4 Aprile Apr 2014 1215 04 aprile 2014

Dagli al pedofilo, ma stavolta pagano i cittadini

Il recepimento della Direttiva Ue

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Entro lunedì davanti al datore di lavoro con il certificato del casellario giudiziale, oppure multati con una ammenda da 10 a 15 mila euro. Sembra uno scherzo, ma è tutto vero. Ecco un esempio incredibile di come una buona legge può avere una applicazione perversa, se non paradossale. 

Avete presente quel meraviglioso film di Vittorio De Sica e Cesare Zavattini, “Miracolo a Milano”, in cui improvvisamente dal cielo arriva una voce che grida: «Alle diciotto inizia il giudizio universale?». Bene, applicando in ritardo di appena quattro anni una direttiva del 2011 (!) il Parlamento italiano ha deciso di essere draconiano ed esemplare con il varo di un severissimo decreto anti-pedofilia, mettendo però nei guai - speriamo senza volerlo - moltissimi cittadini che non hanno nessuna colpa.

Però è anche un po’ colpa nostra, del sentimento con cui attraversiamo questi tempi di febbrile demagogia. Se ci chiedessero: siete d’accordo che tutti coloro che lavorano con i bambini debbano dimostrare di non essersi macchiati di reati collegati con la pedofilia? Risponderemmo subito in coro: certo. Forse risponderemmo “certo” anche se ci chiedessero se siamo d’accordo che questo certificato venga richiesto subito. 

Però qui iniziano i problemi. In primo luogo perché se si scrive in una legge dello Stato che il certificato va richiesto a chi lavora con i bambini bisogna immaginare che si parla di almeno un milione di persone. Hanno a che fare con i piccoli, infatti, maestri e insegnanti, istruttori di calcio, di nuoto, di judo, di musica, parroci e suore. Ed è folle chiedere a tutti costoro di mettersi in regola entro lunedì o di pagare una multa che in alcuni casi è superiore al proprio stipendio. Senza contare la privacy: perché insieme con i reati incriminati, i datori di lavoro che per una precedente normativa non potevano conoscere i precedenti dei loro dipendenti, adesso non potranno non farlo. Si spera che prima di multe e ricorsi il parlamento trovi una soluzione correttiva: perché è vero che siamo il paese della demagogia. Ma, per fortuna, anche la patria della proroga, del provvisorio e del rinvio.

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