di metri cubi, pari al 27% del totale delle importazione di questo idrocarburo. Peggio ancora, la quota di importazioni di gas dalla Russia corrisponde al 100% del totale per Finlandia e Repubbliche baltiche, tra l80 e l89% per Slovacchia, Ungheria e Bulgaria. Seguono Austria e Slovacchia con il 60%, Polonia (59%), Grecia (56%), Germania (37%), Italia (29%) e Francia (16%). «Indenni» sono solo Svezia, Danimarca, Gran Bretagna, Irlanda, Spagna, Belgio, Portogallo che non importano alcunché dalla Russia. Traduciamo: l’Europa è spaccata, ma certamente c’è un folto drappello di Paesi che si chiede come poter sostituire - se la situazione peggiora drasticamente - il gas russo.

Ebbene, stando almeno a uno studio del think-tank Bruegel di Bruxelles (nominato nel 2013 in una classifica Usa il secondo miglior centro studi di economia internazionale dopo il celebre Brookings Institute di Washington), la cosa è fattibile e anzi non solo si toglierebbe una potente arma a Mosca, ma la si potrebbe rivolgere contro di essa. Partiamo da questo aspetto: secondo lo studio, firmato dall’economista tedesco Georg Zachmann, Mosca ci perderebbe qualcosa come 70 miliardi di dollari (50,6 miliardi di euro) l’anno, pari al 3% del pil russo. «Con questo passo - scrive Zachmann - l’Europa respingerebbe in un colpo solo l’arma del gas in mano alla Russia».

Certo, si legge nello studio, «sostituire 130 miliardi di metri cubi di gas naturale dalla Russia in un anno sarebbe una sfida difficile, ma non impossibile. L’impatto sarebbe nettamente inferiore alla crisi petrolifera degli anni Settanta».

Nuovi fornitori di gas naturale

La «ricetta» di Bruegel si poggia su tre componenti. La prima riguarda la ricerca di altri fornitori di gas naturale. Il secondo fornitore dell’Ue dopo la Russia è la Norvegia (il 23% del totale nel 2013), seguita a distanza dal Nord Africa (8%, soprattutto l’Algeria). Secondo il think tank è ampiamente fattibile aumentare le importazioni di gas dalla Norvegia dai 102 miliardi di metri cubi di gas del 2013 ad almeno120-130 miliardi, aumentando le importazioni soprattutto nei mesi estivi per riempire i depositiAnche dal Nord Africa «appare fattibile», scrive ancora Bruegel, aumentare dai 35 miliardi di metri cubi ad almeno 50 miliardi. Tra Norvegia e Nord Africa si potrebbero insomma «recuperare» tra i 30 e i 40 miliardi di metri cubi. Lo studio ricorda inoltre che il più vasto giacimento di gas naturale in Europa, a Groningen (Olanda), ha prodotto molto meno gas di quanto potrebbe (43 miliardi di metri cubici invece del massimo di 60 miliardi), come dire che anche da qui si potrebbero ottenere altri 20 miliardi di metri cubici.

Del resto, secondo il think-tank c’è anche un’altra importante fonte di approvvigionamento: il gas naturale liquido (Lng), quello importato in forma liquida via nave e poi riportato in forma gassosa nei rigassificatori. «Nell’Unione europea - leggiamo nello studio - esistono capacità di rigassificazione pari a 180 miliardi di metri cubici l’anno, cui se ne aggiungono altre in costruzione per ulteriori 35 miliardi di metri cubi». Il problema è che nel 2013 queste capacità sono state utilizzate solo per 46 miliardi di tonnellate. Ampliandone l’utilizzo, sommato all’aumento di import da Norvegia e Nord Africa, ecco che - almeno in teoria - i 130 miliardi di metri cubici importati dalla Russia sarebbero ampiamente sostituiti. Certo, per la rigassificazione c’è un problema di costi considerando che il gas russo costa 350 dollari per 1.000 metri cubi, mentre in media i paesi dell’Asia orientale pagano 710 dollari per il gas liquido proveniente dal Medio Oriente. Secondo Zachmann, tuttavia, vista la minore distanza, l’Europa potrebbe ottenere prezzi intorno ai 500 dollari. Potrebbe, del resto essere un prezzo che val la pena pagare, se davvero si vuol far sul serio con la Russia.

Cambiare tipo di combustibili per produrre energia

Oltre alla questione delle fonti di approvvigionamento, c’è poi la seconda componente, la questione dei combustibili usati nel mix energetico europeo. Basti dire che per il riscaldamento delle città l’Ue consuma 200 miliardi di metri cubici di gas liquido, basterebbe passare all’olio combustibile (che però è anch’esso molto più caro) per sostituire ampiamente questa cifra. Inoltre circa 60 miliardi di metri cubici di gas vengono utilizzati per produrre elettricità, avverte Bruegel. Se questa elettricità fosse prodotta con altri mezzi si ridurrebbe anche il consumo e dunque il fabbisogno di gas. Certo, non tutte le alternative sono allettanti, com’è il caso di olio combustibile o carbone, decisamente inquinanti o il nucleare, ampiamente controverso.

Ridurre i consumi energetici

Terza componente è la riduzione dei consumi energetici, gas incluso, per industrie e alloggi. Secondo il think-tank, ridurre di 1,5° il riscaldamento in media da solo abbatterebbe del 10% il consumo di gas, pari a circa 19 miliardi di metri cubici.

Insomma, sintetizza Zachmann, «fermare le importazioni di gas è un segnale costoso, ma la disponibilità a pagare un alto prezzo è una precondizione per dimostrare determinazione». Cruciale è però il coordinamento europeo e anche la solidarietà: «continuare a bruciare un miliardo di metri cubici l’anno di gas naturale per la produzione di carta in Francia e Spagna mentre la gente in Slovacchia muore di freddo - si legge nello studio - minerebbe rapidamente il sostegno a una posizione europea comune di fronte all’annessione della Crimea». Del resto questo ingente sforzo potrebbe essere di corta durata. Se infatti funzionerà e si arriverà a una de-escalation sul fronte ucraino, «l’impatto di lungo termine di questo episodio sarebbe ridotto. La Russia resterà un’importante fonte di gas per l’Europa, semplicemente perché è così dispendioso per la Russia diversificare le sue esportazioni di gas». 

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