24 Aprile Apr 2014 1330 24 aprile 2014

I ricavi del sito di Grillo e le armate del papa

I ricavi del sito di Grillo e le armate del papa

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Ma quanti soldi guadagna Beppe Grillo dal suo sito? Dopo tanti dibattiti ipotetici, e stime arrotondate o induttive (i dieci milioni di euro ipotizzati lo scorso anno dal Sole 24 Ore) è arrivata stamattina da la Repubblica - con una interessante inchiesta firmata da Matteo Pucciarelli ed Ettore Livini - la prima indagine che contiene una stima ufficiale degli introiti che giungono via internet alla Casaleggio e Associati. L’aspetto interessante dell’inchiesta de la Repubblica è che i due cronisti hanno testato le tariffe pubblicitarie di “una campagna reale” transitata attraverso la piattaforma di Google. Ma quello che sta facendo esplodere il dibattito, in rete sui social network e fra gli opinionisti (ad esempio Luca Sofri e Christian Rocca) è il titolo sulla “miniera d’oro di Beppe Grillo”, che il quotidiano di largo Fochetti, attraverso calcoli ponderati con complessità e rigore, stima in una cifra che supera di poco (570mila euro) il mezzo milione.

Tra i minimalisti che si chiedono dove sia la notizia, e gli enfatici che di fronte a una quantificazione esatta (0,92 euro ogni mille visualizzazioni) mettono l’accento sul grande flusso di denaro che comunque arriva dai banner e dagli spot, confesso di trovarmi collocato in una sorta di terza via. A favore dei primi (solitamente grillini, ma non solo) va fatta una constatazione innegabile: mezzo milione di euro è meno del bilancio di una pizzeria della periferia romana. Se anche per approssimazione le cifre reali fossero queste, molti dei luoghi comuni e delle ipotesi demonologiche sul Casaleggismo - inteso inteso come una macchina da soldi occulta, celata dietro una facciata di rispettabilità politica - andrebbero rivisitati: se si volesse speculare sul Movimento 5 stelle, molto più comodo sarebbe prendere i soldi del finanziamento pubblico e scappare via. È vero anche, come argomenta qualcuno su Twitter, che Grillo e Casaleggio hanno scelto una via di mezzo che si può gestire con un minore impatto sull’opinione pubblica: usare i soldi pubblici meno visibili (il finanziamento pubblico ai gruppi parlamentari) e rinunciare a quelli più ingenti ma più difficili da gestire nel rapporto con militanti e detrattori (parte delle indennità di deputati e senatori e rimborsi vari), efficacemente devoluti con i vari “Restitution days”.

Ma tutto questo clamore tra i fan e i critici intorno a queste cifre mi pare che non colga il vero punto dell’architettura che si intuisce dietro questo universo web. La miniera d’oro di Grillo è Casaleggio, se si vuole tentare una analisi più profonda, non è nella rendita pubblicitaria ma nell’acquisizione di una posizione dominante. Quei soldi del sito non sono un piccolo obolo di cui si può immaginare l’accantonamento per usi privati (solo credere Grillo e Casaleggio capaci di questo vuol dire non aver capito nulla dello loro strategia e dei loro fini), ma piuttosto il propulsore di un grande progetto, il combustibile che autarchicamente serve per far volare un razzo nello spazio. Il vero assalto al cielo della Casaleggio e associati, infatti è nel sistema delle testate e nel rapporto di condizionamenti della rete che sta radicando con una lavoro di lunga lena.

Se dovessi fare un raffronto, dunque, non lo farei con i parametri di redditività da bilancio di una piccola impresa, ma con l’investimento di marketing di prospettiva di un grande network. Quando Sansung apri la guerra a Apple, per esempio, scelse di ridurre a zero i profitti e le commissioni su chi aderiva alla sua piattaforma abbandonando l’Apple store (che aveva commissioni al 50%). Il ragionamento dei manager del colosso - poi rivelato di lungimirante - era che nel breve periodo la redditività indiretta alimentata dal traffico era sufficiente a garantire la sopravvivenza (proprio come nel caso di Casaleggio). Mentre nel lungo periodo, invece, l’apparente gratuità sarebbe stato il lubrificante necessario per garantire una posizione di primato.

Mi sembra che il sito di Grillo e i suoi collaterali informativi (tzetze.it e lafucina.it) si trovino oggi in questa stessa fase evolutiva. Chiedersi quanto facciano guadagnare oggi è come domandarsi negli anni Quaranta “quante armate ha il Papa”. Molto più sensato è immaginare quanto faranno guadagnare (e soprattutto che egemonia eserciteranno), per esempio, tra tre o cinque anni se seguono la dinamica evolutiva di oggi. Il conflitto di interesse più sottile incontrato dal M5s nella sua ibridazione con la rete, quindi, non è economico, ma politico. La domanda non è quanti soldi produce il sito, ma quanti clic e quanti followers può far guadagnare al sistema mediatico grillino - per esempio - la polemica sul post di Auschwitz. E soprattutto domandarsi cosa cambia nella lingua comunicativa di un movimento che ha come primo obiettivo la creazione del consenso attraverso la crescita esponenziale del traffico, prima ancora che dei voti.

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