16 Maggio Mag 2014 1200 16 maggio 2014

Net Neutrality: libertà, disuguaglianza, velocità

Net Neutrality: libertà, disuguaglianza, velocità

Net Neutrality Luca Telese

Più paghi, più vai veloce. In America la chiamano Net Neutrality, ma gli effetti di questo dibattito arriveranno anche in Italia. Immaginate per un attimo cosa accadrebbe nel nostro paese se in autostrada ci fosse una norma per cui chi paga di più potesse andare più veloce degli altri. Immaginatevi se al supermercato si potesse evitare la fila pagando la spesa il doppio. Immaginate cosa si direbbe se salendo sull'autobus, comprando un abbonamento per vip, si potesse ottenere il privilegio di poter far alzare un altro per prendergli il posto. Non è un gioco tecnico, è un ribaltamento di concezione.

Lo so: se si legge distrattamente, questa potrebbe sembrare una notizia per addetti ai lavori, una stramberia per appassionati di internet: la commissione delle comunicazioni Usa ha approvato le “corsie preferenziali” sul web. Il che significa che se questo provvedimento venisse varato in via definitiva domani, i gestori dei siti internet potrebbero pagare i provider per assicurarsi una maggiore velocità di trasferimento dei dati. Sembra un problema tariffario invece quello che ci racconta il Washington Post potrebbe cambiare il nostro futuro, e produrre un effetto domino, un ribaltamento nel modo in cui abbiamo immaginata fino ad oggi i nostri principi e l'idea di uguaglianza.

Certo, prima che questa normativa diventi definitiva mancano ancora 120 giorni di dibattito pubblico, durante i quali le associazioni in difesa dei consumatori, i pesi massimi della Silicon Valley e i giuristi democratici, che già si erano opposti alla normativa, potranno presentare le loro critiche: solo dopo questo complicato percorso l'agenzia formulerà la sentenza definitiva. Ma il salto è epocale.

In gioco, per i grandi provider interessati in prima battuta dal provvedimento (come AT&T, Comcast o Time Warner Cable) ci sono miliardi di dollari. Una pioggia di denaro che arriverebbe loro, per esempio, dal fatturato di portali di streaming come Netflix. Perché il bivio diventerebbe questo: o paghi o rallenti la tua marcia, in un tempo in cui tutto va sempre più veloce e rallentare significa morire. Ma la decisione penalizzerebbe anche le start-up, costrette ad affrontare alti costi d'ingresso sul mercato web, diventerebbe come il mitico pedaggio reclamato dal gabelliere a Massimo Troisi e Roberto Benigni per acconsentire il passaggio: «Chi siete? Da dove venite? Un fiorino!».

In questi anni la rete, e i suoi ritmi, hanno dettato le nostre agende, hanno modulato il nostro tempo, le nostre potenzialità. La Net Neutrality, se diventasse definitivamente legge, finirebbe per produrre una rivoluzione copernicana: ma forse, proprio per questi motivi, bisognerebbe provare a prevedere questo cambiamento, e alle sue conseguenze, prima che si verifichino. Fino a ieri eravamo figli della rivoluzione francese: libertà, uguaglianza e fraternità. Da domani potremmo diventare figli della rivoluzione digitale: libertà, disuguaglianza, velocità.

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